AUGURI DIEGO NARGISO: “GUAGLIONE A DIFESA DELL’ITALIA”

Compie 47 Diego Nargiso, in carriera ha conquistato 5 titoli nella specialità del doppio, eccellendo anche in Coppa Davis con i colori dell'Italia.

TENNIS – Ci sono giocatori che in Davis si esaltano, tennisti che scendono in campo e con il loro cuore riescono a tirare fuori il meglio. Diego Nargiso era uno di quei tennisti: nato a Napoli il 15 marzo 1970, era giocatore abile sul veloce e tennista maledettamente bravo in doppio, rivelatosi al mondo del tennis nel 1987, con un esaltante vittoria nella categoria singolare juniores a Wimbledon. “Se ha battuto un tipo come Stoltenberg sull’ erba significa che il vostro ragazzo italiano è maledettamente bravo” disse allora Jan Barclay, allenatore di un certo Pat Cash, uno che a proprio a Wimbledon ha dato spettacolo contro Lendl sfoggiando un tennis di carattere, come di carattere fu la sua storica esultanza sugli spalti del campo di tennis più famoso del mondo. “Ho visto il vostro Nargiso, così alto e così tipicamente mancino…se avrà voglia di lavorare duramente potrà diventare un buon giocatore. Nargiso ha buoni margini di progresso, serve bene, ha il senso della rete, ha una buona volée, un rovescio però deboluccio. Ma soprattutto, mi domando, ma dove sono i campi in erba in Italia?”.

Parole profetiche, che anticiparono quella che “non fu” la carriera di Diego Nargiso: zero titoli in singolare nonostante 2 finali nel circuito Atp: Bordeaux nel 1993 e Palermo nel 2000 ed un best ranking come n.67 del mondo.

L’esordio del tennista partenopeo fu in un torneo importante come Roma, contro un avversario di livello assoluto come Emilio Sanchez, finalista l’anno precedente “Il Centrale è illuminato. Gli spalti stracolmi di gente. è forse questo il ricordo che più mi appassiona. Il pubblico romano è particolare: sta lì sugli spalti e senti che soffre insieme a te. è spietato, quasi ti insulta se sbagli, ma poi è pronto a innalzarti a farti sentire al settimo cielo quando dai il meglio di te stesso. Posso dire che disputare gli Internazionali di Roma è un sogno che si è realizzato. Almeno per uno come me che sin da bambino partivo da Napoli, accompagnato dai miei genitori, per vedere i miei idoli di allora: Panatta, Bertolucci, Nastase”.

Ma nonosante le delusioni in singolare, Nargiso è riuscito a levarsi parecchie soddisfazioni in doppio, soprattutto in Coppa. Indimenticabile l’exploit nel 1991, in Germania, in coppia con Camporese, una vittoria vana ai fini del confronto, ma atta quantomeno ad esaltare a livello mondiale il valore a rete di un giocatore che con il servizio mancino ad uscire ed un innata abilità a rete, si dimostrava un avversario temibile per chiunque.

In doppio, Nargiso ha conquistato 5 tornei ATP, raggiungendo 20 finali. il n. 25 del mondo di doppio nel 1990.

Nel 1996, sempre in Coppa Davis, Diego si torna per la prima volta dal 1983 al Foro Italico. L’intesa fra Nargiso e Gaudenzi è notevole e il lavoro di squadra sarà fondamentale come dirà in seguito il tennista napoletano: “In campo eravamo in tre: io, Andrea e Adriano”. Dopo l’esclusione di Nargiso per volontà di Panatta, il capitano di Davis che lo escluse per 2 anni. La vittoria in coppia con Gaudenzi contro il duo Kafelnikov-Olhovskiy è stata fondamentale per eliminare la Russia agli ottavi di finale, così come quella successiva contro i fratelli sudafricani Wayne ed Ellis Ferreira prima di arrenderci con più di qualche rammarico contro la Francia nonostante il vantaggio di 2-0.

Poi l’indimenticabile match, sempre di Davis, nel 1998 a Milwauke: uno scontro in situazioni a dir poco critiche per Nargiso, fermo da un mese a causa di una crisi ipoglicemica. Furono tre ore e mezza di forti emozioni: “Una cosa folle: dopo aver battuto lo Zimbabwe andai a Washington. Ero disidratato dal viaggio aereo, ma gli organizzatori del torneo mi fecero giocare subito, senza neanche il tempo di recuperare, di smaltire il fuso. Giocai e mi vennero i crampi, anche se non detti molta importanza, seppure non avessi mai sofferto in passato. Il tempo di altri due tornei e a Bighampton, ebbi un fortissimo scompenso elettrolitico, con una crisi ipoglicemica acuta. Dovetti ritirarmi, ma i medici americani invece di reintegrarmi gli zuccheri mancanti in più giorni, mi fecero quattro flebo nella stessa notte. Invece di riprendermi stavo per essere ricoverato in rianimazione: non capivo più nulla”.

Una partita con un Gaudenzi da applausi, con tutto il cuore in campo contro Martin e Gimelstob. “Forse avevamo più fame di loro, per noi era la chance della vita, sapere di giocare in casa la finale era un altro motivo di stimolo. Ed abbiamo dato anche quello che non avevamo: ora pensiamo a questa finale, non voglio più parlare di capogiri, crisi ipoglicemica: stavano per rovinarmi definitivamente la carriera. Via i brutti pensieri: l’ Italia è al centro del mondo, di noi si sta parlando dappertutto. Godiamoci questo momento, e per favore non parlate mai più di piccola Italia. Va bene?”. Carattere e genuinità, segni distintivi di un giocatore che si è schierato in difesa del tricolore, ma che è stato penalizzato da una visione del tennis in uno certo senso “ristretta” da parte di un paese che lo stesso Nargiso ha contribuito a far diventare grande dal punto di vista tennistico.

Tanti auguri Diego.

 


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