koellerer_compleanni_16agosto2010_470

LA MANO DESTRA DI DIO

Roma – Compiere gli anni e non crescere. Vedere la propria carta d’identità ingiallirsi, e non mettere un minimo di sale in zucca. Alcuni la chiamano la sindrome di Peter Pan, per altri è atavica immaturità, per altri ancora è essere uno spirito libero, fuori dagli schemi, dalle regole della società. Come i salmoni che risalgono l’impetuoso torrente controcorrente, facendo una fatica da pazzi. Ma è la loro natura, e non riescono a sbarazzarsene e diventare parte integrante del sistema che gli sta attorno.

Daniel Koellerer è così, un “easy rider” della racchetta, un disadattato in tatuaggi, maglietta e pantaloncini che gira con quei suoi occhi alla Jack Nicholson in “Shining” il circuito professionistico del tennis mondiale, seminando ad ogni incontro un seme di follia, e raccogliendo la stragrande maggioranza delle volte fischi, insulti, mani in faccia, squalifiche e sguardi torvi e minacciosi da parte di tifosi, organizzatori e colleghi. Ma Crazy Dani va avanti per la sua strada, che sarà pure zeppa di buche e colma di bivi, ma è la sua strada. Gli interessi o meno avere tutti contro, non ci è dato saperlo. “In passato ho avuto qualche problema con i miei colleghi – dichiarò in un recente passato – e ammetto che il 90% delle volte è stata colpa mia. Ma ora mi sento più dentro al circuito, e le cose sono migliorate”. Parole che suonavano come un mea culpa neanche troppo tardivo – a 27 anni ha ancora tutta la vita davanti -, sincero e accorato. Quasi a voler mettere in chiaro una cosa: pazzie a parte, sono un giocatore di tennis e voglio dimostrare il mio valore scalando ancora le classifiche.

Daniel il tennista. Sul rettangolo di gioco l’austriaco nativo di Wels qualche bella soddisfazione se l’è tolta. Il 2009 è stato il suo anno di grazia, con le vittorie al Roma Open Challenger (sull’”amico” Andreas Vinciguerra. Ci ritorneremo…) e a Trani, dove in finale battè il nostro Filippo Volandri che esasperato dall’atteggiamento del rivale, non volle neanche congratularsi con lui durante la cerimonia di premiazione. La vittoria di agosto in Puglia gli consegnò anche la posizione n.73 del mondo (migliorata in ottobre con il best ranking al n.55), classifica che gli permise di entrare nel tabellone degli Us Open senza passare per la trafila delle qualificazioni. Nel Major americano Daniel – giocatore prevalentemente terraiolo – si sbarazzò in maniera convincente di Rui Machado e Pablo Cuevas, prima di trovarsi di fronte Juan Martin del Potro. Beh, Koellerer può vantarsi di essere stato l’unico (insieme a Federer) ad aver strappato un set al futuro vincitore dello Slam a stelle e strisce. Fu una partita divertentissima, con l’argentino che sudò parecchio per avere la meglio su quel pazzo esaltato, che festeggiava ogni punto come un bimbo eccitato da un nuovo giocattolo. E che confezionò nell’ultimo game di quell’incontro il punto più bello del torneo e, forse, dell’intera stagione 2009.

No Way. Sul punteggio di 6/1 3/6 6/3 5/3 15-0 tutto in favore di Del Potro, Koellerer risponde alla seconda avversaria con il rovescio, ingaggiando uno scambio da fondo che si protrae per 10 colpi. Dani è costretto dalle mazzate del rivale a giocare parecchio fuori dalla linea di fondo, in un crescendo di teatrali lamenti che aumentano il pathos di un futile punto di fine match. Ma ecco che l’austriaco decide di cambiar tattica, stremato com’è di fronte all’imbattibile gigante. La lampadina nella sua testa si accende, e il braccio esegue alla perfezione il comando, nascondendo fino all’ultimo la smorzata di rovescio, che rimbalza nei primi centimetri della metà campo avversaria. Di farsi prendere in giro da quel motociclista in pantaloncini, Juan Martin non ne ha proprio voglia e, giunto in tempo sulla palla corta, gioca un dritto lungolinea, avvistando con la coda dell’occhio Koellerer irretito nella terra di nessuno. Il punto sembra fatto, perché per arrivare su quel dritto, l’austriaco dovrebbe avere un qualcosa di Boris Becker: incoscienza, coordinazione, voglia di sporcarsi e  forse di farsi male. Il tutto sul cemento degli Us Open, che è un tantinello più duro dei prati di Wimbledon. Dovrebbe avere qualità da felino, Daniel Koellerer. Dovrebbe, e le ha. Con un balzo verso sinistra il pazzo ci arriva, alzando un pallonetto che prosegue la parabola fino all’incrocio delle righe. Mentre il pubblico riguarda nella propria mente il gesto, cominciando ad applaudire, Del Potro ad elastico torna sull’ennesima beffa dell’avversario, che capisce di averla fatta bella. E come un bimbo che ha avuto il via libera dalla madre per andare a fare il bagno, il nostro si tuffa nei pressi della rete, per chiudere il capolavoro con una volèe smorzata. Il gigante è domato. In cabina di commento gli inglesi se la ridono di gusto:“No Way”, “Unbeliveable shot by Daniel Koellerer”. Lo stadio Louis Armstrong di Flushing Meadows è tutto per lui. Una standing ovation riempie lo stadio. E Koellerer? Lui se la ride, e non la smette. La partita è già finita, e lui sa di essere stato sconfitto. Ma sa anche che un punto del genere lo hanno fatto in pochi, e quasi nessuno l’ha fatto in uno Slam, contro un top player. Tutt’altro che goffamente si produce in un inchino, poi vaga per il campo, sconquassato da se stesso. È il suo momento di gloria, e non vuole che finisca, dato che con la mano chiede al pubblico di farsi sentire, di dimostrargli gratitudine

I Tatuaggi. Ci siamo soffermati tanto su quel punto, perché lì troviamo l’essenza di questo strambo figuro. Il suo essere fanciullesco, la sua capacità di emozionarsi, il suo voler salire sempre di un’ottava senza il timore di steccare, la passione per il proprio lavoro. Ma anche una inaspettata razionalità nel riconoscere i propri limiti, e di sapersi accettare: “Si è vero, ho vinto il punto, ma lui ha vinto il match. Questo conta di più”. Lo disse proprio ripensando a quel “15” contro Del Potro. Lo ricorda ancora, come tutto quello che la vita gli ha riservato. Il suo corpo è cosparso di tatuaggi evocanti il suo essere. Il punto interrogativo in rosso sull’avambraccio sinistro non è neanche da spiegare, mentre fanno più impressione il “Jesus walk with me” che gli circonda l’ombelico e la scritta in italiano La mano destra di Dio, senza dimenticare un “modesto” N.1 sull’avambraccio destro. Una mappa corporea che ben dimostra il suo essere tanto egocentrico quanto rispettoso verso quello che è più grande di lui.

Nel nome della madre. Il giorno prima della finale del Roma Open Garden 2009, Daniel perse la madre. Qualcuno pensò che dopo il triste avvenimento, Koellerer non sarebbe sceso in campo contro Vinciguerra. E invece affrontò lo svedese, battendolo con la sua tenacia, la sua ottima preparazione atletica, e affrontando la sfida con una strana – almeno per lui – calma; quasi un omaggio alla mamma che lo guardava da lassù. E alla quale lui si rivolse, scoppiando in lacrime a due punti dal match, sorprendendo gli spettatori che fino a quel momento, avevano conosciuto solo il lato oscuro del ragazzo di Wels. 

Il lato oscuro. Di leggende sul suo conto ne girano parecchie. Le chiamiamo leggende anche se ci sono testimoni oculari che l’hanno visto abbandonare il campo per una chiamata del giudice di linea che non lo trovava d’accordo. Senza dimenticare i poveri raccattapalle, costretti ad aggiornarsi con un Master in Consegna dell’Asciugamano per evitare di finire sul foglio delle vittime in stile Beatrix Kiddo, l’eroina di Kill Bill. Se fa un punto, Koellerer vuole giocare il seguente con la stessa pallina, cascasse il mondo. Al terzo doppio fallo, la racchetta finisce automaticamente sgretolata in mille pezzi, cascasse il mondo (quest’anno ho cambiato racchetta, le altre erano troppo fragili…). Al primo vincente, si carica come avesse vinto i quattro Slam, la Coppa Davis e la Coppa del Mondo di discesa libera tutto insieme. E poi urla, parlotta con se stesso, stupisce per conoscenza del turpiloquio di almeno quattro lingue (tedesco, inglese, spagnolo e italiano), e ha un pensiero fisso nella testa: annichilire la psiche del suo avversario. Un Del Potro o un Ferrero di fronte ai siparietti dell’austriaco non fanno una piega; Vinciguerra (lo scorso anno a Cordenons) da gran signore preferisce dargli partita vinta per non sentirlo più; molti dei giocatori che vivono nel sottobosco dei challenger invece, lo patiscono, e si consegnano all’ipnotico sguardo di Crazy Dani. Il quale sogghigna, perché si rende conto che c’è ancora qualcuno che non gli sa resistere.

Tanti auguri Pazzo Dani! Fra racchette spaccate in due usando il ginocchio come leva (a Monaco di Baviera quest’anno contro Petzshner), risse negli spogliatoi (venne alle mani anche con i poveri Federico Luzzi e Mathieu Montcourt), l’odio dei colleghi e il primato indiscusso di giocatore più scorretto del circuito, Daniel Koellerer continua quindi a girovagare il mondo per amore del tennis. Modesti risultati a parte, l’austriaco è comunque uno che affascina, ed è per questo che nei tornei “minori” spesso lo invitano, concedendogli una wild card che vuol dire pienone assicurato. E pensare che fuori dal campo Crazy Dani è anche un tipo affabile, cortese ed educato. Saluta tutti con un bel sorrisone che spunta dalla sua barba incolta, e fa tenerezza vederlo allenarsi da solo (figurarsi se trova qualche collega disposto a scambiare quattro palle) nei campi secondari. A volte è anche costretto a chiedere alla sua ragazza di aiutarlo negli esercizi. Lei appassionata gli tira le palline con la mano, e lui giù a picchiare sugli angoli. Non è un esempio di correttezza, e per lui le squalifiche arrivano come se piovesse. Ma non batte ciglio, le sconta e torna in campo, più pazzo che mai. Forse il circuito potrebbe fare a meno di Daniel Koellerer. Ma forse senza di lui, il tennis sarebbe un po’ più noioso. E allora tanti auguri Crazy Dani!


Nessun Commento per “LA MANO DESTRA DI DIO”


Inserisci il tuo commento


Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Ottobre 2014

  • GLI US OPEN SOTTO SOPRA
    La quarta prova del Grand Slam quest’anno ha vissuto una rivoluzione: molte teste (di serie) sono infatti ruzzolate a terra… A guidare la rivolta il croato Marin Cilic.
  • INTERVISTA ESCLUSIVA
    Gianluigi Quinzi, a un passo dal rientro sul circuito, racconta il suo periodo di stop per l’infortunio al polso e i suoi progetti per il futuro.
  • FOCUS SULLA FINALISSIMA DI DAVIS
    Il prossimo novembre, Francia ospiterà la Svizzera a Lille. Sarà scontro totale tra una squadra ricca di ottimi giocatori e il team a due sole punte rinominato “Fedrinka”. Chi trionferà?