L’ANNO DEI MIRACOLI

Durante la stagione Atp e Wta targata 2015 sono accaduti svariati miracoli. Riviveteli in queste righe...

«Non spetta a noi dimostrare l’impossibilità del miracolo, spetta al miracolo dimostrare se stesso», sosteneva il filosofo francese dell’Ottocento Ernest Renan. Un pensiero semplice e facilmente condivisibile. Ed è con la stessa estrema semplicità che nel mondo del grande tennis quest’anno si sono compiuti svariati miracoli. A dire il vero si sono tutti concentrati nella seconda metà di un 2015 che, nei primi mesi, si era limitato a mantenere ben saldi al loro posto due rodati leader mondiali come Novak Djokovic e Serena Williams. Con il trascorrere delle stagioni, invece, l’orizzonte si è fatto meno preciso e in estate sono avvenuti i primi “fenomeni” nel circuito femminile. Tanto per cominciare è sbocciata una campionessa “doc”, capace di portare un po’ d’aria fresca tra le big: la 22enne spagnola Garbiñe Muguruza, che ai primi di luglio è riuscita a spingersi fino al match-clou di Wimbledon e che poi ha tenuto ben saldo il timone collezionando risultati di tutto rispetto e approdando alle semifinali delle Wta Finals. Ha terminato la sua annata del “grande salto” sedendosi di diritto sulla poltrona n.3 del mondo, unica iberica a riuscirci dopo Arantxa Sanchez Vicario nel 1996.

Allo Slam seguente, gli US Open newyorchesi, sono accaduti tre prodigi tutti insieme: la tarantina “artista della racchetta” Roberta Vinci ha battuto la nerboruta Serena Williams quando ormai era a due soli passi dalla realizzazione del Grand Slam; l’atto finale di Flushing Meadows “in gonnella” ha parlato solo pugliese; a salire sul gradino più alto del podio è stata una Flavia Pennetta già in odore di ritiro. Ditemi voi se non sono miracoli questi! Come effetti diretti si sono avuti l’eclissamento di “Serenona” da tutte le competizioni di fine anno ivi comprese le Wta Finals (sicuramente necessario per smaltire l’inconcepibile smacco subìto, ma c’è chi ha anche azzardato una sua ipotetica gravidanza mai confermata); l’innamoramento di tutto il pubblico statunitense letteralmente stregato dalle intrepide finaliste azzurre; la delusione dei tifosi italiani che dopo l’euforia del momento hanno dovuto digerire l’immediato ritiro dell’eroina Flavia, anche se la brindisina ha continuato a farsi sporadicamente vedere all’opera sul tour.

Gerarchie completamente rispettate, invece, nell’altra metà del cielo tennistico, con zero exploit da parte dei giovani rampanti che non riescono a trovare lo spazio per sfondare le linee nemiche composte dai soliti noti “Nole” Djokovic, Roger Federer e Andy Murray, con l’unica defezione di un opaco Rafael Nadal incapace di competere ai suoi soliti livelli e perciò anche di difendere il titolo del Roland Garros vinto per 9 volte.

Anche il circuito maschile, però, ha conosciuto i suoi miracoli, che guarda caso sono stati sempre tre (il numero perfetto!). Giudicate voi: l’imbattibile serbo è riuscito a ottenere addirittura più successi nell’annata appena conclusa con 82 vittorie (e sole 6 sconfitte) e il trionfo al Masters, che nel suo strabiliante 2011 da 70 vittorie (a fronte delle solite 6 “disfatte” e l’esclusione nel round robin di Londra). L’immarcescibile 34enne svizzero ha terminato ancora una volta al terzo posto del ranking Atp la sua stagione, dopo essere anche salito sulla piazza n.2 grazie a 6 titoli infilati nel suo carniere insieme con i prestigiosi match-clou degli Slam di Londra e New York e delle Atp Finals. Tutti persi a opera di Djokovic, al quale però si è tolto la soddisfazione di dare una bella strigliata per ben tre volte quest’anno, compresa quella nel girone eliminatorio londinese. Roba da non credere… e il suo coach Stefan Edberg assicura che ne vedremo ancora delle belle! Infine, c’è stato il prodigio compiuto dallo scozzese, che ha riscattato con un colpo di coda secco un 2015 senza lode e senza infamia riconquistando con un  percorso netto di 11 successi e 0 sconfitte una Coppa Davis che nel Regno Unito mancava da 79 anni.

Così si è chiuso il cerchio magico: per Murray, che dopo essere stato il primo britannico capace di imitare il suo predecessore Fred Perry a Wimbledon è anche riuscito a seguire i suoi passi nella massima competizione per nazioni; ma pure per l’anno dei miracoli, che grazie a Andy è andato in archivio con un ultimo fuoco d’artificio di buon augurio per il 2016 delle Olimpiadi di Rio.


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