GAEL MONFILS. DOPO LA TESTA CEDE ANCHE IL CORPO

Il francese numero 11 del mondo ha un problema al ginocchio sinistro e al tendine d’Achille destro. La rinuncia a Miami potrebbe non essere isolata, ma il suo problema, oltre che fisico, è anche psicologico.

Tennis – “Sono a pezzi. Fisicamente sono stanchissimo e nel mio gioco non funziona niente. Non ho servizio, non riesco a tirare un vincente di dritto, di rovescio finisco fuori campo troppo presto. Devo fare scelte migliori. Devo fare tutto meglio. Ho molte cose da cambiare”. Parlava così Gael Monfils dopo l’eliminazione dal torneo di Indian Wells. Un tennista sconsolato, preda dei suoi stessi fantasmi: “Tento ogni cosa, non mi riesce niente. È frustrante non arrivare da nessuna parte dopo tutto quello che do in campo” aveva detto dopo una nuova sconfitta in una stagione iniziata con le buon sensazioni provate a Melbourne, ma proseguita con la mancata convocazione in Davis e con le sconfitte rimendiate ai quarti di finale di Doha e Dubai. Quello era un Monfils in crisi mentale. Che ora, però, oltre a dover fare i conti con la propria testolina, deve anche farli – e bene – con le sue povere articolazioni. La rinuncia al Master 1000 di Miami, infatti, non è soltanto dovuta al momento difficile attraversato dal francese. Anzi, il motivo principale del forfait sono proprio le condizioni fisiche. E gli esami approfonditi, effettuati proprio in Florida, hanno dato un esito chiaro. Gael Monfils soffre di una condropatia alla rotula del suo ginocchio sinistro e di una lesione al tendine d’Achille destro. Non è necessario essere luminari di ortopedia per capire che si tratta di un duplice infortunio molto serio, che costringerà il tennista nato a Parigi nel 1986 a sottoporsi a tutte le cure adeguate per tornare al meglio in vista dell’imminente stagione tennistica sulla terra battuta. In realtà, questo lo conferma lo stesso Gael Monfils, non ci sono ancora tempi chiari per quanto riguarda il recupero da questi fastidi: “Farò tutto il possibile per recuperare quanto prima” ha detto il vincitore di 6 tornei Atp. La più classica delle frasi di protocollo, che dice tanto e non dice niente.

Intanto la stagione sulla terra battuta sta per iniziare. Saranno i tornei di Houston e Marrakech a inaugurarla nella settimana tra il 10 e il 16 aprile. Poi, dal 16 al 23 aprile, si aprirà il sipario sul primo Master 1000 della stagione sul rosso, quello di Monte Carlo. Un appuntamento che per Gael Monfils significa tanto sia per mero prestigio che per una questione più matematica. Il francese, infatti, ha giocato la finale nel torneo del Principato lo scorso anno e quindi ha l’onore – e l’onere – di difendere un bottino molto consistente di punti, ben 600. E per uno che nel 2016 ha giocato, a prova di statistica, la miglior stagione della carriera e che in questo 2017 si trova soltanto al ventisettesimo posto nella Race, si tratta di un passaggio fondamentale per risollevare le sorti di una porzione di stagione non certo positiva viste le aspettative.

Infortuni a parte, quello che Gael Monfils sta attraversando è un momento a dir poco tormentato. Le parole rilasciate dopo l’eliminazione a Indian Wells sono un chiaro esempio. Come sono altro esempio quelle rilasciate dopo la mancata convocazione per il primo turno di Coppa Davis: “Dopo non ho più giocato bene – ha ammesso – forse faccio troppo, chiedo troppo a me stesso e finisco per mettermi troppa pressione addosso. Non so cosa mi succede, sento un campanello d’allarme, c’è qualcosa che mi ha innervosito nel profondo, qualcosa che mi frustra e della quale dovrei liberarmi”.

Fantasmi, tormenti. Dubbi che lo hanno portato persino a cambiare ancora il movimento del servizio, tornando a quello vecchio in accordo con coach Mikael Tillström. E che rendono necessaria una profonda analisi, un esame di tutto quello che passa nella mente del tennista francese. Non sembrano solo le articolazioni, dunque, il problema di Gael Monfils.

Foto: Gael Monfils (www.zimbio.com)


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