ROMA – Ore 14,15 Stosur-Sharapova finale femminile e alle 16 Nadal-Djokovic finale maschile. Così si concluderà la 68ma edizione degli internazionali Bnl d’Italia a Roma. Abbiamo fatto alcune riflessioni sui finalisti allungando il pensiero a come potrebbero comportarsi nell’ultimo atto domenica.
Samantha Stosur – L’australiana gioca palle ficcanti, predilige gli attacchi lungolinea, offre al pubblico belle geometrie di gioco, tende a dominare lo scambio e i suoi schemi sono spesso di disarmante semplicità tanto da apparire persino elementari. Samantha manda la palla dove ciascuno di noi, stando in tribuna, penserebbe vada indirizzata.
La Stosur, che giunge in finale dopo aver battuto la ceca Benesova, la slovacca Hercog, la nostra Schiavone e la cinese Li, quando vuole imbrigliare ulteriormente la sua avversaria alterna affondi a palle corte, ma sempre con la semplicità di chi si sente sicura. L’unico problema della giocatrice sudafricana potrebbe essere rappresentato da quei passaggi a vuoto che talvolta la bloccano. Basti pensare alla paura che l’ha colta al Roland Garros contro la Schiavone e quest’anno a Roma in quei momenti di balbettio verso la fine del primo set contro la Li.
Maria Sharapova – “Masha”, anche lei alla sua prima finale al Foro Italico, sembra rigenerata dopo il lungo periodo di assenza dai tornei per infortunio. Se contro la bielorussa Azarenka é stata fortunata perché ha passato il turno per ritiro della sua avversaria, che era in vantaggio di un set, in semifinale ha letteralmente domato la Wozniacki.
Maria ha fatto vedere degli attacchi in cross di rovescio davvero meravigliosi. La Sharapova tende a colpire la palla verticalmente dall’alto in basso il che le consente di dare un’estrema profondità ai suoi colpi. L’ultima versione romana di Maria ci ha regalato una ricerca quasi ossessiva del punto e un atteggiamento così propositivo che, se ripetuto contro la Stosur, potrebbe far pendere la bilancia della finale dalla sua parte. Avvenenza a parte.
Rafael Nadal – “Rafa” sembra davvero guarito. Partiamo da questa notizia, dopo la forma influenzale che l’aveva colpito, per dire che, se Nadal sta bene, sul rosso non ha praticamente avversari, con la sola eccezione di Djokovic. In semifinale contro Gasquet é tornato ad affondare i colpi e a contrattaccare pesantemente, se attaccato. All’estroso Gasquet lo spagnolo ha fatto vedere che sa ricorrere anche alla smorzata e che comunque il suo imperativo è tornato ad essere quello di chiudere l’avversario agli angoli. E se chi sta dall’altra parte
della rete cerca di limitarne il ritmo, Nadal ribatte con gli uno-due e i contropiedi. Insomma il numero uno al mondo – passata la febbre, si potrebbe dire – ha ripreso pericolosamente (per gli avversari, è ovvio) a menare fendenti chirurgici che scoraggiano l’avversario.
Djokovic è avvertito.
Novak Djokovic – il serbo è impressionante di questi tempi: viene da 38 vittorie consecutive e tutto sembra far pensare che voglia continuare su questa striscia fantastica. Prende gli angoli, gioca i capovolgimenti di fronte, le sue palle sono violente e velocissime e spesso arrivano addosso all’avversario. Non contento di questo, il “Nole” attua scambi molto pesanti, lavora ai fianchi l’avversario, mostra estrema mobilità e propensione alla lotta. In sostanza: dà l’impressione di fare il punto come, quando e in che modo vuole. E poi sa anche soffrire come ha dimostrato nella semifinale contro Murray. Basterà tutto questo per rivincere il torneo di Roma? Difficile dirlo alla vigilia ma tutto lo lascerebbe prevedere. Allora sì che, seppur non diventato formalmente il nuovo numero uno al mondo, lo sarebbe agli occhi di tutti. Attenzione, però, alle oltre tre ore di semifinale contro Murray che potrebbero aver lasciato il segno.
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