AUGER-ALIASSIME, ANDREESCU E LA CARICA DEI MILLENNIALS

Il futuro del tennis è adesso. Chi sono i migliori giovani nati negli anni Duemila?

TENNIS – Il nuovo avanza. Kean, il primo nato negli anni Duemila a debuttare in Serie A, sta scrivendo la storia del calcio italiano. Allegri l’ha fatto debuttare anche in Champions League negli ultimi minuti a Siviglia. Ne sta facendo un simbolo, che si inserisce in un flusso di ricambio generazionale non solo calcistico.

Il primo Masters senza Federer e Nadal da quasi un decennio ha misurato una stagione tennistica di transizione, che sta vedendo un primo, ancorché timido, afflusso di Millennials, con Felix Auger Alisssime settimo più giovane di sempre a vincere un titolo pro e, al femminile, con Olga Danilovic e Iga Świątek, le prime due tenniste del 2001 a vincere un titolo ITF (come sottolinea Luca Brancher).

Aliassime, più giovane di sempre ad essere mai entrato fra i primi 800 del mondo, è il “millennial” con la miglior classifica ATP, icona e simbolo di un tennis che non più un paese per giovani prodigio. Con quel compleanno che suona come un segno del destino, è nato l’8 agosto come Federer, da madre canadese e padre togolese, maestro di tennis scappato dall’Africa e dalla povertà nel 1996, inizia a giocare a quattro anni. Si trasferisce presto in pianta stabile al National Tennis Centre di Montreal. “Il potenziale di Felix è enorme – spiegava Roberto Brogin a Alessandro Nizegorodcew per Supertennis Magazine -. Oltre al tennis esplosivo colpisce per il modo in cui serenamente prende decisioni fuori e dentro al campo”. Decisioni che l’hanno reso il più giovane di sempre a trionfare all’Eddie Herr under 18 e, con pressione del pubblico di casa a Granby, a vincere un match in un Challenger (batte Whittington) a 14 anni, 11 mesi e 13 giorni.

L’anno scorso, nella finale di Davis junior Aliassime festeggia il primo titolo per il Canada ma cede nel suo singolare al secondo giocatore meglio classificato fra i nati negli anni Duemila, Nicola Kuhn. Le ambizioni, al vincitore dei Mondiali under 14, non mancano. “Voglio diventare grande come Djokovic” ha detto il tedesco, che da quest’anno ha iniiato a giocare per la Spagna. Figlio di padre tedesco e madre russa Kuhn, che parla quattro lingue, è cresciuto nella casa di famiglia vicino Alicante e a 12 anni si è trasferito nella Equelite Academy di Juan Carlos Ferrero. La federazione tedesca gli fa una cospicua offerta, ma non è questione di soldi per Kuhn: semplicemente si sente ormai più spagnolo che tedesco.

Tra i primi 1000 giocatori in classifica ATP c’è solo un terzo tennista nato nei Noughties, la più grande promessa del tennis israeliano Yshai Oliel, che quest’anno ha conquistato Parigi (campione del Roland Garros junior in doppio). “Adoro rappresentare Israele, ho lavorato tanto per raggiungere questo traguardo: è un sogno diventato realtà” commentava. È il prodotto della David Squad, il progetto dell’uomo d’affari e filantropo David Coffer, 70enne britannico che col figlio Adam sta cambiando lo scenario del tennis in Israele. Oliel, allampanato mancino di Ramla, due volte campione all’Orange Bowl, “è stato tra i primi tre nella sua classe di età negli ultimi quattro anni” ha detto al New York Times il CEO della federazione israeliana Shlomo Glickstein. Per Andy Zingman, uno dei coach della Davis Squad, la classifica però non certifica il valore di Oliel che per lunghi periodi si allena in Florida e in Spagna con Francisco Clavet. “Cerchiamo di metterlo alla prova” spiega, “di fargli giocare tornei più duri anche se vuol dire peggiorare un po’ il suo ranking. Per vincere deve abituarsi a perdere”.

Diversa la situazione nel tennis femminile, con Bianca Andreescu, prima giocatrice nata negli anni 2000, già in top-250. Canadese di origine romena, è rimasta nell’ombra di Eugenie Bouchard, Françoise Abanda o Charlotte Robillard-Millette ma non se ne preoccupa. Non a caso, Tennis Canada le ha assegnato il titolo di Junior Player of the Year nel 2015 e una wild card quest’anno per la Rogers Cup, dove ha potuto incontrare il suo idolo, Simona Halep.

Sono in tre le “millennial” tra le prime 400 del mondo. La seconda meglio classificata rimane l’ucraina Dayana Yastremska, recente finalista a Wimbledon junior, battuta da Anastasia Potapova con tanto di sue chiamate polemiche dell’Hawk Eye, che considera Federer il suo esempio e modello ideale di giocatore.

Mamma Rosie, un’ex kickboxer delle Samoa americane si sta ora dedicando al ruolo di coach della figlia, Destanee Aiava (il padre, Mark, è un ex sollevatore di pesi neozelandese) che si è fatta conoscere a marzo con la finale raggiunta a marzo all’ITF di Canberra partendo dalle qualificazioni.

Fa storia, intanto, il titolo della polacca Iga Świątek al $10.000 di Stoccolma. Quartofinalista al Roland Garros junior, battuta da Potapova, che un anno e mezzo prima allo Us Open l’aveva battuta al tiebreak del terzo dopo una battaglia di tre ore. “Ho avuto un match point” ha ricordato in un’intervista al sito polacco Sport.pl, “e a lungo ho pensato a quella palla. Volevo tanto riscattarmi ma evidentemente non sono ancora abbastanza forte mentalmente”. Isa, che a Parigi nel tabellone junior ha centrato i quarti anche in doppio in coppia con Federica Bilardo, ha iniziato su idea del padre anche per imitazione della sorella Agatha, di tre anni più grande. Appassionata di musica, con il desiderio mai del tutto sopito di imparare uno strumento, fan dei Coldplay, dei Florence and the Machine e degli Imagine Dragons, Isa sta cominciando a suonare la sua musica e brillare nel mondo del tennis.

Si porta dietro un cognome che parla da solo, invece, Olga Danilovic. Olga è la figlia di Sascha, leggenda della Virtus Bologna anche per la tripla che cambiò la storia di gara 5 della finale scudetto contro la Fortitudo nel 1998, campione del mondo e argento olimpico con la Jugoslavia battuta solo dal Dream Team Usa. “Mio padre non è un problema” ha detto però Olga. Lo sport, racconta Ilvio Vidovich su Ubitennis, è storia di famiglia. “Il nonno materno, Miodrag Radosevic, a metà degli anni ’60 fu stopper titolare dell’OFK Belgrado, con la quale giocò il Prima Lega, la massima serie del calcio jugoslava, e collezionò anche due presenze nelle coppe europee”. Cresciuta al Partizan, qui ha conosciuto il suo idolo Novak Djokovic. E a Antalya ha continuato una storia di successi già ben avviata da junior. Buon sangue, dunque, non mente. Il futuro è adesso.


Nessun Commento per “AUGER-ALIASSIME, ANDREESCU E LA CARICA DEI MILLENNIALS”


*/?>
*/?>

Inserisci il tuo commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Aprile 2017

  • Fognini dottor Jekill e Mr. Hyde. Il n.1 azzurro è capace, indistintamente, di affascinare e di deludere. La domanda nasce spontanea: deve ancora sbocciare oppure ha già dato il meglio di sé?.
  • Sharapova amata e odiata. Alla vigilia del suo rientro sul Tour, Maria è sempre più amata dagli appassionati e odiata dai colleghi, che trovano ingiuste le wild card assegnatele dai tornei. Internazionali d'Italia inclusi.
  • Andre Agassi docet. Andre Agassi docet. "Lasciare il tennis è un po' morire" ha dichiarato in una recente intervista l'ex "Kid" di Las Vegas, che ha poi spiegato il perché: "I tennisti vivono un terzo della loro esistenza senza programmare gli altri due terzi".
 

Abbonati ora