FEDERER, SUSSIDIARIO ILLUSTRATO DELL’ETERNA GIOVINEZZA

"Non mi aspettavo di vincere Australian Open e Indian Wells" ha detto, "ora cambiano gli obiettivi della stagione". Anche grazie a Ljubicic, lo svizzero sente una fiducia maggiore nel rovescio, anche nei punti importanti. E ai tifosi promette: "Non voglio arrivare in un torneo e sentirmi stanco di giocare".

TENNIS – La paura fa novanta. La paura è quella degli avversari che si trovano ad affrontare un Roger Federer a 35 anni di nuovo in versione enfant terrible. Un enfant che ha centrato il 90mo titolo in carriera, il venticinquesimo Masters 1000. è il più anziano di sempre a vincere un torneo di questa categoria, e trova anche il tempo di cantare (ma in playback confessa) con Dimitrov e Haas. E il video dei “Backhand boys”, seconda puntata dell’improvvisazione di Melbourne, fa il giro del mondo.

“Il sogno continua” ha commentato Federer, che in Australia aveva promesso ai tifosi che avrebbe almeno giocato con la giusta energia e si ritrova con una coppa di cristallo, un titolo storico e una settimana in cui non ha perso il set e ceduto il servizio una sola volta in 48 turni di battuta. “Lo sport è emozione, è più forte di te, quando vinci e quando perdi. Mi piace farle vedere, mi piace che i tifosi possano vedere giocatori per cui vincere è tanto importante”.

Confermarsi a Indian Wells dopo il diciottesimo Slam, ha detto, è una grande sorpresa, anche se non può eguagliare il trionfo di Melbourne. “Non potrei essere più felice per il titolo e per come sono riuscito a battere gli avversari che ho sconfitto”. Rispetto all’anno scorso, ha spiegato, “il cambiamento è straordinario. A novembre, a dicembre, ci siamo incontrati col mio staff e abbiamo parlato dei miei obiettivi per il 2017. Il ranking era secondario, mi ero prefisso di essere top 8 dopo Wimbledon. Direi che le cose stanno andando molto più velocemente, devo rivedere gli obiettivi. Vincere Australian Open e Indian Wells non era parte del piano”.

Contro Wawrinka, come emerge dall’analisi sul sito dell’ATP, Federer ha vinto un punto in meno (37 contro 38) negli scambi brevi risolti entro i quattro colpi, ma ha fatto la differenza in quelli medio-lunghi (32 a 18 sopra i cinque colpi). Il punto simbolo del match racconta bene la strategia dello svizzero, che spesso ha attaccato per primo da fondo, ha giocato una palla profonda per costringere l’avversario ad accorciare, prendere la rete e chiudere: splendida la volée di rovescio in sidespin nel terzo game del secondo set. Il dominio di Federer negli scambi lunghi è iniziato, in 24 occasioni usu 33, con un dritto come secondo colpo dopo il servizio, in percentuale ancor più maggioritaria dopo la seconda.

Il rovescio così rilassato, fluido, anticipato, gli ha permesso la terza vittoria consecutiva contro Nadal, come non gli era mai successo prima. Ma in finale è il dritto che gli ha permesso di scardinare il gioco di Wawrinka, nonostante da fondo Stan fosse capace di generare colpi mediamente più potenti (120 km/h contro 108km/h). Da quando è passato alla racchetta con un piatto corde più grande, ha detto, è più facile trovare il tempo in risposta e gestire in ottica aggressia lo scambio. D’altra parte, aggiunge, “potendo generare una potenza maggiore, devo stare più attento a gestire la situazione rispetto a quel che facevo prima del 2014. è su questo che ho lavorato a novembre, a dicembre. Mi sono allenato tantissimo per trovare più ritmo anche se poi giochi partite come quella contro Johnson in cui non ci sono quasi stati scambi”.

Le ore e ore di allenamenti, spiega, ha generato una diversa libertà, una convinzione nell’anticipo di rovescio in top-spin, il colpo con cui ha fatto la differenza contro Nadal, anche a Melbourne, e Wawrinka. “In partita magari non fai dieci scambi rovescio contro rovescio, ma dopo tutte le ore di pratica ho interiorizzato certi colpi, certe soluzioni, che sono parte del sistema di gioco. Mi sento molto a mio agio con la racchetta rispetto all’anno scorso”.

L’efficacia del rovescio, che forse mai ha giocato con questo anticipo, è l’incontro di due linee di tendenza, del lavoro fisico per ritrovare quella reattività negli spostamenti e nel posizionamento con i piedi su cui ha costruito i Federer-moments e una rinnovata leggerezza. Per riuscire a colpire così, ha spiegato, “hai bisogno di muoverti benissimo, perché se non sei abbastanza veloce con i piedi non ce la fai ad andare sopra la palla. Tutti i miei allenatori nel corso della mia carriera mi hanno detto di spingere di più col rovescio, ma in fondo non ho mai creduto davvero in questo colpo nei momenti importanti e l’ho sempre giocato più tagliato. Ma un po’ alla volta, questa convinzione sta cambiando e ne solo felice”. Come ha sempre sostenuto, se ti piace qualcosa trovi sempre una motivazione per farla ancora meglio.

Merito anche di Ivan Ljubicic, che evidentemente ha saputo toccare le corde giuste per far maturare questo approccio meno carico di responsabilità, meno frenato nelle fantasie del gioco, più disposto a trasportare le intenzioni nelle azioni senza troppo concedere al compromesso. E chissà se la paternità, se l’affrontare responsabilità di vita comunque più complesse e di più ampi orizzonti hanno relativizzato e insieme avvicinato di nuovo quella sua personale ricerca della perfezione annebbiata nelle ultime due o tre stagioni.

Proprio Ljubo era il suo avversario nella finale di Miami di undici anni fa, nel 2006, quando per la seconda volta consecutiva, l’ultima finora in carriera, Federer riuscì a completare il Sunshine Double, la doppietta Indian Wells-Miami. “Adesso penso che per me sia fondamentale riposare, recuperare al meglio” ha commentato. “Spero di arrivare più avanti possibile Miami. Poi stabilirò cosa fare per il resto della stagione, soprattutto per quanto riguarda i tornei sulla terra rossa, perché dopo questo inizio di stagione da sogno gli obiettivi stanno chiaramente cambiando”.

Ci tiene Federer a non esagerare, a non strafare. E non è solo questione di età. “Non voglio arrivare a sentirmi stanco di viaggiare, di giocare tornei. Farei solo un favore ai miei avversari se andassi ai tornei senza nessuna aspirazione, non è per quello che gioco. Quando scendo in campo, voglio che la gente mi veda per come davvero solo, veda un giocatore carico, motivato. Il mio approccio è questo e dovrà essere questo anche in futuro”.

È questo l’elisir di giovinezza di Federer, una giovinezza che può iniziare anche a 35 anni, dopo oltre quindici stagioni di carriera da leggenda. “E’ eccezionale tutto quello che sta facendo in campo e fuori” ha commentato Wawrinka, “non solo per i risultati che ottiene, ma anche per quello che restituisce ai tifosi, agli sponsor, sempre col sorriso. E poi il suo tennis è straordinario, sembra tutto perfetto. Ma dal mio punto di vista, penso sia ancora più positivo. Vuol dire che alla sua età, a 35 anni, puoi ancora giocare il tuo tennis migliore”.


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