IN PRINCIPIO FU JOHN MCENROE. LA TOP 10 DELLE SQUALIFICHE

L’episodio accaduto nel match di Davis tra Canada e Gran Bretagna, che ha avuto per protagonista Denis Shapovalov e che è costato al tennista la squalifica e al Canada la sconfitta, è solo l’ultima di una serie di vicende con dinamiche differenti ma con uguale esito: la squalifica del tennista.

Tennis – Il video è diventato virale. Si gioca il match di Coppa Davis tra Canada e Gran Bretagna. Denis Shapovalov sbaglia un rovescio incrociato e regala il game all’avversario Kyle Edmund. Il canadese si innervosisce – non poco – e tirando fuori una pallina dalla tasca prova a scaricare la rabbia scagliandola in alto. Ma colpisce in pieno il giudice di sedia Arnaud Gabas. Squalificato. Match alla Gran Bretagna e Canada eliminato dalla Coppa Davis. Non è la prima volta che succede. Il quotidiano francese L’Equipe ha provato a fare una classifica delle vicende che, nella storia del tennis, hanno portato alla squalifica di una delle parti in gioco.

In principio fu John McEnroe. The Genius non poteva certo mancare in una graduatoria di tale prestigio. Siamo nel 1990 e si gioca il quarto turno degli Australian Open. Il tennista americano, opposto allo svedese Mikael Penfors si lancia in una delle sue strepitose performance verbali contro l’avversario e contro il mondo. Incorre in due warning per intimidazioni al giudice di sedia, rompe una racchetta e insulta persino il supervisor. La squalifica arriva quando John McEnroe conduce per due set a uno. Ed è l’unica contromisura adeguata. The Genius – anche in questo – finalmente resta senza parole. It’s the end of the match.

Arriva il 1995 e si gioca il torneo di doppio di Wimbledon. In campo ci sono Jeremy Bates e l’idolo di casa Tim Henman. I due conducono 2 set a 1 contro l’americano Jeff Tarango e lo svedese Henrick Holm, ma nel tiebreak del quarto parziale Henman subisce un passante sul proprio servizio e scaglia una pallina contro una raccattapalle. L’inglese sarà squalificato, chiederà scusa alla giovane e riscatterà questo brutto episodio con un comportamento esemplare nei lunghi anni di carriera.

Roland Garros 1998. Stavolta il protagonista è Gustavo Kuerten, campione degli Internazionali di Francia nel 1997. Il brasiliano gioca il doppio insieme al connazionale Fernando Meligeni e nei quarti i due affrontano Jonas Bjorkman e Patrick Rafter. Il primo set va alla coppia svedese-australiana e un nervosissimo Guga lancia la sua racchetta in direzione del giudice di sedia. L’arbitro schiva il colpo, ma l’attrezzo finisce addosso a uno spettatore. Kuerten-Meligeni squalificati senza appello.

Arrivano gli anni 2000 ma la sostanza non cambia. Stavolta tocca a Xavier Malisse beccarsi il “cartellino rosso”. Si gioca il secondo turno del Master di Miami e il belga conduce un set a zero contro lo spagnolo David Ferrer, quando viene accusato di insulti da parte di un giudice di sedia. “Come si può fare questo a me?” sbraita in faccia al supervisor appresa la notizia della squalifica: “Sono così incazzato perché non ho fatto niente. Lei sa quello che ha appena fatto” dice alla malcapitata prima di lasciare il campo, ma non prima di aver sfracellato un paio di racchette contro la recinsione del campo. Fuori. Eliminato.

E per chi pensasse che certe cose accadono solo agli uomini, c’è Serena Williams. Semifinale Us Open edizione 2009. L’attuale numero 1 del mondo è sotto 4-6, 5-6, 15-30 contro Kim Clijsters e ha già preso un warning per aver rotto una racchetta dopo un rovescio affondato in rete. Ma quando una giudice di linea segnala un fallo di piede sulla sua seconda di servizio, decretando due match point in favore della belga, la piccola e dolce Serena le si avvicina minacciosa puntandola con la racchetta. Quest’ultima racconta l’accaduto al giudice di sedia accusando Serenona di averla minacciata di morte: “Non ho mai detto che ti avrei ucciso” dice l’americana davanti al supervisor. Ma la decisione è presa. Serena è fuori dal torneo. “Giuro su Dio che prendo la palla e te la spingo in gola. Lo giuro su Dio”. Questa la simpatica frase rivolta dalla minore delle Williams alla giudice. Lo confermeranno le immagini. In effetti, non ha mai detto di volerla uccidere. Paura.

Nel 2012, finale del torneo del Queen’s, David Nalbandian conduce un set a zero contro Marin Cilic, ma deve difendere due palle break sul 3-3 del secondo parziale. La risposta del croato è vincente e l’argentino scarica la sua rabbia rifilando un calcione sul cartellone alla base della sedia del giudice di linea. Nessuno avrebbe voluto essere quel cartellone. Meno che mai avrebbe voluto essere la tibia del giudice. Nalba out. Chiederà scusa durante la premiazione. Cilic vincitore.

Passano due anni e Darian King, dopo un punto perso contro Edward Corrie durante il torneo di Charlottesville, scaglia la sua racchetta contro il telone di recinzione. Peccato che l’attrezzo finisca dritto sulla nuca di un giudice di linea. Il tennista delle Barbados prova a intavolare una trattativa per giustificarsi, ma il supervisor decreta la squalifica e la fine delle ostilità.

Il 2016 di Grigor Dimitrov non sarà ricordato per le sue gesta eroiche. Sarà ricordato per la performance offerta durante il torneo di Istanbul. Il bulgaro è sotto 2-0 40-0 al terzo set e ha già ricevuto due avvertimenti per aver rotto un paio di racchette. Ma lui il suo destino e l’esito del match li ha già decisi. Così si avvicina alla sua postazione, rompe un altro paio di attrezzi e – molto correttamente – stringe la mano di giudice e avversario prima di dirigersi verso gli spogliatoi. Colpo di teatro.

Episodio poco elegante, invece, quello di cui si rende protagonista Daniil Medvedev nel match del torneo di Savannah giocato contro Donald Young. Il russo rivolge insulti razzisti alla giudice di sedia per una palla chiamata fuori. “So che siete amici” dice riferendosi al colore della pelle della donna e dell’avversario. Squalificato anche lui. E con disonore.

Ci sono tennisti, invece, che pur rendendosi protagonisti di episodi controversi sono riusciti a evitare la sanzione disciplinare. Un chiaro esempio è Jimmy Connors. L’americano gioca il quarto turno degli Us Open 1991 contro il connazionale Aaron Krickstein. Nel tiebreak del secondo set il giudice di sedia chiama una palla fuori scatenando la belva dentro Jimbo: “Solleva il culo da quella sedia. Sei un poveraccio. Scendi”. Un linguaggio violento che ai giorni nostri causerebbe una squalifica immediata. Ma non nei primi anni ’90. Non a caso Connors passerà il turno a si spingerà fino alla semifinale. Graziato.

Graziato come Guillermo Coria al Roland Garros 2003. L’argentino è in semifinale contro Martin Verkek e ha perso il primo set quando subisce una voleé alta dall’olandese e si lascia andare a un gesto di stizza, scagliando la racchetta contro i tabelloni. Peccato che sulla traiettoria ci sia un giovane raccattapalle. Il pentimento dell’argentino è evidente e immediato. Coria si scusa con raccattapalle e pubblico prima di poter riprendere a giocare. Alla fine perderà la partita.

Dunque, come in molte altre occasioni, l’episodio di cui si è reso protagonista Denis Shapovalov non è isolato. Come si dice spesso, non è il primo e non sarà nemmeno l’ultimo. Certo, sono lontani i tempi delle sfuriate di John McEnroe o di Jimmy Connors, ma è anche probabile che personaggi del genere, oggi, non riuscirebbero mai a concludere un match senza un warning.

Foto: John McEnroe agli Australian Open del 1991 (www.youtube.com)


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