ATP MARRAKECH, IN FINALE TORNA CORIC. HOUSTON, BELLUCCI FERMA ESCOBEDO

Dopo dodici mesi, Coric è di nuovo in finale a Marrakech. Per il primo titolo sfida Kohlschreiber, alla sedicesima finale in carriera. Il croato ha dominato in semifinale Vesely come dodici mesi fa. Il tedesco passeggia su Paire. A Houston finisce il sogno Escobedo. In finale va Bellucci.

TENNIS – Certi amori fanno dei giri immensi e poi ritornano. A un anno di distanza, Borna Coric torna in finale a Marrakech per il secondo anno di fila. Il 64 64 su Jiry Vesely, lo stesso avversario che aveva battuto in semifinale dodici mesi fa, lo proietta alla terza finale in carriera. Coric, stella della Next Gen in lizza per un posto alle Finals di Milano, cercherà la prima vittoria in carriera contro Philipp Kohlschreiber, che supera 62 62 un inconsistente Benoit Paire. Il tedesco giocherà così la sedicesima finale ATP in carriera, la prima dal torneo di Stoccarda dello scorso giugno, e cercherà l’ottavo titolo, il primo dal successo di Monaco su Dominic Thiem.

Coric, che non ha vinto nemmeno un set nei due precedenti contro Kohlschreiber (ha perso 62 76 a Dubai e 64 64 a Montecarlo l’anno scorso), ha controllato una partita che si è sviluppata più su schemi da superfici rapide con pochcambi sopra i cinque scambi. Bastano tre risposte profonde al croato per firmare il primo break al quinto gioco nella sua prima semifinale da quella giocata dodici mesi fa. Coric, bravo a salvare due palle break nell’ottavo gioco, chiude 64 il primo set in 40 minuti. Il secondo set segue uno schema praticamente identico. Nel quinto game Vesely si offre a un bel passante e affossa un dritto a rete. Coric continua a non servire nei suoi turni di battuta come nel resto della settimana e completa un successo rigenerante al terzo match point. Non è stata infatti una stagione particolarmente convincente per Coric, eliminato al primo turno a Chennai (l. to Chung), Australian Open (l. to Dolgopolov) e Montpellier (l. to Bedene) prima di battere Khachanov a Rotterdam. La stagione sul duro gli ha regalato poche soddisfazioni: secondo turno in Olanda, a Delray Beach e Acapulco, primo turno a Indian Wells e terzo turno a Miami, condito però dalla quarta vittoria in carriera contro un top 10 (Thiem, numero 8 del mondo).

La sfida contro Kohlschreiber sarà anche l’occasione per testare i progressi del croato col dritto, colpo meno naturale rispetto al rovescio, che però ha giocato a Marrakech con un approccio diverso, meno conservativo e sicuramente meno macchinoso. La ricerca del vincente anche sulla diagonale sinistra, però, si scontra con la naturalezza del tedesco nel cambio in lungolinea col rovescio a una mano con cui comunque in settimana qualcosa ha concesso, ma più per sufficienza e pigrizia che per reale difficoltà tattica. Si confronteranno due approcci, il tennis più difensivo di Coric, che comunque sotto la gestione di Ivo Ancic, scelto dopo due conversazioni skype e due chiacchierate di persona di due ore ciascuna, sta ricercando un bilanciamento diverso fra i suoi punti di forza e la necessità di una maggiore proattività. Un’evoluzione che non è uno snaturarsi, ci ha tenuto a precisare, ma comporta in ogni caso un fisiologico tempo di adattamento.

Più naturalmente portato all’iniziativa, invece, il gioco del numero 2 di Germania, primo tedesco in semifinale a Marrakech dopo Bjorn Phau nel 2006. A Indian Wells, Kohlschreiber è diventato il terzo tedesco dopo Becker e Tommy Haas a raggiungere le 400 vittorie ATP nell’era Open. Dopo il ritiro nei due quarti di finale raggiunti in stagione prima di Marrakech, a Sydney e Sofia, con l’obiettivo di dimenticare i sette match point mancati contro Murray, nei 38 punti di tiebreak del secondo set a Dubai, e il quattordicesimo 60 a Nadal che però, come solo a Lacko e Coria era successo prima, non gli è bastato per vincere.

Non deve fare niente di tutto questo però per battere Benoit Paire. Troppo sbiadito il francese, che alla quarta palla break cede subito il servizio nel primo game con tanto di pallata in tribuna. Al terzo gioco, al secondo break, la scena si replica mentre il pubblico rumoreggia. Il tedesco, invece, mantiene la calma e si proietta in vantaggio di un break anche nel secondo set. Paire si accende solo per evitare il 3-0 “pesante” ma sul 4-2 firma la resa anticipata.

Nel giorno delle prime volte, del primo titolo in coppia di Dominic Inglot e Mate Pavic, che hanno battuto 64 26 11-9 Marcel Granollers e Marc Lopez conquistando rispettivamente il settimo e sesto torneo di doppio in carriera, a Houston finisce il sogno di Ernesto Escobedo: in finale andranno Bellucci, che cerca il primo titolo da Ginevra 2015, e Johnson, alla prima finale sul rosso.

Sul rosso di Houston, nonostante le sette teste di serie su 8 ai quarti di finale come non accadeva dal 1986 quando i favoriti erano 16 e il tabellone a 56, Escobedo ha sorpreso e sperato di sparigliare fino in fondo destini e fortune ma si è dovuto arrendere in semifinale a Bellucci che insegue il quinto titolo in carriera, il primo negli Stati Uniti. Dopo i tre tiebreak con Isner, i sei match point mancati e il settimo trasformato con un ace, Escobedo ha portato a casa anche il primo set ma il brasiliano chiude 57 64 62 e conquista così l’ottava finale ATP. “Non ho vinto tante partite nei primi due anni sul circuito” ha detto Escobedo, fuori dai primi 300 del mondo dodici mesi fa e ora proiettato in top 80. “Il fatto che questi risultati siano arrivati con questa rapidità un po’ mi stupisce ma non voglio nemmeno dire che siano andati al di là delle mie aspettative. In fondo è per questo che mi alleno”.

Numero 7 della Race to Milan, la classifica che qualifica per le Next Gen Finals, Escobedo conferma quanto sia oggi sbagliato rinnovare lo stereotipo degli statunitensi incapaci di rendere sulla terra battuta. “Penso che possa essere la nostra miglior superficie” ha detto Escobedo, cresciuto a Los Angeles diviso fra il tennis, il calcio e la pallacanestro. Ispirato da Andy Roddick, che ha visto vincere lo Open 2003 nel primo match che racconta di aver visto dal vivo, ha perso 10-8 al terzo il suo primo match a otto anni. Ma col tempo ha imparato a vincere e stupire. E guarda a Milano.

“Non è facile giocare tre set ogni giorno” ha detto Bellucci, che ha sempre vinto al terzo questa settimana. Johnson, alla terza finale in carriera su tre superfici diverse, ha rimontato un set e recuperato un break di svantaggio prima di chiudere 46 64 63 su Jack Sock, il primo a raggiungere, venerdì, le 20 vittorie ATP nel 2017. “E’ sempre bello poter scendere in campo la domenica in un torneo” ha detto Johnson. “E’ la mia prima finale in casa, ho una chance di vincere: è stata un’ottima settimana”.


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