PRENDO DJOKOVIC

Fiducia, forza e determinazione. Queste le armi con cui Novak si presenta al Roland Garros. Se vuole incidere per la sesta volta il suo nome al French Open, Nadal dovrà rinnovare il suo gioco

Monte Carlo (Principato di Monaco) – “Per giocare a tennis a questi livelli c’è bisogno di imparare e lavorare ogni giorno”. A memoria non ricordo una dichiarazione del genere fatta da un top player del passato o del presente. Mi ha colpito sentir pronunciare queste parole dal giocatore che sembra non aver punti deboli, che domina il circuito dall’inizio della stagione. E invece Novak Djokovic è uno che crede nel lavoro e nella fatica. E che ha trovato quella fiducia che gli ha permesso di inanellare l’impressionante striscia di sette trofei consecutivi.

Otto, numero tondo. Sono sette (è bene ricordarli: Australian Open, Dubai, Indian Wells, Miami, Belgrado, Madrid e Roma), ma potranno diventare otto. Perchè a mio avviso anche sulla terra di Parigi il numero 2 del mondo parte favorito. Quello che più mi ha impressionato di Nole in questo periodo è una condizione atletica devastante. Vederlo giocare fresco come una rosa nella finale di Roma al cospetto di Nadal, dopo essere uscito vincitore dalla maratona della sera prima con Murray, è fatto che raramente si vede nel nostro sport. Se Djokovic può vincere gli Internazionali Bnl d’Italia battendo in finale Rafa con le sue stesse armi (ci ritorneremo), non vedo nessuno capace di poterlo contrastare in un torneo “tresucinque” come il Roland Garros. Allo Slam parigino il serbo si potrà anche concedere il lusso di spegnere la lampadina per un set, perché la struttura dell’incontro glielo permette.

Cambiando l’ordine degli addendi, il risultato cambia. Fino ad un anno fa, ragionavamo sui dualismi (Nadal-Federer o Nadal-Djokovic) ponendoci sempre la stessa domanda. Come può fare Roger (o Novak) a battere Rafael? Che chiave tattica dovrebbe utilizzare per spezzare la resistenza dell’iberico? Oggi ci poniamo sempre la stessa domanda, ma soggetto e complemento sono ribaltati. Cosa dovrà fare Nadal per sconfiggere il suo alter ego più convinto di lui? Infatti, di questo si tratta. Rispetto al duello fra Nadal e Federer (che considero di sicuro più avvincente di questo, perché sono a confronto due stili di gioco molto differenti), la sfida del 2011 fra i numeri 1 e 2 del mondo è una battaglia condotta con le stesse armi. Giocano pressoché a specchio, puntando molto sulla regolarità, sul controllo del palleggio, sull’esplosività. Però oggi, vince sempre Djokovic.

Perché? Novak Djokovic non è più forte, in senso assoluto, di Rafael Nadal. Ha solo più fiducia del rivale. E lo dimostra in campo. Mentre a Madrid si poteva puntare sul ragazzo di Belgrado per una vittoria, date le particolari condizioni di gioco del Masters spagnolo(la palla viaggia molto velocemente, lo stadio è molto riparato e il vento non entra sul campo) Roma è il classico torneo outdoor sulla terra, condizione preferita dal manacorino.

A mio parere la finale del Foro Italico è importante da analizzare almeno sotto un paio di aspetti. Da una parte Djokovic ha trionfato in un torneo in cui non ha giocato bene. La semifinale già ricordata contro Murray l’ha portata a casa esprimendo un tennis sotto tono, di fronte ad un avversario che invece ha prima trovato un grande gioco, e poi ha buttato al vento tutte le occasioni che quel gioco gli aveva procurato. Ma ciò rende ancora più importante la vittoria di Djokovic, perché la differenza che c’è fra un grande campione e un buon giocatore è che il primo si impone nei match anche quando gioca male.

Dall’altra parte Nadal ha provato a cambiare tattica, memore della batosta di Madrid. Ha tentato di giocare sulle altezze, sperando di mettere in difficoltà l’avversario sul dritto alto, il più problematico fondamentale da affrontare per Djokovic, data la sua impugnatura. Ma di fatto Nadal è stato costretto a giocare come di solito fanno i suoi rivali. Era infatti Novak a stare qualche metro fuori dal campo, ribattendo come un muro qualsiasi palla dello spagnolo, il quale proprio con questo stile di gioco è diventato numero 1 del mondo. Al Roland Garros la velocità del campo potrà aiutare Rafa, ma quello che mi aspettavo era un’impronta più aggressiva.

Il “problema” di Nadal è che, come ricordato, il suo gioco da ribattitore è quello che l’ha fatto diventare famoso. Ora invece è chiamato a superare un altro step, e diventare più aggressivo, per mettere pressione al suo alter ego. Ma non si può snaturare il proprio gioco solo per una finale, e quindi il mio consiglio (sono sicuro che Toni gli dirà le stesse cose) è di cominciare ad essere più incisivo e giocare con i piedi dentro al campo già dai primi turni del Roland Garros. Tanto per fare un esempio, mi ricordo che quando Wilander vinse gli us Open giocando serve&volley (cambiando di molto il suo stile di gioco), lo svedese cominciò a provare questo schema dall’inizio del torneo, contro giocatori più scarsi. Perché prendere fiducia nel proprio gioco, significa provarlo e riprovarlo, e non improvvisarlo per un incontro solamente. Sono sicuro che Nadal è in grado di compiere questo ulteriore miglioramento, lui che in carriera ha già dimostrato di sapersi migliorare e adattare, passando da giocatore esclusivamente “terraiolo” a campione a Wimbledon, Us Open e Australian Open.

Gli altri. Djokovic favorito, Nadal subito dietro. Non vedo altri tennisti che possano raggiungere la finale del Roland Garros. Per battere il serbo bisognerebbe trovare (oltre ad un più proposito Nadal) il classico giocatore che “imbrocca” la partita dell’anno. Non so se Federer, inserito nella parte bassa del tabellone di Parigi, ha la convinzione di poter ancora recitare un ruolo da protagonista in un torneo così estenuante come il Roland Garros. A quasi 30 anni, credo lo svizzero sia scarico di motivazioni e che sia meglio per lui concentrarsi su tornei veloci, a lui più congeniali. Inoltre è ora che Roger ci faccia divertire sul serio. Da lui vogliamo vedere sempre un gioco d’attacco (come ha fatto nella semi di Madrid contro Nadal), serve&volley, vincenti entusiasmanti. Magari è un gioco che non gli farà vincere tanti altri tornei, ma lui rimane sempre il tennista che con il suo braccio può infiammare il pubblico. Ce lo deve!

Ritrova le righe, Richard. Parlando di Federer prendo lo spunto per commentare il gioco di Richard Gasquet, carnefice proprio dell’elvetico a Roma. Il suo exploit al Foro non gli può dar credito per un altro grande torneo in patria. Il motivo? Il francese gioca a 5 metri dalla linea di fondocampo, e non capisco come questo sia possibile. Lui ha sempre giocato in questo modo, ma non ha nè il fisico nè l’attitudine per un tennis di questo tipo. Per stare così lontano dal campo bisogna avere un fisico alla Corretja, alla Nadal, alla Djokovic. Deve migliorare tanto sotto questo aspetto, perché per il resto, Richard è un giocatore davvero interessante sotto il profilo squisitamente tecnico. Sono sicuro che Riccarto Piatti riuscirà a convincerlo a fare qualche passo avanti, ma non lo vedo fra i favoriti del Roland Garros. Rimanendo in terra francese, qualche chance in più potrebbe averla Tsonga, che ho visto in forma in questo scorcio di stagione, mentre Del Potro è stato penalizzato da un tabellone terribile, trovando già al primo turno Karlovic, poi probabilmente Gulbis e infine Djokovic. Se batterà questi tre giocatori, allora l’argentino vincerà per inerzia il suo secondo Slam della carriera. Difficile…

Capitolo azzurri. Poche speranze per gli azzurri in gara. Starace ha pescato un buon tabellone (qualificato al primo turno, Mayer o Kunitsyn al secondo, probabilmente Almagro al terzo) ed è l’unico che può arrivare fino agli ottavi di finale. Se lo merita, ha il tennis per farlo. Gli altri rischiano invece di perdersi già nel secondo round. Francesca Schiavone invece, beh, per lei sarà molto difficile. Sente ovviamente la pressione da campionessa in carica, ma mi sembra che il suo particolare momento non sia dei migliori, sia per il gioco espressoche per la mancanza di tranquillità (non mi aspettavo alcune sue dichiarazioni nel dopo gara con la Stosur). Insomma, niente di nuovo da commentare per quanto riguarda il tennis di casa nostra. Ma, ovviamente, spero di sbagliarmi.

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