Melbourne - Carattere da vendere. È questo il messaggio forte e chiaro che la nuova generazione lancia da Melbourne. Bernard Tomic, Alexsandr Dolgopolov e Grigor Dimitrov conquistano a pieno titolo la copertina della prima giornata degli Australian Open. Tre vittorie sofferte, lottate, acciuffate con le unghia e con i denti. Tre rimonte al quinto set, distinte nel punteggio ma unite da un denominatore comune: non mollare mai. Virtù imprescindibile per chi di questo sport vuole farne una professione, dote ammirevole se se ne dispone in età così giovane.
Batticuore Tomic. All’inferno e ritorno, citando il titolo di un classicissimo film del 1955 diretto da Jesse Hibbs. Non esistono parole più efficaci per rendere l’idea di quanto vissuto oggi da Bernard Tomic sulla Rod Laver Arena, la location più prestigiosa dell’impianto australiano preparata a puntino per il battesimo del principino locale. Ma alla festa si è presentato anche Fernando Verdasco, che in barba al ruolo di sparring partner ha invece vestito i panni dell’orco cattivo, il guastafeste che stava per trasformare in incubo il sogno recondito del popolo aussie. In molti, avventatamente, avevano cucito addosso all’australiano il ruolo di favorito dimenticando che il miglior Verdasco della carriera lo si era ammirato proprio qui, a Melbourne, nell’ormai lontano 2009. Tuttavia, proprio perché ottenuta in rimonta e a fatica, la vittoria odierna non ha di certo scalfito il potenziale di Tomic ma ne ha semmai certificato le qualità. Bernard è stato bravissimo a resettare la delusione dopo il secondo set (ha fallito due set point) ed ha finito per stroncare alla distanza il suo avversario sia sul piano fisico che su quello mentale. Un successo da veterano, che consacra le sue doti da fighter e fa volare alle stelle la sua già elevata autostima. Da seguire con attenzione, a partire dal match contro Sam Querrey.
Dolgo e Grigor si salvano. Il primo Slam della stagione ha rischiato di fare subito a meno di due attesi protagonisti. D’accordo, Alexsandr Dolgopolov e Grigor Dimitrov non fanno parte della ristretta rosa dei candidati al titolo ma, benché non siano ancora top ten, godono già di un nugolo di tifosi non indifferente. Giocano a tennis come pochi e sono probabilmente i migliori rappresentanti del binomio genio & sregolatezza. E proprio la cronica carenza di continuità stava giocando un brutto scherzo ai due giovanotti, che hanno faticato non poco a carburare sotto il cocente sole australiano. L’istrionico ucraino, finalista a Brisbane, è andato addirittura sotto di due set contro tale Greg Jones, ventiduenne australiano che rimane a stento dentro i primi 200. Svegliatosi d’incanto nel terzo set, Dolgo ha poi concesso la miseria di quattro giochi al suo avversario. Il passaggio a vuoto nei primi due parziali desta comunque più di una perplessità: una partenza diesel potrebbe essergli letale contro l’ostico Tobias Kamke. Pomeriggio turbolento anche per il bulgaro, forse prematuramente vaticinato come il nuovo Federer in virtù di qualità tecniche sopraffine. Grigor è andato sotto due set a uno contro Jeremy Chardy, ma è stato bravo a ritrovarsi appena in tempo per chiudere i due ultimi parziali. Il suo rendimento è ancora simile alle montagne russe ma, nel caso in cui riuscisse a trovare continuità, il talentino dell’Europa dell’Est appare in grado di grandi cose (chiedere a Fish, umiliato nella Hopman Cup). La prova Almagro ci dirà di più su di lui: se in buona giornata, lo scalpo può essere dietro l’angolo.
New entries: Ormaechea e Rogowska. Gisela Dulko, da tempo indiscussa leader del tennis argentino in gonnella, potrebbe non esser più l’unica rappresentante albiceleste nei grandi appuntamenti. Tramontata l’era di Gabriela Sabatini e ritiratesi le più modeste Paola Suarez e Clarissa Fernandez, la celebre compagna di doppio di Flavia Pennetta è stata per anni l’unica giocatrice della sua nazione presente nel circuito maggiore. Ora, però, potrebbe essere arrivata Paula Ormaechea, diciannovenne di Buenos Aires, numero 189 Wta. Proveniente dalle quali, la giovane sudamericana ha piegato all’esordio la rumena Halep guadagnandosi l’onore/onere di sfidare al secondo turno Agnieszka Radwanska. La Ormaechea, destrorsa dal rovescio bimane, non sembra tuttavia una predestinata: vanta qualche vittoria negli Itf e un solo match in un main-draw di un torneo Wta (a Bad Gastein nel 2011). Ama Parigi e il Roland Garros, stravede per papà Marcelo ed è allenata da Federico Paskvan. Il suo obiettivo è entrare nelle top-30. Infine, Melbourne festeggia la nativa Olivia Rogowska, biondina ventenne che ha ripagato al meglio la fiducia degli organizzatori (wild card). La numero 168 del mondo, che ha ricevuto l’invito per il terzo anno di fila, ha finalmente sfatato il tabù primo turno superando in due set la svedese Sofia Arvidsson. Australiana atipica (ama la terra rossa), va pazza per gli spaghetti ed è cresciuta col poster di Steffi Graf in camera. A meno di risvolti clamorosi, la sua corsa dovrebbe esaurirsi al cospetto di Na Li, finalista a Melbourne lo scorso anno. I suoi concittadini confidano in un miracolo.
Ecco il match point con cui Tomic ha chiuso il match contro Verdasco:







