ADIOS REY, DAVID NALBANDIAN SI RITIRA

TENNIS - A 31 anni, l'ex numero tre del mondo ha annunciato in una conferenza stampa il suo ritiro dal tennis professionistico. Nel suo palmares quattro semifinali slam, la finale di Wimbledon del 2002, la Master Cup del 2005 e due master 1000. Il suo ultimo incontro, sarà l' esibizione a Buenos Aires il prossimo 23 novembre contro Rafael Nadal

Tennis. Uno dei giocatori più carismatici degli ultimi anni ha annunciato oggi il suo ritiro dal tennis professionistico. David Nalbandian, ex numero tre del mondo, schiacciato sotto il peso dei numerosi infortuni, che ne hanno costantemente funestato la carriera, ha deciso di appendere definitivamente la racchetta al chiodo. La sua partita di addio al tennis giocato si disputerà il prossimo 23 novembre a Buenos Aires. Il suo ultimo avversario, seppur soltanto in esibizione, sarà Rafael Nadal.

“La spalla non mi permette più di giocare e non posso recuperare dall’infortunio”. Alla fine, tra i tanti infortuni che nel corso dei suoi 13 anni di carriera professionistica lo hanno funestato, ad abbattere definitivamente David Nalbandian è stata la spalla, che già lo aveva costretto a saltare il match di Coppa Davis della sua Argentina contro la Repubblica Ceca, al quale lui teneva tantissimo.

Quella del “Rey”, come amavano chiamarlo i suoi connazionali, è stata una carriera sicuramente al di sotto del livello che un talento pressoché unico ed un timing sulla palla con pochi eguali avrebbero potuto garantire al campione argentino. Purtroppo a queste doti naturali, non si sono mai realmente affiancate un’etica del lavoro da vero professionista ed una condizione fisica adeguata agli standard del tennis moderno. Ma forse sono state proprio queste mancanze, a rendere Nalbandian un personaggio così unico nel panorama tennistico e per questo anche così universalmente amato. La sua aria scanzonata, il suo vivere il tennis quasi come uno dei tanti hobby con cui ha riempito la sua vita (rally, pesca e la gestione di un bar a Cordoba, solo per citarne alcuni), gli davano delle sembianze così umane, così diverse dai tanti super – uomini che popolano il circuito, che in un certo senso, anche guardandolo da dietro uno schermo, riuscivi ad intravedere in quel giocatore sovrappeso, con il nasone, un amico, con il quale saresti potuto andare a bere una birra o a pescare al fiume in una giornata di sole.

La carriera da singolarista dell’ex numero 3 del mondo (best ranking raggiunto il 20 marzo 2006), di fatto, si è chiusa a Miami con la sconfitta al primo turno contro il finlandese Jarkko Nieminen. Il suo bilancio definitivo parla di 357 vittorie e 179 sconfitte nel circuito Atp con 11 titoli all’attivo e 13 finali perse. La più dolorosa è senza dubbio quella di Wimbledon del 2002, in cui l’emozione di essere arrivato per la prima volta all’ultimo atto di uno Slam non gli permise di giocarsi appieno le sue chance contro Lleyton Hewitt. Nei major ha raggiunto la semifinale, almeno una volta in tutte le prove e due volte al Roland Garros in 36 partecipazioni complessive. Il miglior successo ottenuto è stata senza dubbio la Master Cup del 2005, vinta, dopo un’avvincente cavalcata, in finale contro Roger Federer, al termine di un’incredibile rimonta da uno svantaggio di due set a zero. I Master Series vinti sul finire del 2007 a Parigi e a Madrid sono stati forse l’ultimo grandissimo acuto della carriera. Il trionfo nella capitale spagnola fu addirittura storico, visto che El Rey riuscì nell’impresa di battere consecutivamente il numero due del mondo Rafael Nadal, il numero 3 Novak Djokovic ed il numero uno Roger Federer.

Poi ci sono stati momenti brutti come la squalifica in finale al Queen’s e, come detto, i tanti infortuni, che soprattutto negli ultimi anni hanno letteralmente tarpato le ali del campione argentino. Guai fisici che probabilmente hanno impedito a quello che gli argentini ritenevano il vero portabandiera della “Legion” di coronare il suo grande sogno: alzare quella Coppa Davis con la sua nazionale, sfuggita per un pelo proprio in finale, nel 2008, in casa contro la Spagna priva di Nadal.

La notizia del ritiro è arrivata oggi, ma tutto sommato era nell’aria dopo l’ultima faticosa evoluzione della carriera di Nalbandian. E tutto sommato è giusto così, se David ha ritenuto che la sua condizione fisica non fosse più idonea a quella di un tennista del suo calibro. A noi (quasi) tutti, che non potevamo fare a meno di essere suoi tifosi, resta l’amarezza di perdere un campione tutto sommato ancora giovane, che ha regalato al nostro sport momenti indimenticabili, grazie alla sua unicità.

Adios “Rey” David, ci mancherai.  


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