NOLE, ALL’INFERNO E RITORNO

A un passo dal baratro, Djokovic ha ritrovato le energie necessarie per centrare la sua settima finale in un torneo dello Slam. Murray è stato vicino al colpaccio, ma l’assalto al tanto ambito Major è rinviato

Melbourne - Andy Murray dovrà attendere ancora. La corsa al tanto ambito primo titolo dello Slam subisce l’ennesima fermata, stavolta sita in semifinale a Melbourne. A respingerlo, così come già accaduto nella Rod Laver Arena lo scorso anno, è ancora quel Novak Djokovic, nato appena sette giorni dopo ma che ha spiccato il volo prima di lui. E che non ha intenzione di fermarsi. Domenica giocherà la sua settima finale in un torneo dello Slam, la terza in Australia dopo quelle vinte nel 2008 (contro Tsonga) e nel 2011 (contro Murray). Dall’altra parte della rete troverà ancora Rafael Nadal, con il quale ha disputato le ultime tre finali dei Majors e contro cui ha sempre vinto nelle ultime sei sfide (lo spagnolo conduce 16-13 nei precedenti). In caso di vittoria, Novak diventerebbe il quinto giocatore della storia capace di vincere tre Slam consecutivi (gli altri sono Nadal, Federer, Laver e Sampras).

Tanta intensità, poco spettacolo. Il match odierno ha avuto una trama lontana anni luce dalla finale giocata qui lo scorso anno. Quella fu una mattanza del serbo, che oggi ha invece rischiato seriamente di lasciarci la pelle. Giacché in questi casi si tenda spesso a enfatizzare, la maratona di oggi è stata sì intensa ma non straordinaria dal punto di vista della qualità. Errori da ambo le parti (155 in totale!) hanno caratterizzato gran parte dell’incontro, che paradossalmente ha offerto maggiori spunti tecnici nell’ultimo parziale, quando la fatica iniziava a farsi sentire e i giocatori hanno lasciato andare il braccio. La lentezza della superficie ha “frenato” il numero dei vincenti ed è la causa principale della marea di break (17, numeri da singolare femminile) che hanno connotato la partita. Se poi a questo si aggiunge che in campo c’erano i migliori ribattitori del circuito il dado è tratto.

Murray, le chances fallite. Quello di oggi era il primo test probante per la ditta Murray&Lendl. L’inizio non lasciava presagire nulla di buono per lo scozzese, che con il cronico atteggiamento remissivo sembrava sulla buona strada per riprendere un’altra stesa stile 2011. Ma nel secondo set, dopo aver fallito l’occasione di portarsi sul 3-0, Djokovic è andato in apnea e Murray ha preso in mano le redini del gioco. Lo scozzese ha giocato con autorità nel terzo parziale: annullati 3 set point sul 4-5, ha subito il break sul 6-5 in suo favore ma non si è disunito e ha disputato un tie-break perfetto, giocando con sagacia e coraggio. A questo punto è arrivata la distrazione fatale di Andy : al momento di infierire, con un avversario letteralmente in ginocchio, lo scozzese ha accusato un lungo black-out che gli è costato il quarto set (durato 25 minuti) e lo ha fatto precipitare sotto di un break nel quinto. Nonostante un Nole rigenerato, ha saputo riagganciarlo strappandogli il servizio sul 3-5. Andy si è sciolto sul filo di lana: fallite tre chances per salire 6-5 (avrebbe servito per il match), ha quindi deposto le armi nel game successivo. Certi treni, a questi livelli, passano una volta sola ed Andy deve imparare a prenderli. Onore ad un indomito Nole, che si è definito “distrutto” a fine match. Sarà dura smaltire le tossine, sebbene ci siano ancora 24 ore di tempo. Ce lo auguriamo, per il bene di una finale combattuta e, si spera, avvincente.

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