DAVIS, FOGNINI EPICO! ITALIA, VITTORIA DA RECORD

Fognini vince al quinto per la 13ma volta. Batte Pella 26 64 63 64 62. E' la sua settima rimonta da sotto di due set, la prima in Davis. In 4 giorni, gli azzurri in campo per 18 ore: è il tie più lungo nella storia dell'Italia in Davis. Ai quarti trasferta in Belgio.

TENNIS – Ci sono voluti quattro giorni e una rimonta epica per chiudere l’incontro di Davis più lungo nella storia azzurra. L’Italia torna da Buenos Aires col sudore e la gioia, con la gioia e con i dubbi dopo 18 ore in cinque incontri. Svaporano le 13 ore e 45 contro la Polonia nel 2005. Svaporano i timori dopo i primi due set di un Fognini irriconoscibile contro Pella, le domande che si fanno via via più forti: perché lui e non Seppi? E invece la storia dà i brividi. Fognini firma la sua 13ma rimonta da sotto 0-2 e raggiunge le 24 vittorie in Davis per l’Italia. Il 26 64 63 64 62 proietta l’Italia ai quarti per la quarta volta in cinque anni. Andremo in Belgio, che nel 2000 a Venezia diede inizio alla lunga discesa azzurra fuori dal World Group per più di un decennio. Ci sarà un’altra rivincita da prendere, in casa dello Squalo Darcis.

I due doppi falli di Fognini nel primo game scrivono di fatto la storia del primo set. Troppo raramente l’azzurro mostra la tattica giusta per scomporre le certezze del mancino argentino: non aggredisce, non prende la rete contro un avversario che si limita a farlo scambiare, a farlo giocare (2 vincenti e 9 errori nel primo set). Fognini manca complessivamente quattro palle break nei primi due turni di risposta e si ritrova sotto 4-0, dopo un altro errore di sufficienza. I 25 gratuiti dell’azzurro danno la misura dei primi 37 minuti di gioco, che bastano a certificare il 6-2 per la gioia anche di Maradona che torna a farsi vedere sulle tribune al Parque Sarmiento.

Nel secondo qualche timido segno di miglioramento si intuisce. L’azzurro mette lunga una risposta giocabile su una prima palla break ma riesce a firmare lo strappo del 3-1. Purtroppo, però, l’illusione è breve, l’afflato svanisce e svapora. Pella recupera il break, Fognini ne consegna un altro con un quinto pesantissimo doppio fallo. Pella non ricava molto quando varia con la palla corta ma Fognini è spento, non dà mai l’impressione di poter cambiare le sorti della partita. Nel fuoco di Buenos Aires, il quarto ace vale il secondo set per l’argentino che costringe l’Italia a scalare una montagna che sembrava ormai domata o quasi dopo la prima giornata.

Pella, che si è trovato tre volte avanti di due set in carriera, con due vittorie e la sola sconfitta subita contro Simon all’ultimo Roland Garros, ha giocato meglio i punti importanti, Fognini ha rimontato solo sei volte in carriera uno svantaggio di due set, l’ultima contro Gabashvili all’ultimo Us Open, mai però in Davis, e fatica a dare una svolta tattica e nervosa, emotiva e strategica, a una partita che rimane costantemente in salita. E’ un pendolo che oscilla fra nervosismo e frustrazione, desiderio e impotenza. Non sfrutta un’altra palla break, la decima del match, in avvio di terzo set su una solida prima da sinistra del mancino argentino, che con la prima ricava due punti su tre, ne consegna una nova, la salva col sesto ace (esterno). Si lamenta con Ramos, il referee, perché le chiamate non vengono confermate subito. Le condizioni di gioco, con un pubblico caldissimo e non sempre corretto, frustrano ulteriormente un Fognini insoddisfatto di una prestazione che avrebbe voluto diversa. Anche se tre anni fa, in un ambiente non troppo dissimile a Mar del Plata, vinse tre partite una più spettacolare dell’altra. Pella stecca e vanifica una seconda palla break ma nei momenti di difficoltà rallenta e alza le traiettorie sulla diagonale sinistra. Fognini passa da palle corte mascherate da applausi a qualche gratuito di troppo (oltre 70 dopo i primi tre set. L’azzurro però incassa due errori decisivi di Pella che gli consentono di chiudere 63 e allungare il match.

La partita gradualmente cambia. L’argentino fatica da fondo, l’azzurro continua a prendersela per le chiamate ma soprattutto si va a prendere il break del 2-1 col tredicesimo vincente di rovescio della partita. Pella evita un secondo break, ma Fognini gioca con più sicurezza e costringe l’argentino a colpire con meno margine, a spingere e faticare di più. Ma di nuovo, quando ha l’occasione di allungare l’azzurro si perde, naufraga in un mare di dubbi, di esecuzioni rivedibili, come l’incredibile smash a rimbalzo messo largo a campo aperto e la palla corta larga che permettono a Pella di sperare nel controbreak. Ma Fognini, rimasto troppo passivo nei primi due set, torna a fare quello che gli riesce meglio sul rosso. Entra in campo, cambia ritmo e si proietta al quinto grazie al 63mo gratuito di Pella, che mai prima aveva giocato un set decisivo in Davis (2-3 i precedenti al quinto in carriera).

Il numero 1 d’Italia, che al quinto ha un bilancio di 12-12 al quinto e 2-1 in Davis (ha battuto Lacko e Capdeville, ha perso l’ultimo contro Nedovyesov da due set a uno sopra), si procura subito una palla break ma rimane tre metri dietro la riga, troppo passivo e presta il fianco all’attacco del peggio classificato fra gli otto argentini in top 100. Cancella una palla game col punto del math, tweener e recupero su una volée non così corta, butta via una seconda palla break con un lungolinea facile di rovescio affossato a rete, ma alla fine l’allungo arriva. E’ caduto ed è risorto Fabio. A Buenos Aires, l’Italia si è desta.

Dopo più di quattro ore e quattro giorni, si chiude l’incontro di Davis più lungo nella storia azzurra. C’è solo l’abbraccio e la festa. C’è un Fognini con le ali ai piedi per volare verso i quarti. Verso il Belgio. Verso un sogno.


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