AUSTRALIAN OPEN: FEDERER DA LEGGENDA! BATTUTO NADAL, 18MO SLAM!

Federer batte Nadal 64 36 61 36 63. E' il primo a vincere almeno cinque volte tre Slam. Recupera un break al quinto e conquista il 18mo major in carriera. E' leggenda.

TENNIS – La leggenda, la passione, l’epica. Ettore e Achille, la forza e il valore, il meglio di un’epoca che non tornerà più. Roger Federer l’immortale raggiunge il suo Godot, il diciottesimo Slam. Diventa il primo nella storia a vincere almeno cinque titoli in tre differenti major e fissa il nuovo record per l’attesa più lunga fra due trionfi all’Australian Open. Vince a sette anni di distanza dall’ultima volta, due in più dei cinque che hanno atteso Boris Becker (1991 e 1996) e Andre Agassi (1995 e 2000). Batte Nadal per l’ottava volta sul duro, la prima in uno Slam da Wimbledon 2007, recuperando un break di svantaggio al quinto.

E’ un ritorno al passato, un Federer-Nadal coinvolgente, entusiasmante come ogni sfida alla logica. E’ la deposizione di un’epoca, e porta dentro la malinconia per quel che è stato e quasi certamente non sarà, e quella nota di felicità per averla vissuta e raccontata. La seduzione di appassionati di ogni categoria che come il Rilke dell’ultima elegia duinese misuriamo i dolori che ogni passione porta e comporta, “nel loro triste durare, se abbiano, chissà, una fine”. Di noi che in tutte le 35 ripetizioni della più totalizzante delle contrapposizioni tennistiche moderne, abbiamo aspettato di gioire e di soffrire, abbiamo inseguito i dolori che le passioni comportano perché “sono invece la nostra fronda che resiste l’inverno”. E nel ricordo smerigliato dal tempo tutti i Federer-Nadal visti, vissuti, raccontati resteranno come “una delle stagioni dell’anno segreto, sono luogo, insediamento, bivacco, territorio, fissa dimora”.

Nadal continua a servire bene da sinistra, come contro Dimitrov, e un nastro lo aiuta ad aggirare la possibilità di consegnare una palla break nel secondo turno di battuta del match. Lo spagnolo, uno dei soli tre giocatori in attività con un bilancio positivo contro lo svizzero dopo più di una partita (Djokovic e Thiem gli altri), uno dei quattro a mantenerlo negli Slam (insieme a Alex Corretja, Arnaud Clement e allo stesso Nole), tiene a zero due dei primi game di battuta. “Federer sta giocando molto vicino la riga in questi giorni” scrive su Twitter Jamie Murray. “Il suo timing sulla palla è fuori discussione ma la sfida definitiva è riuscire a farlo con successo contro il dritto in topspin di Rafa”. Il primo set è un manifesto di questo piano tattico. Perde tre punti in tre turni di battuta e firma il primo break per il 4-3 sul rovescio largo in diagonale di Nadal. Lo svizzero nei primi sette game vince un punto su due negli scambi fra i 4 e i 9 colpi e col secondo ace consolida il vantaggio. Varia molto col servizio, perde solo un punto con la prima anche perché lo spagnolo, contrariamente a quanto visto contro Dimitrov, risponde troppo dietro. E col quarto ace chiude il primo set della quinta finale Slam tutta over 30 in uno Slam, la prima dall’ultimo Agassi-Sampras allo Us Open del 2002, la prima in Australia dal successo di Ken Rosewall su Mal Anderson nel 1972.

Sembra lo scenario ideale, un primo set rapido e con pochi scambi, per lo svizzero nella sua 100ma partita all’Australian Open. Federer, secondo giocatore dopo Connors a raggiungere i 100 incontri in un major nell’era Open (Jimbo ne ha disputati 102 a Wimbledon e 115 allo Us Open), “ha giocato di rovescio più piatto del solito e ha ridotto così i tempi di reazione di Nadal”commenta Gary Cahill per ESPN. Basta poco, però, perché il colpo non abbia più lo stesso effetto. Qualche scelta tattica non proprio vincente di Federer permette a Nadal di attaccare in maniera continua sulla diagonale sinistra e firmare il break in apertura del secondo set. Nadal concede un insolito gratuito di dritto e una palla break su cui Federer però rallenta troppo. Comincia a steccare con più frequenza, lo svizzero, che manca anche una seconda palla del controbreak e perde il servizio per la seconda volta di fila sotto la pressione costante da fondo del maiorchino. Sbaglia anche di più di dritto, tre gli errori solo nel quarto gioco, di Federer che vede scendere al 31% la percentuale di punti vinti negli scambi medi. L’elevetico recupera uno dei due break a Nadal, che tiene nel 55% dei game in cui concede almeno una palla break, ma non raddrizza il parziale. Nadal serve meglio e incide moltissimo con il dritto in top spin, mentre lo svizzero col suo colpo forte perde 12 punti fra gratuiti e forzati.

Il respiro del match è lo sciabordio di un’onda. C’è il tempo per raccogliere e per seminare, c’è la fortuna di chi vive adesso in questo tempo sbandato e ammira i ritorni, le illuminazioni, i fugaci momenti di gloria. Federer salva due palle break con due ace, poi gliene serve anche una terza dopo la volée di rovescio buttata sul nastro. Nel suo personale ritorno al passato, si rivedono lampi da esperienza religiosa, per quanto ridefinita dai confini di un’età che non cede alla stanchezza, come il dritto in controbalzo o il lungolinea di rovescio che scandiscono la musica del secondo game e fissa i ritmi del terzo set. Nadal, che ha meno della metà dei vincenti dello svizzero dopo due set e mezzo, cancella tre palle del 4-0 e sfodera il terzo vincente di rovescio in un quarto game da 14 punti che sintetizza lo spirito dell’incontro, che trasfigura il sudore e la voglia, il controllo e la forza, la competizione come paradigma e spazio vitale. Torna a dominare Federer che incanala un dritto da antologia, un servizio esterno e, dopo un’altra prima, l’elegantissima volée di rovescio che vale il 6-1. E’ più aggressivo, centrato lo svizzero che praticamente mai ha rallentato il gioco col back di rovescio e in carriera ha perso solo 10 volte quando è salito due set a uno e mai contro il maiorchino. Rafa, che 10 volte ha rimontato da un simile svantaggio, ha meno tempo, è costretto dentro schemi fatti di ritmi e respiri meno ampi, contornato in passaggi più compressi.

Nadal, prima testa di serie numero 9 in una finale Slam dal 2006, dalla sconfitta di Roddick sempre contro Federer a New York nel 2006, cambia la storia del quarto set col lungolinea di dritto preludio allo 0-40 nel quarto game. Federer, dopo due gratuiti di dritto nei primi due punti, attacca con poca decisione e incassa il gran passante del maiorchino che sale 3-1. Lo svizzero ha perso solo una finale Slam su nove quando è stato in vantaggio due set a uno (contro Del Potro allo Us Open 2009) ma paga anche mentalmente il break subito, per l’esito e per il modo. Rafa gli stampa un cross strettissimo di dritto dopo un recupero col rovescio diagonale dello svizzero da applausi e firma un 4-1 più pesante nella sostanza che nella forma. Federer estrae dal suo cilindro il terzo ace per cancellare la palla break del possibile 5-1 ma può solo rallentare l’unico finale che un’epica sul tempo che passa e non si arrende alla logica può concepire: Nadal tiene a zero e come nel 2009, come in cinque altre finali Slam nella rivalità che ha segnato gli anni Duemila, si va al quinto.

E come contro Wawrinka, Federer chiede un medical time out. Perde subito, però, un break potenzialmente determinante. Lo svizzero, che non batte Nadal in uno Slam dalla finale di Wimbledon 2007, è poco reattivo, si lascia irretire nello scambio da fondo e chiude con una stecca di dritto. Manca poi tre occasioni per il controbreak immediato, rovescio affossato in lungolinea a campo aperto e due vincenti di Nadal, prima di tenere a zero. Ma l’inerzia è tutta dalla parte dello spagnolo che serve di più al corpo dello svizzero, sulle gambe in risposta, e neutralizza una quarta palla break con uno splendido vincente di rovescio. Alla sesta occasione però Federer, prima testa di serie numero 17 in una finale Slam dopo Sampras allo Us Open del 2002, spinge ancora la notte più in là. Il dritto di Rafa, che non rischia il Falco (non avrebbe più chiamate in caso di errore), è lungo. Federer manca tre palle break di fila per andare a servire per il match, si prende la quarta dopo lo scambio dell’anno (26 colpi di intensità rara, il più lungo del match), che Rafa annulla ancora alla grande. Alla quinta, però, una risposta corta dello svizzero forza lo spagnolo all’errore. E’ break, è 5-3, ma non è ancora finita. Il 19mo ace gli serve per cancellare la prima di due palle break consecutive, lo sventaglio di dritto da fuori dal campo lo aiuta a esorcizzare la seconda. Il Falco, altro che “this thing is killing me”, gli evita il doppio fallo sul match point ma non trova di meglio che buttare un dritto non impossibile nella ripetizione del punto. Il terzo ace del game e un dritto dal centro lo portano nella storia. Chapeau.


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