CIN CIN BUD

In ricordo del mio giovanissimo amico: l’86enne Bud Collins. Il più preparato, il più geniale, il più allegro scrittore e telecronista del mondo della racchetta. Per questo lo saluto con un brindisi.

“Ciao Padrona!”. Ancora me lo vedo, il mio amico Bud Collins, salutarmi apostrofandomi così quando arrivavamo in un torneo, magari dopo aver affrontato un lungo viaggio. Che bella era la certezza di incontrarlo, ovunque in giro per il mondo, così vivace e creativo, e così affettuoso e semplice malgrado fosse un gigante per gli americani amanti del tennis.

“Padrona”, il soprannome che secondo lui mi ero meritata perché, più di venti anni fa, ero riuscita ad assicurarmi la sua collaborazione per Tennis Oggi. Naturalmente la sua scelta non fu dovuta alla mia abilità, ma alla sua grande generosità, alla sua voglia di condividere il più possibile con gli altri una visione del “circo” della racchetta sempre puntuale e intuitiva.

La sua carriera era cominciata da giovanissimo, ma la sua consacrazione avvenne quando iniziò a scrivere per il Boston Globe negli Anni Sessanta. La carta stampata, però, non era sufficiente a sfamare la sua incontenibile voglia di raccontare il tennis, così fu il primo “scriba” (per dirlo alla Gianni Clerici) ad entrare nelle case degli americani con le dirette televisive, fino ad approdare al colosso NBC. Oltre a essere sempre il più preparato e il più lungimirante, diventò un personaggio amatissimo grazie anche al suo humour e al suo look inconfondibile, fatto di pantaloni e magliette dai mille colori, i più famosi quelli con le fragolone che indossava a Wimbledon e quelli ricavati da una vecchia bandiera dell’MSI che si metteva al Foro Italico.

Fu proprio in occasione di una lontana edizione degli Internazionali d’Italia che Bud Collins cominciò la simpatica tradizione di portarmi in dono una T-shirt a tema tennistico (che ancora conservo gelosamente), tanto che io, per dimostrargli la mia gratitudine, presentai lui e sua moglie Anita ai miei genitori che immediatamente li invitarono a cena. Da quel momento ogni anno si ripeteva il nostro rito e l’amicizia si consolidò.

Fu addirittura Bud a farci scoprire un ristorantino pazzesco a due passi da casa nostra! Come dicevo, sapeva sempre tutto di tutto, più di tutti. E siccome aveva il vizio di affibbiare soprannomi, ribattezzò l’oste “Assassino” perché ci faceva mangiare troppo. Dodici mesi dopo, quando tornò a Roma, Bud trovò ad accoglierlo la nuova scintillante insegna “dall’Assassino”. Il proprietario del locale si era così guadagnato una bella recensione sul Boston Globe.

Era tanto generoso l’amico Collins, che negli anni nominò tutti i suoi “friends” (me compresa, e varie volte) negli articoli per il quotidiano, cosicché i lettori potessero calarsi completamente nel suo fantastico e colorato mondo.

Nel 1994 Bud Collins entrò nella “Hall of Fame” per il suo enorme contributo allo sport della racchetta, e fino al 2012 continuò a viaggiare intorno ai cinque continenti e alla sua passione. Quando cominciarono le prime avvisaglie della malattia dovette gettare la spugna, ma molti sono stati i giocatori e gli addetti ai lavori che gli sono rimasti vicino. Lo scorso settembre, la Federazione americana ha preso la saggia decisione di dedicargli la sala stampa degli US Open, e lui per fortuna riuscì a presenziare la cerimonia svoltasi durante il Grand Slam.

Ha avuto tanto e con merito, il grande Bud, dalla vita e dal tennis. E tanto ha dato nei suoi 86 anni spesi magnificamente. «Impossibile pensare a Bud senza sorridere, perché tutti lo ricorderemo con allegria e ammirazione», ha dichiarato l’ex “pro” Todd Martin, centrando il personaggio alla perfezione.

Quando ho appreso che ci avevi lasciati ho brindato a te, caro amico mio, e scrivendo di noi ho ripercorso uno spaccato di vita da incorniciare. Cin cin.

 

Bud Collins

Bud Collins


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