Nell’ambiente futurista dell’arena londinese è andato in scena l’ultimo atto del Gruppo B di questo Masters, fino ad ora deludente. Come lo scorso anno, in entrambi i raggruppamenti si rischia l’arrivo al fotofinish, magari facendo la conta non delle vittorie, nemmeno dei set, ma addirittura dei games e dei quindici. Tra astrofisici e matematici che rischiano la pazzia omicida avanzando i calcoli più deliranti, tennisti col calcolatore in mano, somme, sottrazioni ed algoritmi folli che poco hanno a che fare con il tennis classico, qualcuno ha anche avanzato l’ipotesi del ripescaggio di Bolelli e Starace. E’ solo un pettegolezzo, ma pare che l’ultima scriminante sia l’insindacabile giudizio di tre probiviri centoseienni e con luminosa carriera massonica alle spalle.
Federer vola di slancio in semifinale, malgrado un buon Soderling. A Roger Federer bastava vincere un set, qualche gioco, e forse nemmeno quelli per passare il turno in carrozza, come primo classificato nel raggruppamento. Soderling era chiamato all’impresa contro lo svizzero i grande spolvero ed incrociare le dita. Qualcuno, con un briciolo di fantasia, aveva ipotizzato scenari alternativi, pensando ad uno svizzero rilassato, in vestaglia flanellata con tanto di logo della regal casata RF. Ma l’ex numero uno al mondo comincia col solito piglio ispirato. Lo stesso che aveva contraddistinto le altre due esibizioni/dimostrazioni di forza nei giorni scorsi. Attacca con ferocia vellutata, portandosi avanti di un break, tra tocchi e fiondate stellari. Annesse un paio di carezze con cui depone la pallina all’incrocio delle righe di fondo, dopo aver fintato una smorzata. Secondo i calcoli che ho fatto con la biro scarica, potrebbero bastare anche quei quattro games. Non c’è bisogno di scomodare Antonino Zichichi o un’equipe di ricercatori di fisica nucleare (pronti ad emigrare in uno dei 226 paesi del mondo dove possono esercitare le loro banditesche attività, ovviamente).
Non è certo per quello, ma l’elvetico si distrae lasciando rientrare Soderling che, tutto di giallo come un’anatra migratoria con le turbe psichiche, inizia a tirare traccianti e roteare i pugni in direzione del suo angolo. Spinge, il taglialegna scandinavo, avrebbe bisogno di un miracolo per acciuffare la qualificazione. Qualcosa che somigli vagamente a quel quarto di finale parigino, venato di una follia omicida quasi irripetibile. Per qualche games rende la vita dura al monarca rossocrociato, intestardito come sovente gli capita a controbattere il randello, senza ricorrere a quella dozzina di rotazioni differenti di cui è capace il suo fioretto. E giù, colpo su colpo, agli schiocchi limpidi dell’elvetico seguono sordi rimbombi d’accetta che s’infrange sulla quercia, partoriti dal boscaiolo della tundra. Tutto bello, malgrado le note di Lady ga-ga rimbombino atroci, e qualche fanciulla si dimeni neanche fossimo ad un rave nei pressi di Piccadilly circus. Roger aumenta la soglia del suo tennis nei momenti clou, ed allo svedese dinoccolato e fieramente strafottente, non resta che cantilenare qualche incitamento alle cicalette frinenti nel cervello, che intonano “Ask me” degli Smiths.
Federer chiude con qualche altra accelerazione ad uscire, in punta di piedi, 7-6 6-3. Completa il percorso netto del girone, vinto senza lasciare per strada nemmeno un games e lasciando quell’impressione di forza ed immacolato dominio, come non si vedeva da qualche tempo. Ora attende in semifinale uno dei quattro alfieri dell’altro girone, ancora aperto ad ogni soluzione. Con quella sibilata ipotesi Nadal in finale o prima, che metterebbe sul piatto antichi risvolti e trattati psico-tennistici.
Murray Ferrer. Murray chiamato a vincere almeno un set contro David Ferrer, che invece poteva solo svangare e sperare che sull’Arena02 piombasse una cometa dal pianeta Nibiru o che dal cielo cominciassero a piovere zappe alate. Lo scozzese vuole subito mettere le cose al sicuro, senza incappare in conteggi e rischiare la fine del pesce in barile. Veleggia leggero dietro la riga di fondo, avvinto dal sadico piacere difensivo. Palle morte e tagliate, poi aguzze e incisive per mandare al manicomio l’encomiabile travaglio operaio di un Ferrer sulla soglia della derisione sportiva.
Il primo set vola via, il tempo di qualche boccata alla sigaretta ed un’acuta riflessione filosofica: Sembra di vedere un cagnaccio in male arnese che tenta goffamente di spaventare il felpato felino, che si diverte a scansarlo. Balza su un ramo lasciando libero sfogo all’inutile ringhio subnormale, prima di infierire con eleganti zampate. Il cagnaccio pezzato finisce per voltare le spalle e cercare un altro cassonetto. Si sarà chiesto, l’iberico, mentre urlava l’ennesimo ed inutile dritto arrotato in forcing, cosa mai ci faccia in un Masters. Perché l’altro è così malvagiamente infingardo, ed il mondo così crudele.
E’ questo il tennis che ha in testa Murray da anni. Nobili e ricercate palle difensive, improvvisi attacchi al vetriolo o smorzate beffarde. Nessun punto di riferimento per chi è dall’altra parte della rete. Ma non tutti gli avversari si chiamano Ferrer, e nella pur giovane carriera dello scozzese, spesso il ricercato galleggiamento si è tristemente tramutato in cloroformico suicidio. Per carità, ci prova anche Ferrer, ad inizio del secondo set. Urla più forte, come a darsi una parvenza di coraggio. Grattugia una repellente palla corta, che non arriva nemmeno alla rete. Si presenta a rete tutto ingobbito, bistrattato persino dal nastro, che restituisce la pallina in fronte al tapino. Murray chiude in ripugnante leggerezza briosa, provando a far dimenticare la “scena muta” di martedì contro Federer, e qualificandosi per la semifinale. Pronto, se le cose andranno secondo pronostico, ad una semifinale con Nadal, i cui artigli non sono quelli di Ferrer.








Enrico,
ciso, Murray…da tempo ci sinterroga e strugge su di lui. Da fenomeno a bluff, nel giro di un match. Forse il suo tennis non è da numero uno. Non è fatto per dominare le scene, anzi rende complicato anche vincere uno slam. Poi in futuro, chi può dirlo.
Sul Re ormai c’è poco da dire…ha fatto il suo dovere…vincere e divertire il pubblico….masi sà è una sicurezza… su Murray ho dlle perplessità, secondo me dovrebbe essre l’erede di Federer, non come gioco, ma come risultati, ha la difesa di Nadal ma con tanta più classe, però come dici tu come mai non riesce ad attuare quel gioco di difesa e improvviso attacco che faceva tanto spettacolo nelle prime apparizioni sul grande palcoscenico mondiale????
Peccato perchè a me pice molto e anche se tifo RF quando ha perso le due finali con Murray non mi è dispiaciuto tanto perchè anche il suo è un tennis divertente e un po’ di fantasia!!
ciao