DJOKOVIC: «NON FUNZIONA ESSERE SEMPRE UN VINCENTE»

Il numero uno del ranking ATP Novak Djokovic soffre il ruolo di chi è chiamato a vincere a tutti i costi e vuole ritrovare la felicità sui campi da tennis

TENNIS – Stress e responsabilità del campione. Vincere a tutti i costi per mantenere fede a pressioni, attese è pronostici. È dura la vita del numero 1, e Novak Djokovic ne è consapevole: non sempre la parola successo è sinonimo di felicità e di divertimento. Probabilmente, il serbo non riesce più a divertirsi sui campi da tennis come accadeva diversi mesi fa. Il suo compito prioritario resta la difesa del titolo conquistato ai Masters 1000 di Shanghai l’anno scorso ai danni del francese Jo-Wilfried Tsonga: l’esordio è stato più che positivo contro l’imprevedibile azzurro Fabio Fognini.

Il doppio 6-3 con cui Nole ha liquidato la pratica potrebbe far pensare ad un Djokovic meno stressato del solito, anche in virtù della rinuncia alla partecipazione all’ATP di Pechino, ma la ricerca della felicità sul campo non passa necessariamente dai risultati: «Cerco di vedere le cose in maniera diversa, dal punto di vista umano e non tanto da quello professionale – ha evidenziato il numero 1 del ranking ATP alla prima uscita ufficiale dopo il ko degli US Open contro Wawrinka -, è naturale che quando gioco cerco di dare il meglio di me stesso e di vincere, ma questo approccio è solo una conseguenza di come mi sento e di come riesco a prepararmi. In ogni caso sono convinto che non va più bene per me la mentalità che mi costringe a considerare una priorità vincere tutte le partite». Djokovic prova dunque a dare una spiegazione psicologica ad una serie di risultati non entusiasmanti che hanno accompagnato il suo 2016, soprattutto dalla stagione della terra rossa in poi, soprattutto vista la delusione olimpica.

Il campione serbo ha dichiarato di non essere interessato alle rivalità che possono disturbare la pace e la soddisfazione del numero uno al mondo, né tanto meno del distacco che separa il numero 2 del ranking, il britannico Andy Murray, dal trono che al momento gli appartiene: «Penso che tutto sta nelle nostre teste, nel modo in cui percepiamo le cose e come ci approcciamo ad esse. Da poco ho cambiato il mio approccio e il mio stile di vita, soprattutto dal punto di vista mentale». Non ci sono dubbi, quindi, sul fatto che né Murray né tanto meno Djokovic pensino ad eguagliare o a superare il record di Slam detenuto da Roger Federer. “Djoker” ora ha ben chiaro quali sono le sue priorità, e nessuna di queste è legato ai record: «Non ci penso, non penso ai successi, ai trofei, alla classifica e al titolo di numero uno al mondo». È un Djokovic pensieroso, consapevole di attraversare una fase particolare della propria carriera. E per il serbo “Alla ricerca della felicità” non è soltanto un film, la sua carriera non è un film.

 


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