CECCHINATO, 2016 DA INCUBO: INDAGATO PER FRODE SPORTIVA

La Procura di Palermo indaga nove persone per frode sportiva. Ci sono anche Cecchinato, Accardi e Campo. Le partite risalgono anche al 2009. Potrebbe essere lo stesso filone oggetto dell'inchiesta BBC-Buzz Feed di gennaio.

TENNIS – Non c’è fine al 2016 nero di Marco Cecchinato. Dopo la cancellazione della squalifica, per un cavillo procedurale, nel procedimento sportivo, il palermitano torna sul registro degli indagati insieme a Riccardo Accardi e Antonio Campo per frode sportiva. La Procura di Palermo con i pm Dario Scaletta e Francesca Dessi, coadiuvati dall’aggiunto Salvatore De Luca, ha contestato il reato a nove indagati, cinque scommettitori e quattro giocatori: oltre a Cecchinato e ai coimputati nel processo sportivo c’è anche Ferdinando Bonuccelli, siciliano ex numero 891 del mondo che si è trasferito a Carmignano. È il risultato di perquisizioni effettuate anche a Milano, Firenze e Prato. La Sezione Anticorruzione della Squadra Mobile di Palermo, che conduce le indagini, ha evidenziato un giro di milioni di scommesse su una serie di incontri in tornei minori in Polonia e Russia, andando indietro fino al 2009. Sarebbero almeno una quarantina le partite sospette, con puntate per diversi milioni di euro dall’Italia, soprattutto da Palermo e da Firenze.

Sembrerebbe lo stesso filone già emerso a gennaio con l’inchiesta congiunta BuzzFeed-BBC che, pur senza fare nomi di tennisti ancora non indagati, ha accusato l’ATP di uno scarso controllo del fenomeno. Analizzando 25.993 partite dei circuiti professionistici dal 2009 al 2015, gli autori hanno evidenziato come in quasi un match su 10, le quote cambiano di oltre 10 punti, e dimostrato che alcuni giocatori, contro cui si sono concentrate scommesse pesanti, hanno finito per perdere i loro incontri più spesso di quanto le quote iniziali avrebbero lasciato prevedere. Il cuore dell’articolo è il famigerato Davydenko-Vassallo Arguello di Sopot 2007, caso ormai celebre di combine sospetta ma mai accertata. BuzzFeed rivela come l’argentino avrebbe scambiato 83 messaggi testuali con Fabrizio Guttadauro, il presunto capo dell’organizzazione italiana, durante il precedente torneo. In un altro documento pubblicato allora vengono tracciati tre gruppi di scommettitori, e due di questi si concentrano in Italia. Un gruppo di sei account provenienti dal nord Italia avrebbe ottenuto profitti di decine di migliaia di euro (si va dalle 10.393 alle 61.443 sterline) su 29 match, soprattutto di primo turno di tornei ATP non di prima fascia, con giocate prevalentemente orientate sul set betting. Altri 12 account, legati a giocatori siciliani, avrebbero incassato 257.988 sterline scommettendo su 12 incontri, bancando il successo senza cedere nemmeno un set a una quota inferiore rispetto alla semplice vittoria finale.

La Procura si è mossa, in un filone diverso di indagine, partendo dall’incontro del Challenger di Mohammedia dell’ottobre 2015, perso da Cecchinato contro il polacco Majchrczak, che portò a luglio alla squalifica poi cancellata. Anche nella vicenda oggetto del procedimento davanti alla Giustizia Sportiva, Cecchinato era coinvolto con Campo e Accardi che la sentenza di primo grado definisce definisce “ludopatico, frenetico scommettitore”. La Procura Federale aveva contestato a Cecchinato cinque capi d’accusa: ha scommesso contro se stesso, insiene all’amico Riccardo Accardi, contro se stesso nella partita persa contro il polacco Kamil Majchrzak al Challenger di Mohamedia dell’8 ottobre 2015; ha alterato l’esito del doppio del 2 giugno 2015 a Prostejov, giocato con Vanni contro Sergey Betov e Mikhail Elgin; ha dato informazioni riservate a Accardi sulle condizioni di Andreas Seppi prima del match contro John Isner al Roland Garros 2015; ha beneficiato di informazioni privilegiate prima di Lorenzo Frigerio-Daniel Cox al Future di Antalya del 23 maggio 2016; e ha scommesso attraverso account riconducibili a Accardi.

All’amico, Cecchinato raccontava che ha già fatto il biglietto di ritorno prima della partita con Majchrzak e gli confessa di non essere troppo in forma. Si giustificherà parlando di semplice “scaramanzia”, ma i giudici ritengono di aver individuato una prova indiretta nella chat del 23 settembre 2015, due settimane prima della partita. Cecchinato si lamenta con l’amico per una mancata vincita da 1770 euro per il pareggio del Carpi contro il Napoli. “Devo recuperare…mi può salvare solo il Marocco…marocchini di m…” dice all’amico, che non comprende subito il riferimento. “Ahah…niente…non hai capito?…niente…lascia stare”. Per i giudici, Cecchinato sta preannunciando di voler recuperare la mancata vincita nel successivo torneo in Marocco.

Alla luce di queste informazioni, Accardi punta sulla partita cifre che suo padre definirà inconsueti rispetto alle sue abitudini: 800 euro, rispetto ai 50-100 soliti. Una cifra elevata, ma probabilmente non così alta per pensare a qualcosa di più del tentativo, riuscito, di un giocatore di lucrare su un suo match. La squalifica di 18 mesi, poi ridotti a 12, con 20 mila euro di multa, è stata cancellata dal Collegio di Garanzia del CONI, che ha accolto l’eccezione di rito presentata da Alberto Amadio, legale anche di Daniele Bracciali nel processo che l’ha visto coinvolto con Potito Starace e ha annullato la sentenza di primo grado perché arrivata oltre i 90 giorni dall’inizio dell’azione disciplinare come prevede l’articolo 89 del Regolamento di Giustizia.

Dalle prime indiscrezioni, non sembrerebbe essere contestato anche il reato di associazione a delinquere, come nel caso di Bracciali e Starace. Ma l’ombra lunga sul mondo del tennis rimane. E la domanda è sempre la stessa: possibile che la TIU non abbia individuato le giocate anomale sulle partite in questione?


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