TONI NADAL: “SE AL BAMBINO SI FACILITA IL LAVORO, É DIFFICILE CHE IMPARI QUALCOSA”

Zio Toni regala numerosi spunti relativi all’importanza dell’educazione nella crescita dei giovani, troppo spesso sottovalutata nella generazione attuale

Tennis. In una lunga intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Mundo, il celebre zio Toni Nadal ha toccato una serie di argomenti molto importanti spaziando dal tennis attuale, alle questioni sociali, fino all’educazione dei giovani che costituisce il motivo per il quale la Next Gen stenta ancora ad effettuare il definitivo salto di qualità.

Sull’importanza del sacrificio: “È molto importante far capire al giovane allievo il peso del suo impegno, ma dipende da ciascuna persona. Con Rafa è stato molto facile perché fin dall’inizio tutto questo era ben chiaro. Oltre alle sua capacità fisiche, la sua forza mentale è enorme.

Proteggere in maniera eccessiva i bambini è dannoso perché si abituano ad impegnarsi solo per quello che piace loro.

Nell’Accademia vedi tanti casi come questi e ti rendi subito conto che l’età non è un fattore importante. Puoi avere un ragazzino di 12 anni totalmente dedicato e impegnato e uno di 18 anni che ha difficoltà a sopportare il minimo sacrificio”.

L’educazione alla base della crescita: “Ne sono convinto. L’educazione insiste nel voler trasmettere concetti, ma io credo che la formazione del carattere sia più importante. È il carattere che ti aiuta davvero a essere in grado di risolvere i problemi della vita. Se al bambino si facilita il lavoro è difficile che impari qualcosa.

Bisogna prepararli per quello che dovranno affrontare nella vita e insegnar loro a risolvere i problemi sin dalla tenera età”.

Un accenno alla questione dell’indipendenza catalana: “Personalmente ritengo che la Catalogna sia parte della Spagna. Io mi sento molto maiorchino, ma allo stesso tempo molto spagnolo. Condividiamo una storia comune e non capisco perché qualcuno non la pensi così.

Per quanto voglia negarlo, mio fratello sarà sempre mio fratello. Per quanto riguarda l’indipendenza sarebbe necessario stabilire delle norme molto chiare al riguardo: la Catalogna soddisfa le condizioni? Credo di no. Può la Valle di Arán dichiararsi indipendente? O Manacor? Direi di no.

Mi sento molto vicino alla Catalogna visto che ho vissuto lì per sei anni, parliamo anche la stessa lingua, ma non penso sia giusto difendere la loro posizione, secondo la quale la Spagna sarebbe un paese oppressivo e antidemocratico. Da spagnolo mi dispiace sentirlo perché non è vero”.

La differenza tra il tennis e le altre discipline: “La chiave è che nel tennis c’è una rete che separa i giocatori, non c’è contatto fisico e, di conseguenza, molti problemi vengono evitati. In ogni caso è vero che, in questo sport, chi cerca di imbrogliare chiamando fuori una palla che, invece, è entrata è considerato un imbroglione, e ciò accade frequentemente nelle partite dei bambini, mentre nel calcio l’attaccante che ottiene un calcio di rigore dopo aver simulato viene etichettato come “furbo”.

Penso che alla fine la colpa sia delle federazioni, che non sono in grado di implementare un sistema che incoraggi i bambini sì a vincere, ma nel modo più onesto e corretto possibile”.

Ecco alcune ragioni del mancato ricambio generazionale: “Perché la generazione che doveva prenderne il posto non è stata abbastanza forte. Non è altro che il riflesso della società in cui viviamo, una società ultraprotettiva nei confronti dei ragazzi.

Quando io e Rafa ci siamo affacciati nel circuito i migliori giocatori avevano tra i 21 e i 23 anni. Ora, a quell’età, la maggior parte non è ancora entrata stabilmente nel circuito. Perché? Perché i ragazzi sono più immaturi e hanno difficoltà a crescere”.


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