E’ stata la vittoria più bella della tua carriera?
Penso tra le più belle, al pari con Wimbledon, per motivi diversi ovviamente. Questa forse la supera perché è il risultato di una lotta estrema di quasi sei ore. Penso che sia la più lunga finale di un torneo Slam e solo il pensiero di questo record mi fa venire le lacrime agli occhi. Sono davvero orgoglioso di far parte della storia, parte di quei pochi tennisti che possono vantare più successi qui in Australia. E’ stato profondamente emozionante giocare fino all’una e mezza di notte, grazie anche al sostegno degli oltre 15mila spettatori presenti.
Come sei riuscito a mantenere in equilibrio la situazione?
Quando giochi su cinque set le probabilità di rimettere in piedi la partita sono tante, sta a te saperle cogliere. Lui è stato bravo a sfruttare tutte le opportunità e siamo arrivati al quinto set e lì la cosa si è fatta davvero incerta, perché entrambi avremmo potuto vincere. C’è stato un momento in cui ho sentito il mio corpo perdere un po’ di lucidità, ma sono riuscito comunque a gestire la situazione e a rimontare in sella. Quando eravamo sul 4-2 a suo favore, Rafa non ha mai mollato ed io ho dovuto fare domanda a tutte le mie energie per non cadere. Tuttavia siamo professionisti, viviamo per questo tipo di match, lavoriamo duramente ogni giorno, in modo da avere anche la capacità di far fronte ad una partita di sei ore.
E’ un traguardo invidiabile, quali sono e come puoi descrivere le emozioni che si vivono in quei momenti?
E’ un caleidoscopio di sensazioni: senti il dolore, la sofferenza, fai di tutto per far si che le tue gambe resistano durante lo scambio. Cerchi di andare avanti punto dopo punto: è tutto portato all’estremo, tanto che alla fine gioisci anche del dolore.
Dove hai trovato la forza di festeggiare una volta terminata la partita?
Non lo so ad essere sincero. Ora sono le 4 di mattina, non so per quanto ancora potrò resistere , ma per ora mi godo il momento (ride).
Hai detto che vorresti ripetere l’annata che si è appena conclusa, dopo questa vittoria sei ancora sicuro, visto quanta fatica ti è costata?
Beh i risultati si raggiungono anche tramite la sofferenza ed è qualcosa che devi accettare quando vivi per uno sport. Per ora però non credo sia il caso di pensarci, siamo solo all’inizio dell’anno. Ora ho qualche settimana di riposo prima di riprendere e nel frattempo voglio godermi questa vittoria. C’è molto in ballo, ma per ora può attendere.
Ti dispiace per Rafa?
So quello che si prova, sono stato nella sua posizione per un paio d’anni, quando perdevo in continuazione finali e semifinali davanti a lui o a Roger. Ripeto quello che ho già detto in campo, è un peccato a volte che ci sia un solo vincitore, perché entrambi avremmo meritato questa notte.
Quante settimane ti prenderai di riposo ora?
Non lo so di preciso, ma almeno due credo.
Sei in ‘rampa di lancio’ per il Grande Slam, tutto dipenderà dal risultato di Parigi..
Quest’anno la mia priorità saranno proprio i tornei del Grande Slam, insieme naturalmente alle Olimpiadi. Voglio fare del mio meglio, almeno arrivare in finale a Parigi. E’ un traguardo che non ho mai raggiunto in carriera e quest’anno mi sento pronto anche per superare questo nuovo scoglio.
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Sono felice che abbia vinto Djokovic: non sopporto le smorfie del viso contorto di Nadal, i suoi pugni in faccia all’avversario, quell’atteggiamento visibilmente aggressivo. Anche Djokovic è determinato al massimo, ma se perde un punto lo vedi anche sorridere del suo sbaglio e fare dellironia sui suoi errori. Sembra che Nadal possa reggersi solo sull’odio contro l’avversario: insopportabile.