AUGURI KEI NISHIKORI, ASPETTANDO IL PRIMO SLAM

Il 29 dicembre 1989 nasce il miglior tennista giapponese degli ultimi tempi. Kei Nishikori può far traballare realmente i sovrani del circuito maschile?

TENNIS – La mente lo riporta indietro a quel pomeriggio di Flushing Meadows di due anni fa, ma l’impressione degli ultimi mesi è che non si tratterà dell’ultima occasione della sua carriera. Pur non avendo bissato un traguardo come una finale major, la consapevolezza di poter lottare alla pari con chi si trova sopra di lui nel ranking ne ha fatto un giocatore ancor più concreto ed efficace. Kei Nishikori compie oggi 27 anni, ma davanti a sé ha ancora tutti gli obiettivi che un giocatore del circuito maschile può mettere nel mirino.

Era il 29 dicembre del 1989, quando il Giappone dava i natali alla più grande speranza del suo tennis negli ultimi decenni. La capacità di arrivare a lottare per i titoli più prestigiosi, in realtà, si è intravista fin da subito, poi è arrivata una maturità ed una crescita professionale che solo i grandi nomi del passato possono contribuire a raggiungere. L’altezza sotto il metro e ottanta è stata ben presto sopperita da un servizio pungente, spesso decisivo, con il quale ha imparato ad aprirsi il campo nelle situazioni più districate dei suoi match. Inoltre, è stata anche la spinta in più ad esercitare un maggiore dinamismo sul campo: copertura veloce di ogni zona, un rovescio bimane in grado di adattarsi anche nei momenti più difficili e, di conseguenza, una solidità fisica e mentale che, col tempo, gli ha permesso di migliorare anche sul piano della resistenza.

Oltre al talento e all’applicazione di puro stampo nipponico, il merito è di Michael Chang. Il contributo dell’ex stella del tennis mondiale ha avuto un impatto fondamentale sulla carriera di Nishikori, che sotto la sua guida è passato da buon outsider a rappresentante di punta in ogni torneo, a prescindere dal prestigio degli eventi. Incontrarlo sulla propria strada è ormai garanzia di battaglia, com’è abbondantemente emerso durante le Finals di quest’anno. A questo punto, lo step successivo è quello di rendersi protagonista anche sul gradino più alto dei podi internazionali, con l’auspicio di tornare a bramare concretamente quegli US Open sfuggiti nel 2014.

Vincere aiuta a vincere, certo, ma anche ricordarsi dei trionfi passati può essere una chiave positiva. Kei riparte dai nove successi sul cemento tra il 2008 e il 2016 e dai due titoli di Barcellona sulla terra rossa, per un onorevole bottino di undici tasselli inseriti in bacheca. Il vero incentivo, però, dovrà essere il computo delle finali perse: nove, di cui quattro dolorose. Oltre alla sconfitta di New York, ci sono anche le sconfitte di Madrid, Toronto e Miami da riscattare. Portare a casa uno Slam, o quantomeno un Masters 1000, gli garantirebbe ancor più credibilità ai piani alti.

Auguri Kei Nishikori, il nuovo ultimo samurai.


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