TRA CONFERME E NUOVE GENERAZIONI, L’ANNO CHE VERRA’ NEL TENNIS

Federer e Nadal vogliono tornare, Murray e Djokovic cercano conferme. Zverev e le nuove generazioni. Le speranze di Fognini. La WTA e la grande incertezza: come sarà il 2017.

TENNIS – Non sono già tutte descritte le grandi destinazioni. Per andare dove vogliono andare, mai come quest’anno campioni e nuove generazioni trovano strade percorse mai, vie diverse e ventagli di opportunità da scoprire dopo un milione di città.

Sarà, e la Hopman Cup ne ha già dato un primo rappresentativo campione, l’anno di Roger Federer, che torna ad alimentare la passione e la fantasia dei tifosi, da troppo parcheggiata. Gli 8 mila al primo allenamento bastano da soli a raccontare un valore che va oltre le dimensioni di questo sport, che trasfigura nella prima grande idolatria tennistica da social network. Ma sarà anche l’anno di Zverev, e non solo perché l’ha battuto in una partita che di esibizione ha avuto davvero poco, in due ore e mezza di tennis a ritmo elevato e di alto livello, Al di là dei due pesanti errori di rovescio dello svizzero nel tiebreak del terzo, Zverev ha dimostrato di essere migliorato praticamente in ogni distretto del gioco e allo stesso tempo evidenzia quanto ancora possa progredire sia al servizio sia dalla parte del rovescio nelle situazioni difensive. e chissà che la stella più attesa delle Next Gen Finals non si ritrovi invece a Londra a giocare il Masters dei “grandi” a fine stagione.

Quel Masters che ha incoronato Andy Murray secondo più anziano di sempre a raggiungere il numero 1 del mondo. Una responsabilità e un privilegio da difendere, in un anno che dopo l’estate diventerà di fuoco per lo scozzese. Sarà l’anno della verità per il Djokovic post-Becker,un po’ campione in cerca di riscatto anche familiare e un po’ guru della politica tennistica e del pensiero olistico, e per un Rafa Nadal che ha scelto di affiancarsi a Carlos Moya, insieme a zio Toni: voglia di stimoli nuovi, come sembrerebbe suggerire l’esibizione di Abu Dhabi, o un giro del mondo con un grande amico come sorta di farewell tour più o meno anticipato?

Potrebbe essere l’anno di Wawrinka, se deciderà di inseguire la storia e prendersi Wimbledon, col corollario di un Career Grand Slam completato nelle prime quattro finali major disputate e magari di Pouille (già la rimonta da 0-5 su Simon lascia una buona prima impressione). Potrebbe diventare la stagione degli “yankees”, di Tiafoe e di Paul, di Opelka e Fritz, la stagione di giovani dal tennis neoclassico come Tsitsipas e dei “supercoach” vecchi e nuovi che si rimettono in discussione.

L’Italia torna ad aspettare Seppi, barba o non barba, e un Fognini atteso a un anno di cambiamenti profondi. Atteso alla sua prima stagione da padre, come Federer, Djokovic o Murray, un 2017 con la scelta ambiziosa di Davin come nuovo coach. Un nome che comunque chiarifica un intento ambizioso, la volontà di non accontentarsi per il numero 1 di un’Italia che sta vedendo crescere Sonego, Eremin o Mager (figli di un ottimo lavoro del settore over 18 della Fit), che spera nel ritorno ai meritati livelli di fiducia e risultati Fabbiano, Vanni e Giannessi e ancora aspetta di capire se il 2017 possa davvero essere l’anno dell’esplosione al meglio quantomeno del suo potenziale di Quinzi.

E’ tornata all’antico invece, Sara Errani, dopo i 12 anni di simbiosi e di amicizia con Pablo Lozano. “E’ strano per me separarmi da Sara dopo così tanto tempo e sapere che è alla ricerca di un nuovo team, ma doveva succedere. Nessun altro nel Tour è duranto quanto noi” ha detto a Punto de Break. “Quando un giocatore non ottiene i risultati che si era fissato deve forzatamente trovare una soluzione e fare una scelta basandosi unicamente sulle sue esigenze personali. E’ in questo posto che lei ha costruito il suo successo: lontano da casa, sacrificando la sua vita per poter raggiungere i suoi obiettivi. Questo non è nient’altro che un ciclo arrivato alla sua fine naturale. C’è stato un momento in cui tutti hanno visto un calo di competitività in Sara e per una giocatrice di costanza come lei questa è probabilmente la peggior cosa che possa capitare. A quel punto era chiaro che stesse perdendo la sua essenza e che il responsabile per questo fossi io. La ragione per il peggioramento dei suoi risultati è questa. Le cose non andavano più bene come prima. Abbiamo cercato di fare il possibile per trovare un’alternativa ma purtroppo non ci siamo riusciti. L’unica soluzione era fare questa scelta”. Basterà il ritorno al primo maestro Montalbini? Arriverà la definitiva svolta per Camila Giorgi? Con le giovani generazioni un po’ indietro, sono queste le domande chiave per il 2017 azzurro al femminile.

Un circuito, quello femminile, che si prepara a una delle più indecifrabili stagioni della storia recente. L’epifania delle sconfitte di Serena Williams contro Brengle e di Halep contro Siniakova raccontano di gerarchie facili da sparigliare. Perché, come ha detto la rumena, tra Kerber (messa alle corde da una scintillante Barty a Brisbane al primo match stagionale) e le altre top 10 non c’è poi una differenza così ampia. E proprio il 2016 da record della prima tedesca al numero 1 dai tempi di Steffi Graf ha certificato ambizioni più grandi e nuovi cieli da esplorare per tutte.

Soprattutto in una stagione senza Ana Ivanovic, che ha annunciato il ritiro, con Azrenka che avrà bisogno di mesi per ritornare dopo la maternità, con Petra Kvitova fuori per almeno sei mesi dopo la rapina e l’aggressione subita a Prostejov, con Maria Sharapova che dovrebbe tornare a Praga ma potrà avere illimitate wild card essendo una ex vincitrice Slam, sembra davvero esserci spazio per le sorprese, per le discese ardite, per le risalite.

C’è all’orizzonte il futuro ancora incerto e tutto da scrivere di Muguruza, che sembra nel limbo di una transizione chiara nelle intenzioni quanto nebulosa nelle esecuzioni, c’è la voglia di conferma della Comeback of the Year, Dominika Cibulkova. E insieme si intravede l’entusiasmo di chi come Destanee Aiava, la prima millennial a vincere un match WTA e qualificarsi in uno Slam, insegue il suo posto al sole. Ognuna con la sua strada ideale, col suo personale percorso per le grandi destinazioni.


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