AGASSI: “RITIRARSI È COME PREPARARSI ALLA MORTE”

Ritirarsi non ha mai avuto un effetto peggiore. Per l'ex stella americana, l'addio al tennis introduce ad un'inquietante spirale pessimista

TENNIS – Nonostante il fisico non regga più, la competitività ad alti livelli inizi a scemare e le motivazioni non siano più quelle di quando si è ragazzini, ritirarsi dai palcoscenici del tennis giocato non sempre è un sollievo emotivo con bilanci positivi. Per Andre Agassi, che nella vita ha provato un rapporto di amore-odio con ciò che l’ha reso celebre, la situazione post-agonismo ha inaugurato una fase tutt’altro che di relax, contrariamente a quanto ci si potrebbe attendere ripercorrendo la sua esperienza sul campo.

In concomitanza con gli US Open di quest’anno, l’ex stella della racchetta americana taglierà quota dieci anni lontano dal circuito ATP, dopo il ritiro del 2006. Nell’intervista rilasciata alla CNN, racconta quali siano le effettive conseguenze del suo allontanamento dalle scene: “Per riassumere alla perfezione la mia condizione fisica, posso dire che a 46 anni faccio fatica a mettermi le scarpe al mattino. Lo sforzo che ho compiuto durante la mia carriera ha portato il mio fisico ad invecchiare più velocemente del normale“.

È un percorso che, però, ha cominciato ad avvertire già nelle fasi immediatamente precedenti al ritiro: “È come prepararsi alla morte – spiega un Agassi con un paragone particolarmente macabro – sai che arriverà, è dietro l’angolo, ma non conosci il momento esatto in cui accadrà. Tuttavia, posso dire di aver lasciato serenamente il tennis, era quello che volevo. Il problema è che, quando un giocatore è in attività, occupa prevalentemente un terzo della sua vita: gli riesce difficile, poi, pensare agli altri due terzi quando smetterà. Bisogna entrare nell’ottica di ciò che si vorrà fare da grandi“.

Non esistono paragoni con i grandi del passato, né ha intenzione di cimentarsi in una seconda carriera all’interno del circuito, ma quella di Andre è sempre una voce da ascoltare. Soprattutto sui campioni attuali, a partire da Djokovic: “Credo che tornerà più forte di prima già a Flushing Meadows. Quelli di Wimbledon e Rio de Janeiro sono classici incidenti di percorso, delle casualità che non capiteranno con la costanza che si augura la concorrenza. Sono sicuro che lo vedremo al top negli States“. Poi su Serena Williams, che ha da poco eguagliato il record di sua moglie Steffi Graf: “Per quanto possa vincere, sembra sempre che non sia abbastanza. Quando pensi che sia arrivata al culmine, è già pronta a stupirti con l’ennesimo traguardo tagliato“.

Chissà se anche gli attuali numeri uno di ranking maschile e femminile, quando smetteranno col tennis, proveranno le stesse sensazioni. Agassi, già da quando era in attività, era un personaggio a sé, scollegato dai canoni elitari dei grandi palcoscenici. Non stupisce che i dieci anni di lontananza abbiano lasciato intatto il suo spirito.


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