BENTORNATO JUAN MARTIN DEL POTRO. E BUON COMPLEANNO

Il miglior compleanno che il tennista di Tandil potesse attendersi. I problemi fisici sembrano ormai un lontano ricordo e Delpo si prepara per la finale di Coppa Davis, forte di una condizione fisica ritrovata e delle vittorie ottenute contro i primi quattro tennisti del mondo durante questa estate.

Tennis – Novak Djokovic, Andy Murray, Stan Wawrinka e Rafael Nadal. Sono questi i quattro tennisti nelle prime quattro posizioni del ranking mondiale e Juan Martin Del Potro può dire di averli battuti tutti nella stagione del suo ritorno al grande tennis. Questo è un fatto innegabile.

Se si pensa al 2009, anno in cui il tennista di Tandil vinse il primo e unico Slam della sua carriera con vittoria sull’allora numero 1 del mondo Roger Federer a Flushing Meadows, questo fatto potrebbe essere quasi scontato. Di Juan Martin si è sempre detto un gran bene, come tennista, come ragazzo, come personaggio. E quella vittoria, con ingresso di diritto nella storia e nel gruppo di tennisti più competitivi al mondo, non era stata che la conferma di un talento fuori discussione.

Quello stesso talento, però, sembrava perduto. Due anni di sofferenza, operazioni ai polsi, fastidi, riabilitazione, rientri promessi e rimandati, dubbi sulla possibilità di tornare a giocare a tennis. Sono stati due anni lunghi. Sono stati due anni interminabili per Juan Martin Del Potro. Sono stati mesi difficili anche per i due milioni di fan di Facebook, per i 2,7 milioni di Twitter e, probabilmente, per tutti i tifosi di tennis del mondo. Da questo punto di vista, dunque, le quattro imprese che hanno riportato il gigante di Tandil a recitare quel ruolo da protagonista che lui stesso si era ritagliato in quel 2009 non hanno nulla di scontato.

Perché è vero che il 2016 doveva essere l’anno del suo rientro definitivo nel circus, ma non era altrettanto certo che Delpo potesse tornare a competere per vincere tornei importanti. E invece lui ha continuato a remare, si è allenato duro, ha ritrovato il suo gioco, l’ha persino migliorato. La vittoria ottenuta a Wimbledon contro Stan Wawrinka poteva essere un segnale, ma poteva anche essere interpretata male. Lo svizzero non ama l’erba e sebbene abbia cercato di fare qualche cambiamento nel proprio gioco in vista degli impegni sul verde, il suo gradimento per la superficie di Wimbledon non è mai stato alto. Quindi la vittoria dell’attuale numero 64 del mondo sul numero 3 Atp, per quanto importante per morale e fiducia, aveva tutte le caratteristiche per passare inosservata.

Poi sono arrivate le Olimpiadi e nella rassegna a cinque cerchi i dubbi sull’effettiva competitività dell’argentino si sono via via dissipati. Perché al primo turno è arrivata la vittoria contro il numero 1 del mondo Novak Djokovic. Un momento di altissimo pathos, con i due tennisti in lacrime alla fine del match. Con Novak Djokovic che piange per la sconfitta, ma probabilmente piange di gioia per un avversario fiero, per un avversario ritrovato, e con Juan Martin che sfoga con le lacrime tutta la frustrazione di due anni passati tra sale operatorie, sedute di riabilitazione, ricadute, fastidi e perplessità sul suo stesso essere ancora tennista. Chiunque, anche lo spettatore meno interessato al tennis avrà sentito qualcosa vedendo quelle immagini. E mentre appassionati e giornalisti, con il solito equilibrio dettato dalla paura di non sbagliare valutazione, tentavano di non farsi trascinare dall’entusiasmo per il campione ritrovato, Del Potro da Tandil batteva anche Joao Sousa e Taro Daniel prima di presentarsi all’appuntamento con la semifinale.

Di fronte a lui, Rafael Nadal, un altro dei componenti del club “non tornerà mai come prima”. Una partita splendida, quattro ore di battaglia tra due tennisti mai domi, tra due ragazzi orgogliosi di rappresentare il proprio paese ma anche consapevoli della propria individualità e della propria voglia di tornare a vincere. Epilogo emozionante anche questa volta. Rafa sbaglia un diritto e Delpo si lascia cadere esultante. Lo spagnolo va a incontrarlo per salutarlo e l’argentino bacia il campo e saluta i suoi agguerritissimi sostenitori. Stavolta i dubbi sulle prospettive di successo di Juan Martin sono completamente risolti. Poco importa se in finale Andy Murray non gli lasci scampo, se non per un set. E importa ancora meno se si pensa alla recente semifinale di Coppa Davis. Nel frattempo Delpo è tornato anche ai quarti di finale dei suoi amatissimi Us Open, perdendo dal futuro campione Stan Wawrinka. Ma adesso è tempo di giocare il penultimo atto della Davis. Juan Martin scende in campo contro Andy Murray e con la maglia della sua Argentina ottiene il primo punto di un weekend a tinte albicelesti. È un match duro, ma l’ex numero 4 del mondo dimostra ancora una volta di essere tornato. Il servizio funziona alla perfezione, il diritto è sempre devastante. Il rovescio, invece, non è più quello di prima. Juan Martin lo ha detto: “Non posso spingere tanto a causa delle operazioni al polso sinistro”. Ma al suo posto, adesso, c’è uno slice di pregevole fattura, basso, preciso, incisivo e fastidioso per un Murray sempre più disorientato e incapace di trovare le adeguate contromisure. Nei momenti di necessità il rovescio in top torna ad assistere l’argentino, ma lo slice gli permette di gestire alla perfezione lo scambio, di girarsi per colpire con il diritto e di prendere il tempo utile per tornare in posizione al centro del campo. L’Argentina passa. È in finale di Coppa Davis. E potrà contare sul suo alfiere più rappresentativo. L’anno scorso e due anni fa Delpo spegneva le candeline esprimendo il desiderio di tornare a giocare a tennis. Quest’anno le spegnerà con il desiderio di vincere la Coppa Davis.

È un Juan Martin Del Potro vecchio e nuovo allo stesso tempo quello che si presenterà, tra il 25 e il 27 novembre nella finale contro la Croazia. È un uomo ormai, è un ragazzo che ha sofferto ma che non ha mai perso l’identità. Juan Martin Del Potro è un tennista. E adesso, lo si può anche dire a voce alta, è un tennista che può battere chiunque e che, di conseguenza, può vincere ancora. Buon compleanno gigante.


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