AUGURI SEVERIN LUTHI, “IL PENSATORE” SVIZZERO

Compie 41 anni Severin Luthi, coach di Roger Federer e attuale capitano di Davis della Svizzera con cui ha vinto la competizione nel 2014.

Tennis – Sin dai giovane, Severin Luthi era considerato da tanti esperiti del settore juniores uno fra i tennisti più promettenti e di talento del panorama internazionale. Ma il nativo di Berna, che oggi compie 41 anni, non è mai riuscito ad arrivare oltre la 622esima posizione nel ranking Atp di singolare, raggiunta il 23 ottobre 1995, abbandonando il circuito maggiore molto presto. Una personalità sportiva che lavora dietro le quinte, una mente adatta più allo studio del gioco che al gioco stesso.

Luthi a soli 20 anni chiuse con il tennis giocato andando a lavorare da un amico di famiglia, studiando all’Università di Berna e continuando a praticare il calcio, l’altro sport che lo accompagnava sin da piccolo, militando nelle fila del Grasshopper di Zurigo. “Quando uno ha quindici o sedici anni, non ha idee chiare in testa, ha soltanto dei pensieri un po’ strani. Mi ricordo che volevo arrivare in cima, diventare numero uno. Se fossi arrivato ad essere il cinquantesimo o sessantesimo giocatore mondiale, penso che non mi sarei reputato soddisfatto”.

“Questione di testa“. Sembra strano a dirsi per un coach a capo del team svizzero di Coppa Davis (prima vittoria assoluta nel 2014) nonchè storico allenatore di Roger Federer con il quale lavora da circa 8 anni: come può il coach di uno dei maggiori giocatori di successo nella storia del tennis non solo essere stato sempre ai margini del ranking Atp ma per giunta frenato nella sua carriera sportiva a causa di “problemi di cervello”? Ed anche se può sembrare strano, la risposta è semplice: Luthi, a detti di molti, pensava troppo. Un giocatore molto riflessivo, sovrapensante; ed in campo, dove non si ha spesso il tempo di riflettere ma spesso di agire d’istinto e d’impeto, questo fattore è pesato negativamente sulla carriera di Severin. Ma a detta di Luthi questo presunto “difetto” è stato proprio una virtù che gli ha permesso, una volta appesa la racchetta al chiodo, di costruire un altro legame col tennis, diventando un vero e proprio “studioso del gioco“.

Ecco spiegato come, nonostante la maggioranza di coloro che siedono a bordo campo nelle vesti di capitani di squadre/coach siano ex-giocatori/figure di peso, Luthi ha saputo conquistare la sua posizione andando anche a vincere il primo storico titolo della nazionale svizzera nel 2014 guidando Roger Federer e Stan Wawrinka alla vittoria finale. Luthi è dunque l’esempio di come non si debba per forza avere decenni di esperienza in un determinato sport per sedersi alla guida, capitanare e magari condurra alla vittoria un team (guardare Josè Mourinho che nel calcio ha saputo sfruttare le sue doti di grande motivatore e uomo spogliatoio per vincere con squadre meno blasonate di altre).

Gli inizi di Luti furono con la federazione svizzera, con l’incarico di sparring partner della squadra femminile di Fed Cup e di Martina Hingis. Nel 2002 Severini venne integrato come aiutante, nella squadra maschile di Coppa Davis, e fu nominato dopo soli tre anni capitano. Dal 2007 ha iniziato ad accompagnare Federer e Wawrinka nel circuito ATP, divenendo ufficialmente l’allenatore di Roger dal 2009, incarico che stava per indurlo a lasciare la guida della nazionale svizzera (il contratto è stato poi esteso per i prossimi 2 anni).

Lo “studio tecnico” di Luthi ha aiutato sicuramente Roger Federer, superando di certo l’apporto che avrebbe potuto dare un coach con un passato di grande esperienza nel circuito Atp. Capacità comunicative e d’analisi sono state un cocktail portentoso per l’ex n.1 del mondo che ha saputo bere dal calice del connazionale incalandando così un talento straordinario che gli ha permesso di essere definito da molti come il tennista più forte di sempre. Il rapporto fra i due non è solo professionale, ma anche personale: non è un segreto che l’amicizia sia alla base di alcuni fra i binomi più vincenti di sempre nella storia dello sport.

“Penso che ogni allenatore debba adattarsi a ogni giocatore. A me non piace imporre qualcosa a qualcuno. L’allenatore deve servire come guida. Uno può essere il miglior allenatore al mondo, però se i giocatori con cui ha a che fare non sono sufficientemente bravi, non si arriva da nessuna parte. Di Federer posso dire che ho sempre pensato che fosse un giocatore molto bravo, con grande talento; ma ciò che più mi ha sorpreso, a dire il vero, è che ha sempre fatto significativi miglioramenti allenamento dopo allenamento”.

Severin Luthi incontrò Federer quando Roger aveva tredici anni. I due allora non erano legati da una profonda amicizia, ma nel 2002 si conobbero meglio in seguito alla tragica scomparsa di Peter Carter (formatore di Federer e, all’epoca, capitano della squadra svizzera di Davis). Carter perse la vita in un incidente automobilistico in Sudafrica e fu in quel momento che Peter Lundgren, allora allenatore di Federer, diventò capitano e propose subito a Luthi di diventare suo aiutante. Severin da lì a 3 anni non avrebbe mai immaginato che sarebbe diventato lui stesso il capitano della squadra svizzera, figurarsi pensare di vincere la Coppa Davis dopo quasi 10 anni.

Ai microfoni Luthi è sempre calmo e pacato nelle sue osservazioni e spesso è stato il portavoce di Federer: “A volte mi piacerebbe essere più estroverso, più euforico e avere meno controllo sulle mie emozioni. Però in campo il mio dovere e quello di mantenere la calma e la tranquillità. Sono lì seduto per rappresentare una squadra, un gruppo di esseri umani civilizzati, un paese che si fida di noi e del nostro lavoro. Penso anche che ci sia abbastanza entusiasmo intorno ai giocatori. Io non posso permettermi di fare show”.

E’ insolito e fantastico come, senza una vasta esperienza sul campo, Luthi sia riuscito a migliorare il gioco e la tenuta mentale di Federer (da giovane era una testa calda) dando un apporto fondamentale al tennis.

Auguri Severin!


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