DJOKOVIC: “2010 LA SVOLTA, ERO TOP 5 MA INSODDISFATTO”

Novak Djokovic ha parlato della sua infanzia, carriera e del momento della svolta

Tennis. Novak Djokovic sta per tornare, lo farà nel torneo di Doha a inizio 2018. Nel frattempo, le sue parole hanno riempito il canale youtube di Lewis Howes, partendo dall’infanzia difficile che ha avuto, come qualunque altro bambino serbo di quella generazione.

Quella sensazione di insicurezza, di non avere aiuto è terribile perché a noi, in quanto esseri umani, piace avere controllo dell’ambiente, di dove viviamo, di cosa faremo, e questo ci era stato completamente tolto. C’era una potenza maggiore che poteva fare qualunque cosa a chiunque“.

Il racconto di quegli istanti di Nole è drammatico:Sentivo le bombe ogni giorno, ovviamente eravamo spaventati e ci andavamo a riparare nei sotterranei di mia zia. Quindi praticamente ogni notte, per un paio di settimane, andavamo lì alle 2:00-3:00 di notte.Ci alzavamo, preparavamo le nostre cose, piangevamo un po’, urlavamo e uscivamo. Nel cuore della notte, quando tutto era buio”.

Poi il 2010, quando a 23 anni era già tra i primi cinque del mondo, ma non era soddisfatto:Per me essere numero tre o quattro del mondo non era abbastanzaA 7-8 anni, l’obiettivo della vita era sempre quello di essere numero uno e vincere Wimbledon. (Dopo la partita) sono andato dai miei genitori e ho pianto. Non sapevo se avrei dovuto continuare. E mio padre mi diceva: fatti forza, fatti forza”.

Poi, il rapporto fondamentale con lo storico staff, da cui questa stagione si è staccato: “Dovevo pensarci di più. Sono andato dal mio allenatore Marian Vajda e dal mio team e mi hanno detto: ok, prenditi il tuo tempo, prima respira poi calmati e rifletti sul passato. Perché hai iniziato a praticare questo sport? Lo ami? Ti piace davvero tenere in mano la racchetta? In effetti sì”.

Infine, il periodo dell’imbattibilità, in cui sembrava indistruttibile: “Mi piace giocare, che sia sul campo centrale per una finale Slam o su un normale campo pubblico. Dopo aver conquistato la Coppa Davis, uno dei momenti più belli della mia carriera, ho vinto 43 match di fila fino al Roland Garros successivo“.

Un periodo irripetibile. O no?


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