DOVE ANDIAMO?

Dieci anni fra inferno e purgatorio. E all’orizzonte, solo nubi cariche di altri acquazzoni, che non ci fanno più ammirare il fascino del cielo “azzurro”

Montecarlo (Principato di Monaco) – Ma quale occasione buttata? Pensare che l’Italia sia per l’undicesimo anno consecutivo costretta a giocare la serie B (nel 2004 anche l’inferno della serie C) della Coppa Davis per colpa di un doppio sfortunato vuol dire nascondersi dietro un dito, e non guardare in faccia la realtà. Una realtà che mi rende inerme, attonito, perché le sconfitte dell’Italtennis maschile denotano anno dopo anno una mancanza di progettualità e di un’univoca volontà di riportare la nostra squadra dove è stata per tutta la sua storia, e cioè fra le migliori del mondo. I risultati non vengono da esperimenti, o da espedienti, ma vanno voluti con determinazione e dedizione, perché la maglia azzurra è – o dovrebbe essere – un motivo di orgoglio per chi la indossa e per chi ne è il custode istituzionale.

Il doppio come emblema del caos. Contro una nazione che poteva schierare il numero 5 del ranking mondiale sapevamo che era fondamentale aggiudicarsi la prova di coppia per sperare nel ritorno nel World Group I. Per mesi il capitano Barazzutti avrà pensato all’importanza del tandem da schierare. Ma allora perché Bolelli e Starace durante la stagione hanno giocato 8 volte insieme (i tre impegni di Coppa Davis, tre turni agli Internazionali d’Italia e due turni nell’Atp di Umago), con la miseria di un solo match disputato sul veloce (nel secondo round contro l’Olanda)?

La struttura della Coppa Davis dà un’enorme importanza al doppio. Vincere il sabato mette pressione agli avversari, costretti ad imporsi in entrambi i singoli della domenica, e può addirittura chiudere definitivamente i giochi. Un progetto ben chiaro implica inevitabelmente la scelta di una (1!) coppia. Si deve parlare con i due prescelti, e gli si deve far capire che per trovare l’affiatamento in ottica Davis devono giocare, giocare, giocare. Non una manciata di match all’anno, ma tanti, tantissimi incontri. Altrimenti non si crea sinergia, non si comprendono i movimenti del compagno, nè tantomeno le tattiche da intraprendere. Abbiamo portato in Svezia Daniele Bracciali. E che l’abbiamo portato a fare? Non certo a fare la riserva per il singolare, dato che l’aretino manca dal tennis che conta da parecchio tempo. L’abbiamo portato perché – presumo, ma non posso giurarlo – può giocare il doppio con Potito Starace, con il quale ha fatto coppia in quest’ultimo scampolo di stagione. Ma fosse solo un problema di doppi, allora staremmo “alla grande”.

Un passato recente, fra screzi e grandi vittorie Da dieci anni manchiamo nel World Group I. E cosa ha fatto la Federazione in questi dieci anni per riportare la squadra in serie A? Quello che ha fatto mi rimane oscuro, ma secondo la mia opinione quello che sicuramente non ha fatto è creare una coesione d’intenti. Nella mia lunga esperienza con la nazionale abbiamo avuto dei rapporti non sempre idilliaci, e a volte si è arrivati allo scontro. Un anno (1994) io e Canè fummo messi da parte dall’allora capitano Adriano Panatta per motivi disciplinari, avendo avuto incomprensioni all’interno del gruppo. Ma ci siamo chiariti, per il bene della nazionale, e perché avevamo bisogno l’uno dell’altro. Io morivo per vestire la maglia azzurra e quando sentivo l’inno ero pronto a tutto per dare il massimo. Giocavo per il mio Paese, quale gratificazione maggiore? E così era per tutti i miei compagni. Le due semifinali del 1996 e 1997 e la finale del 1998 (con Bertolucci in pachina) sono fra i ricordi più intensi della mia carriera, e se Andrea non si fosse fatto male nell’incontro con Norman, saremmo diventati Campioni del Mondo. Ma noi lavoravamo insieme tutto l’anno, ci preparavamo per la Davis, sacrificando anche tanto della nostra carriera da professionisti. Quando Panatta ebbe l’intuizione di farmi giocare il doppio con Gaudenzi, in molti lo presero per pazzo. Noi invece lo seguimmo ( e la fiducia ci venne data in seguito anche da Paolo Bertolucci), e cominciammo dalle qualificazioni dei tornei minori, perché Andrea non aveva classifica nella specialità. Match dopo match trovammo la nostra sintonia, togliendoci soddisfazioni come la vittoria a Casablanca, molte finali Atp e soprattutto tanti trionfi con la maglia azzurra. Facemmo dei sacrifici, e nei primi tempi avemmo qualche screzio, ma le vittorie ci unirono, e ne valse davvero la pena.

Fit, padre padrone che non gratifica i suoi figli. Quello che vedo oggi dall’esterno, è invece un gruppo tutt’altro che proiettato verso uno scopo comune. Ogni anno c’è un tennista che abbandona, un altro che viene cacciato, un altro che ritorna. E la Federazione non riesce ad avere un rapporto sano e di reciproco rispetto con gli atleti. Sia dal punto di vista umano, sia dal punto di vista professionale. E quando mi riferisco alla professionalità, mi riferisco anche e soprattutto al lato economico. Non prendiamoci in giro, la diaria non è un incentivo. Per come viene inteso il tennis oggi, o si dice ai giocatori di lavorare insieme per l’obbiettivo, magari anche gratis, ma garantendogli un ritorno a risultato centrato. O si dà ai tennisti un corrispettivo di quello che guadagnerebbero se andassero in giro per tornei, pattuendo eventuali bonus per il ritorno in Serie A. In entrambi i casi, i nostri ragazzi si sentirebbero incentivati e responsabilizzati, e non usati per uno scopo che – ripeto – dopo dieci anni non riesco ancora a capire.

Capitano allo sbaraglio. Se la Fit ha le sue colpe, non può certo dirsi immune da critiche Corrado Barazzutti. Dal 2001 ha cambiato la squadra continuamente, non trovando mai nè giocatori su cui fare totale affidamento (Luzzi, Volandri e Starace le uniche eccezioni) nè una coesione di gruppo. Lo stesso capitano però, ha dalla sua una fantastica storia con le ragazze di Fed Cup, con le quali ha trovato la giusta sinergia e due titoli mondiali. Ma quando si ha in squadra una top ten come Francesca Schiavone, una top 20 come Flavia Pennetta, una giocatrice di talento come Roberta Vinci e una lottatrice come Sara Errani – ultima arrivata ma subito accettata dal resto del gruppo – è lineare che si lotti ogni anno per la Coppa. Cosa sta facendo invece Corrado Barazzutti per il team maschile? Ogni anno si crea un problema, i giocatori vengono minacciati e allontanati, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Poi ci lamentiamo se andiamo in Svezia e non facciamo risultato. Per quanto riguarda la trasferta di Lidkoping, ho già parlato dell’importanza del doppio – questione però più ampia di una singola partita – ma c’è un’altro interrogativo che mi ha lasciato perplesso. Soderling è un tennista di un’altra categoria – non ci piove – ma è anche uno “sparatutto”, che può accusare cali di prestazione se il suo potente braccio va fuorigiri. Perché allora opporgli nel singolare decisivo un tennista come Simone, che ha caratteristiche simili allo scandinavo – e che quest’anno non ha mai giocato un tre su cinque – invece di Potito Starace, che con il suo tennis molto più vario avrebbe potuto dargli qualche fastidio in più?

Il futuro. Quando le cose vanno male, di solito la medicina che si prende per prima è un nuovo allenatore. Barazzutti sta facendo molto bene con le ragazze, ma nella Davis siamo impantanati, e all’Italtennis maschile serve qualcuno che si dedichi alla causa 365 giorni l’anno. Se ci dovesse essere un cambio – ma non credo – vedo molto bene sulla panchina azzurra sia Renzo Furlan che Gianluca Pozzi. Sono due uomini di campo, hanno costruito la loro brillante carriera con il duro lavoro, e godono del rispetto dei giocatori. Ma il problema del nostro tennis di squadra non è solo l’allenatore, ma soprattutto il governo federale, che da un decennio a questa parte ha depauperato il prestigio della maglia azzurra.

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4 Commenti a “DOVE ANDIAMO?”


  1. Diego Nargiso scrive:

    Cari ragazzi, innanzitutto vi ringrazio per aver commentato il mio articolo.
    Vorrei rispondere ad Enrico e Maurizio semplicemente dicendo che nei prossimi articoli faro’ una desamina su quelli che sono secondo me i problemi che ci impediscono da piu’ di 30 anni di avere uno o piu’ giocatori tra i migliori del mondo.
    Per quel che riguarda invece il discorso Coppa Davis, credo che i giocatori sono responsabili tanto quanto chi li impiega in campo e chi li dirige dalla scrivania.
    Purtroppo il pesce puzza sempre dalla testa ed il comportamento maleducato di un figlio, si evince proprio dalla parola é spesso una cattiva educazione da parte dei genitori (In questo caso la FIT). Per ultimo, non me ne voglia Corrado, in alcuni casi o non condividi la posizione ed il modus operandi dei tuoi dirigenti (rapporto FIT/giocatori) ed hai il coraggio di dissociarti dicendolo apertamente, oppure la condividi e quindi sei parte integrante della stessa.
    Non avendo mai visto o sentito Corrado dichiarare che esiste un problema e che si dovrebbe trovare una soluzione per il bene di tutto il tennis italiano, credo sia quindi in accordo con i suoi dirigenti rispetto al modo in cui si é gestito il rapporto con i giocatori negli ultimi anni.
    Di conseguenza sono del parere che se in 10 anni la tua squadra non fa risultati sia giusto che anche se i tuoi dirigenti ti tengono li’,dovresti essere abbastanza onesto con te stesso di farti da parte.
    Vorrei pero’ ribadire che secondo me Corrado dovrebbe rimanere Capitano di Federation Cup visto che proprio con le ragazze é riuscito a trovare le chiavi giuste per farle rendere al meglio, arrivando a dei risultati eccezionali.
    Vi saluto con simpatia.
    Diego

  2. marina rocco scrive:

    AL Direttore Tecnico di Tennis
    Corrado Barazzutti
    Un vero peccato ! un doppio fantastico Bonelli e Starace sono stati bravissimi lo stesso ma ci voleva , forse, piu’ coraggio, piu’ freddi e aggressivi.
    Comunque le rispetto il suo lavoro con grande stima.
    Cordialissimi saluti

    Direttore Tecnico di Tennis Fssi
    Marina Rocco

  3. enrico Lombardo scrive:

    complimenti per l’analisi a Diego. io tuttavia non penso che il problema sia Barazzutti. penso che nel calcio così come nel Tennis la responsabilità sia di chi scende in campo. Non sappiamo perchè Bolelli sia stato preferito a Starace, ragioni tecniche? fisiche? In ogni caso non credo che contro il Soderling di ieri ci sarebbe stata grande differenza. Ci sarebbe voluto Forse il Camporese o il Gaudenzi dei tempi migliori per potere sperare. Il problema è chiedersi e capire perchè dalla metà degli anni settanta non abbiamo un top Ten, ma neanche un top venti se si escludono i “fuochi di paglia” di due potenziali grandi campioni come Camporese e Gaudenzi. probabilmente qualcosa si sbaglia nella gestione dei ragazzini, che pur ci sono, perchè non emergono? purtroppo diventare un campione ha i suoi costi chi paga i viaggi per i tornei? per gli allenatori ? ecc. ecc. perchè non si creano dei centri federali dove i giovani più promettenti possano studiare e contemporaneamente allenarsi mi pare che Formia prima e Riano dopo qualche risultato lo diedero. Con gli attuali giocatori a mio avviso non si arriva da nessuna parte, poi per stare nel gruppo mondiale e sperare di non essere ricacciati in B alla prima occasione, tanto vale restare dosve stiamo. Grazie e forza tennis italiano.

  4. maurizio scrive:

    ciao diego,ottimo articolo come sempre. ho commentato l’articolo di picasso in cui con le votazioni diceva le stesse cose che scrivi te. ma la mia domanda è questa:come mai TUTTI dicono le stesse cose,dai giornalisti agli ex campioni di tennis italiano,ma nessuno riesce a cambiare questa situazione???la francia dopo i mondiali di calcio ha fatto un repulisti in federeazione, e noi??possibile che non ci sia un limite all’indecenza dei vertici federali???non si rendono conto che da 10 anni a questa parte non c’è pressochè niente di nuovo???mio padre mi faceva giustamente notare che da quando il tennis non è più visibile in chiaro, molto si è perso in termini di conoscenza dei giocatori italiani. quando ero piccolo tutti conoscevamo sia te che paolo canè che renzo furlan,adesso solo nell’evento di davis si conoscono questi giocatori.gli investimenti andrebbero fatti nelle scuole con i giocatori più rappresentativi,invece in italia tennis,spesso,è sinonimo di persone benestanti che mandano i pupilli in giro per soddisfazione.dov’è la fame in questi giocatori???grazie per lo sfogo.buona giornata


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