FEDERER GUARDA AVANTI: “UN ALTRO SLAM? PIU’ CHANCE A WIMBLEDON CHE A PARIGI”

Federer è il giocatore che ha vinto più titoli fra Slam, Masters 1000 e ATP Finals. E guarda avanti, a quel che sarò il 2017. "Giocherò molto sull'erba, penso di avere più occasioni di vincere a Wimbledon".

TENNIS – “Se l’anno prossimo non dovessi tornare in Australia, sarà stato comunque bellissimo”. Ha spiazzat un po’ tutti nel discorso a caldo dopo la premiazione a Melbourne. Poi, però, ha corretto il tiro in conferenza stampa. “No, non ho pensato al ritiro, tornerò sicuramente qui”. Non farà come Flavia Pennetta, che gli aveva anche consigliato di ripetere la sua stessa decisione, di annunciare l’addio al tennis dopo il grande trionfo. “Naturalmente spero di tornare l’anno prossimo. È questo il motivo per cui mi sono fermato per sei mesi, nella speranza che io possa giocare ancora per un paio d’anni”, ha detto. Dopo la festa, dopo una notte di gioia con la famiglia, dopo i figli che hanno usato il trofeo come cesta per i giocattoli, dopo l’emozione per Mirka che, ha detto, “c’era quando non avevo vinto ancora niente e c’è ancora adesso dopo 89 titoli”, c’è già da pensare al futuro.

Il quinto Australian Open, quel diciottesimo Slam che sembrava ormai un Godot atteso e mai centrato, porta a 48 il totale dei suoi titoli nei grandi tornei, fra Slam, Masters 1000 e ATP Finals. Dal primo, a Amburgo 14 anni fa, ne ha vinto almeno uno in 14 stagioni diverse. Ne ha giocati 206, ne ha conquistato uno ogni 4.3. In questa speciale classifica è di nuovo davanti a Djokovic, fermo a 47 “grandi titoli”, anche se ha la miglior percentuale di successi di sempre: un torneo vinto ogni 3.2 giocati, appena migliore di quella di Nadal, che inseguiva il 15mo Slam ma ha pur sempre portato a casa un trofeo ogni 3.5 grandi tornei giocati.

“Questa vittoria è stata un’enorme sorpresa per me” ha detto Federer, “forse come il mio primo Slam, Wimbledon 2003 anche se ovviamente è tutto diverso. All’inizio pensavo che avrei potuto magari battere un top player e quello sarebbe stato tutto, o perché avrei cominciato a sentire dolori, ed è successo, o perché il mio livello di gioco sarebbe sceso, ma questo non è successo”.

L’Australia torna a chiudere un cerchio, dunque, per Federer che proprio dopo il suo primo trionfo a Melbourne è diventato per la prima volta numero 1 del mondo. Il 2004 è un anno particolare per lo svizzero, è il primo senza Peter Lundgren, il primo senza coach. Dopo tre vittorie di routine, il 26 settembre, festa nazionale in Australia, ritrova Lleyton Hewitt. Quattro mesi prima, su quello stesso Centrale, si era fatto rimontare da “Rusty” in Coppa Davis: avanti di due set e al servizio sul 5-3 nel terzo aveva perso 57 26 76 75 61. Da quel giorno il suo rapporto con la Davis non è più stato lo stesso. Anche perché Svizzera e Australia avevano deciso di mettere in palio, per la nazione vincitrice, un trofeo dedicato a Peter Carter, il coach australiano, primo mentore di Federer, morto in un incidente in Sudafrica. Il 46 63 60 64 vale il quarto di finale contro David Nalbandian: è la settima volta che lo affronta, e nelle prime cinque ha sempre perso. Ma l’argentino riesce a vincere solo un set. Federer chiude 75 64 57 63. Con Roddick eliminato nei quarti da Safin in cinque set, la semifinale contro Juan Carlos Ferrero vale anche un posto in vetta al ranking per chi vince. E Mosquito, frenato da un infortunio che ne limita i movimenti, non può arginare Federer che vince 64 61 64 e si assicura la certezza di diventare il 23mo giocatore a raggiungere la prima posizione della classifica dal 1973. “Solo una volta si diventa numero 1 uno per la prima volta” commenta prima della finale con Safin che lo porta al secondo titolo dello Slam in carriera e a toccare per la prima volta lo scettro di re del tennis mondiale.

Primo a superare le 200 settimane di fila da numero 1, sarà scavalcato da Nadal dopo la finale di Wimbledon 2008. La seconda parentesi in vetta al ranking si chiuderà poi il 6 giugno 2010, a una settimana dal record di Sampras. Dopo il 16mo Slam, l’Australian Open (“Posso piangere come Federer” dirà Murray, battuto in finale, “peccato che non riesco a giocare come lui”) al Roland Garros batte Reister al terzo turno (vittoria numero 700 nel circuito ATP) e Wawrinka in ottavi ma perde da Soderling nei quarti. Si interrompe la serie di 23 semifinali consecutive nei major e dice addio al numero 1. Per battere il record di Sampras e diventare il primo uomo a superare le 300 settimane da numero 1 deve aspettare due anni e un Wimbledon speciale. “Ho sempre sentito che giocare da numero uno del ranking fosse più semplice che diventarlo” dirà. “Alcune persone e alcuni giornalisti” aggiunge, “non comprendono che va bene semplicemente giocare a tennis e divertirsi. Pensano che tu debba vincere tutto, che debba sempre esserci un successo. A volte bisognerebbe guardarsi in dietro e pensare: Perché ho cominciato a giocare a tennis? Perché mi piace. E’ una sorta di hobby che diviene una specie di lavoro. Tante persone non hanno questa fortuna”.

Perché se hai davvero passione nel fare qualcosa, spiegava, trovi sempre una motivazione che ti spinge a farla meglio. E a guardare avanti, a quel che sarà il 2017, a nuovi traguardi. “Penso di avere più chance di vincere Wimbledon che il Roland Garros” ha detto, e certo nessuno si è sorpreso più di tanto. Niente ipotesi di ritiro, dunque, non per ora, e quasi certamente non per il 2017. Non è escluso che un orizzonte credibile possa essere dopo l’inaugurazione della nuova arena a Basilea prevista per l’anno prossimo. “Intanto mi godo questo trionfo”, il primo Slam dopo la nascita della seconda coppia di gemelli, “poi fra una settimana non sentirò più dolore alle gambe e alla schiena”. E potrà iniziare a scrivere nuovi capitoli della sua strada verso la perfezione. Perché non sono mai tutte descritte le grandi destinazioni.


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