Roma - E’ un uomo nuovo, che vuole ancora imparare tanto, più forte mentalmente e con una maturità ricostruita dopo un periodo difficile.
I trent’anni di Mardy Fish arrivano quasi a sottolineare il cammino realizzato dall’americano nell’ultimo anno, come se quella cifra tonda sia in un qualche modo l’esemplificazione numerica di un bel traguardo, visto però anche come un nuovo punto di partenza.
Due anni fa il giocatore americano, cercando la svolta della vita, lavorò alacremente per raggiungere più alte posizioni in classifica, ma se da una parte riuscì ad entrare nei top 20, dall’altra quello sforzo eccessivo (legato anche ad un fisico non propriamente filiforme) fu fatale per le sue ginocchia, tanto che nel settembre del 2009 dovette sottoporsi ad un intervento chirurgico.
“Le persone – ha dichiarato una volta Mardy – mi chiedono sempre quale sia stato il punto di svolta della mia carriera e senza dubbio posso affermare che è stato il periodo successivo all’intervento. Mi sono guardato allo specchio e mi son detto che non era possibile continuare in quel modo, che mi sarei fatto solo del male da solo”.
L’unico obiettivo di Mardy dopo l’intervento era, naturalmente, quello di tornare in campo il prima possibile, ma l’infortunio e una dieta non bilancia gli avevano fatto prendere del peso in eccesso difficile da conciliare con la sua attività sportiva. L’unica via d’uscita era mettersi iniziare una cura dimagrante e programmare un piano di recupero fisico a 360 gradi.
Ritornando a quel momento Fish ha affermato: “E’ stato un cambiamento drastico, ma fortunatamente ho avuto accanto tutto il mio team e questo mi ha permesso di superare uno scoglio difficile”.
Qual è stato quindi il segreto di Mardy? Sicuramente un’attività fisica oculata, ma anche un nuovo piano alimentare che ha tagliato in maniera netta i carboidrati in favore delle verdure, non permettendogli ulteriori extra dopo cena. Il giocatore americano non è stato però il solo a seguire questo regime , infatti a fargli buona compagnia ci hanno pensato anche il suo allenatore e sua moglie, mentre uno chef assicurava il giusto bilanciamento tra gli alimenti.
“A due settimane dall’inizio della dieta – aveva dichiarato Fish ad un giornale americano – ho visto arrivare i primi risultato e questo mi ha dato il giusto incentivo a proseguire il cammino intrapreso, è diventato quasi un gioco”.
E il cambiamento di Mardy si è visto poi anche in campo: precipitato al numero 108 della classifica Atp nel marzo 2010, a distanza di un anno l’americano è riuscito ad oltrepassare la barriera della top ten, raggiungendo poi a 29 anni, per la prima volta in carriera, le Atp Finals a Londra.
“Avere e mantenere la disciplina è stato il fattore fondamentale” -ha ammesso Mardy. “Il percorso che ho fatto per perdere peso mi è stato utile anche nel gioco, ho capito e messo in pratica la stessa semplice regola in tutte le mie attività e questo ha portato a dei risultati incredibili”.
Il 2011 è stato quindi per Fish l’anno della rinascita: è diventato il primo giocatore statunitense al mondo, ha messo a segno il record personale di 43-22, ha vinto il suo sesto titolo Atp e raggiunto altre due finali.
Nella tournee americana ha vissuto il suo momento migliore: ad Atlanta infatti ha riportato per la seconda volta in carriera il titolo , mentre nelle due settimane successive si è dovuto arrendere in finale prima a Ernest Gulbis, a Los Angeles, e poi a Novak Djokovic, a Montreal. A metà agosto ha poi raggiunto il suo best ranking di sempre, arrivando a posizionarsi al numero 7 della classifica mondiale.
“E’ sempre è stato un grandissimo atleta – ha affermato suo padre alla magazine dell’Atp ‘Deuce’ – , ma ha scelto di impegnarsi seriamente nel tennis dopo aver compiuto 15 anni. Sapevo che aveva delle qualità particolari, ma lui è sempre stato indeciso su qualche sport concentrarsi, perché davvero eccelleva in tutto”.
Trent’anni e guardare avanti. Con questo spirito Mardy spera di bissare nel 2012 i successi dell’ultimo anno e di poter vivere ancora una volta la fantastica esperienza delle Finals, perché non rimangano nella sua memoria solo immagini di un sogno accarezzato nella notte della gloria.







