FOGNINI: SE DIVENTO PADRE SALTO ROMA. CHE SPERANZE PER IL TENNIS AZZURRO?

Fognini annuncia le sue priorità. "Se Flavia partorisce, non gioco Roma. Se succede durante il torneo, mi ritiro". Solo Lorenzi, oltre a Fabio, è direttamente in tabellone.

TENNIS – “Se Flavia dovesse partorire, non giocherei a Roma. E se succedesse durante gli Internazionali d’Italia, mi ritirerei”. Fabio Fognini ha le idee chiare sulle priorità di vita e carriera in questa fase delicata, di cambiamenti e novità. Non accompagnato a Montecarlo a Franco Davin, che deve risolvere problemi personali, ma solo da Alberto Giraudo, ex n.495 del mondo con cui giocò in doppio a Kitzbuhel 2015, Fognini ha lasciato qualche interrogativo di troppo dopo la sconfitta contro Carreno Busta, ormai la sua bestia nera con cui ha vinto tre set in cinque partite.

È andato a servire per il primo set, ma ha pagato uno degli otto doppi falli. È stato due volte avanti di un break nel secondo, ma ha chiuso solo al tiebreak. Nel terzo, però, ha vinto solo sei punti in risposta, 3 contro la prima e altrettanti contro la seconda. Troppo pochi per un giocatore che, come ammetterà in conferenza stampa, “non può contare troppo sul proprio servizio, non sono Karlovic…”

In effetti, dall’inizio del 2016, Fognini ha chiuso solo sette partite senza subire nemmeno un break: l’anno scorso contro De Bakker a Auckland, Troicki a Barcellona, Tomic a Madrid, Elias e Martin a Umag, Berankis a Mosca; quest’anno è riuscito a non perdere il servizio in tutto il match solo contro Young a Miami sulla strada della prima senmifinale in un Masters 1000. E nelle ultime 52 settimane, sono appena 10 le partite, tutte vinte, in cui ha ottenuto almeno il 50% di punti nei game di risposta.

È certamente un giocatore migliore del recente passato, con Davin la ricerca di un equilibrio e di una propositività meno dispendiosa e discontinua si è vista, quando la condizione fisica e l’assenza di piccoli o grandi infortuni ha permesso di trasformare la teoria in pratica senza troppe concessioni alle contingenze. Tuttavia, Fognini non riesce a fare la differenza con i fondamentali di inizio gioco, quei particolari da cui nel tennis moderno si giudica un giocatore, quei dettagli che fanno la differenza fra una vittoria e una sconfitta.

Fabio rimane comunque la miglior speranza italiana al Foro Italico. Fino al 2015 non era scattata la scintilla con il pubblico di Roma, l’empatia di cui ha bisogno per esprimersi al meglio, per esaltare il suo stile in battere e in levare. La storia comincia a cambiare nel 2015. Fognini chiede di giocare sul Pietrangeli, l’arena più amata e più affascinante del Foro Italico, e diventa gladiatore contro Grigor Dimitrov. L’incontro di cartello del secondo turno agli Internazionali BNL d’Italia 2015 si trasforma in uno spettacolo. L’azzurro allunga 4-2, si fa portare al tiebreak e salva tre set point prima di chiudere 11-9. Cede il secondo ma al terzo firma il suo capolavoro. Vince 25 punti su 35, Fabio. Finisce 7-6 4-6 6-0. è un trionfo.

Per provare a ripetersi, ha senza dubbio bisogno di affinare il ritmo partita, di ritrovare continuità dal punto di vista della resa atletica. Per questo, ha chiesto una wild card per il torneo di Barcellona, con la prospettiva, in caso di rifiuto, di andare a Budapest. Gli servono partite nelle gambe, vuole giocare il più possibile prima del lieto evento che potrebbe sparigliare destini e fortune.

La presenza del solo Lorenzi, oltre a Fognini, nell’entry list del torneo fra i giocatori ammessi direttamente in tabellone dimostra lo stato del tennis italiano. I giovani, ammette Fognini, “dovrebbero prendere esempio da Lorenzi, che con un tennis non brillantissimo, ma con una grandissima voglia e acrificio adesso è un top 50 stabile”. Nelle tre ore di battaglia a Marrakech, Lorenzi ha verificato il livello attuale di Gianluigi Quinzi dopo l’ennesimo cambio di coach. Una sconfitta, quella di GQ, che dice sui suoi progressi molto di più della prima vittoria ATP contro il dimesso Mathieu. E dall’altra dà la misura della distanza che ancora permane con l’ampiezza delle aspettative di quei tifosi che lo consideravano un futuro top 10 e ora si esaltano perché ha tenuto bene il campo e perso con onore contro Lorenzi.

A Roma, però, il senese della contrada del Nicchio, tifoso della Fiorentina, ha vinto appena tre partite. Nel 2010 ha battuto Montanes, prima di cedere pur giocando bene contro Soderling e disertare la conferenza stampa per “scappare” in un motorino con una ragazza, come racconta a Ubaldo Scanagatta in un suo libro del 2011 sugli “Ottanta azzurri agli Internazionali d’Italia” nell’er Open. L’anno successivo supera Bellucci prima di mettere paura per un set a Rafa Nadal col Centrale che canta il suo nome in un pomeriggio infuocato non solo per la temperatura caldissima. L’anno successivo sorprende Davydenko, sceso sì al numero 54 del mondo, ma con un passato ancora fresco nella memoria da top 10. “Ogni volta che vengo a Roma è un’emozione incredibile” diceva, “per me è il torneo più bello del mondo”.

Da allora, ha detto a Montecarlo dopo aver battuto Granollers, ha lavorato molto per essere più propositivo, per chiudere prima il punto. “Non è facile snaturarsi, ma credo di essere migliorato molto rispetto a 4-5 anni fa, quando avevo una posizione in campo molto più arretrata di adesso” ha detto Lorenzi, che conferma una tendenza bifronte di questa stagione: i successi dei più esperti, Federer su tutti, e i progressi dei giovani come Coric che vince Marrakech, Escobedo che ha battuto Isner e centrato la semifinale a Houston, di Kyrgios o Zverev, Khachanov o Fritz. “In qualche intervista Julio Velasco diceva che ci sono moltissimi giocatori che arrivano a 18 anni e sono dei fenomeni poi però dai 18 ai 30 anni non riescono a migliorare. Lui dice che il talento è anche quello di mettersi in campo ogni giorno e migliorare. Io credo di avere questo tipo di talento” conclude Lorenzi.

Roma lo aspetta, come aspetta Andreas Seppi che proprio in quel 2012 visse sul Pietrangeli una giornata di gloria tutta azzurra. Dopo aver sconfitto Isner, la sua prima vittoria su un top 10 da Amburgo 2008, si è ripetuto contro Wawrinka con un pubblico in delirio che aveva già visto Flavia Pennetta raggiungere i quarti qualche ora prima. Salva sei match point Seppi, per la prima volta in carriera, e consente all’Italia di realizzare la quarta accoppiata azzurra nei quarti, maschile e femminile, dopo quelle del 1984 con Francesco Cancellotti e Raffaella Reggi, del 1989 con Omar Camporese, Raffaella Reggi e Sandra Cecchini e del 1994 con Andrea Gaudenzi e Adriana Serra Zanetti.

L’oretta bastata a Sascha Zverev per battere l’altoatesino, mai oltre gli ottavi in undici partecipazioni a Montecarlo, evidenzia qualche difficoltà di troppo per l’azzurro dalla parte sinistra. E lascia qualche dubbio in vista di Roma, in caso di “congedo paternità” del numero 1 d’Italia. Il futuro azzurro del torneo è nelle mani, e nel grembo, di mamma Flavia.


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