ARANTXA SANCHEZ VICARIO, UNA CARRIERA APPAGATA DAI RICORDI

Nel giorno del suo 45° compleanno, Arantxa Sanchez Vicario può vantare una carriera alle stelle da ex numero 1 al mondo con 29 titoli Wta conquistati e un posto nella storia della Fed Cup spagnola come capitano.

Tennis. Quella che può apparentemente sembrare una carriera splendida, caratterizzata da importanti risultati, riconoscimenti e alta classifica, è costata alla miglior tennista spagnola degli ultimi anni 80 una lunga diatriba famigliare e pesanti debiti. Ma alla fine quella che è rimasta è la tenacia che ha sempre dimostrato in campo.

Nata a Barcellona il 18 Dicembre del 1971, Arantxa Sanchez Vicario si è avvicinata al tennis all’età di 4 anni guardando i suoi fratelli, anche loro futuri tennisti. Iniziando il percorso da professionista, nel 1985, il primo torneo del circuito Wta che gioca è proprio quello di casa, dove però si ferma alle qualificazioni. L’anno successivo raggiunge la sua prima finale del circuito dando inizio ad una lunga rivalità con Gabriella Sabatini, contro cui è costretta a cedere in questa prima occasione.
Solo nel 1988 riesce ad infrangere il tabù titoli, vincendo a Bruxelles la finale contro l’italiana Raffaella Reggi: da qui l’inizio della scalata.

È il mese di Maggio 1989 quando a soli 17 anni arriva in finale agli Open di Francia trovandosi faccia a faccia con la allora n.1 al mondo Steffi Graf: in una battaglia decisa al terzo set, la spagnola ha avuto la meglio per 7-6, 3-6, 7-5, conquistando così il primo titolo slam della carriera. Torneo che la vide poi trionfare in altre due occasioni: nel ’94 contro Mary Pierce e nel ’98 opposta a Monica Seles.
Proprio il 1994 è l’anno di splendore della sua carriera: nei tornei del Grand Slam oltre alla vittoria del Roland Garros, raggiunge la finale agli Australian Open, ma esce sconfitta contro la ormai rivale Steffi Graf, con cui si prende la rivincita all’appuntamento americano degli Us Open battendola in finale. Oltre agli slam sono altri 6 i titoli che aggiunge al palmares -Amelia Island, Barcelona, Hamburg, Montreal, Tokyo, Oakland- avvicinandosi a quelli che saranno poi i 29 definitivi della carriera.
Tutti questi risultati la portano all’inizio del ’95 direttamente in vetta al ranking mondiale, davanti alle sue rivali.

Anche in doppio la spagnola ha scritto la storia vincendo in totale 69 titoli e raggiungendo anche prima del singolare la prima posizione della classifica. Ma la sorte non ha voluto farle completare il Career Grand Slam, con la mancanza dell’unico torneo che al contrario in singolo ha vinto più volte, il Roland Garros, in cui è arrivata per due volte in finale senza mai alzare il trofeo.

Una carriera ricca di risultati, terminata con il ritiro nel 2002 dal circuito, ma non dal campo in cui ha continuato ad essere presente ricoprendo la figura di capitano di Fed Cup per la Spagna e di coach.
Ma le vicende famigliari della Sanchez, messe in risalto dai media e dalla sua autobiografia uscita nel 2012, hanno rivelato alcuni inaspettati retroscena. “Sono al verde” erano le parole che si aggiravano intorno alla spagnola: tutte le fatiche di una carriera per arrivare fino in vetta alla classifica, erano state inutili, almeno a livello economico; perché dalla diatriba seguita dai media si apprendeva che la spagnola era rimasta al verde a causa dell’incompetente gestione dei suoi guadagni da parte dei suoi genitori. Accusa pesante che vide il risentimento della famiglia stessa, negando il tutto.

Alla fine di una carriera dunque, alla spagnola non rimarranno i suoi guadagni, ma ci saranno almeno i ricordi e la grinta con cui lottava ad ogni scambio, senza voler mai lasciar andare una palla. Non è finita, finché non è finita Arantxa!


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