UNO SGUARDO SUL TENNIS FEMMINILE

Dall’emergenza di una disciplina a un modello duraturo: a Parigi si è tenuta una tavola rotonda per analizzare e disgregare gli stereotipi del tennis femminile, programmando un futuro più roseo

Parigi (Francia) - Com’è cambiato il tennis femminile negli ultimi vent’anni, quali sono le prospettive future? Partendo da questi interrogativi si è sviluppata nella giornata di martedì una tavola rotonda all’interno del villaggio dell’Open Gdf Suez, a cui hanno preso parte rappresentati della federazione francese, ex giocatrici e giornalisti.

L’incontro si è svolto innanzi tutto seguendo una prospettiva storica per capire, tramite esempi concreti, come il movimento si è evoluto grazie a piccole/grandi rivoluzioni, innescate quasi sempre dai personaggi che hanno fatto la storia di questo sport.

Proprio in quest’ottica, Georges Goven, ex capitano di Fed Cup, ha spiegato i cambiamenti sopraggiunti dall’inizio degli anni ’90 ad oggi: “Fino a qualche anno fa la situazione era decisamente diversa: tra le top player e quelle che venivano dietro c’era molta più differenza, sia fuori, sia dentro il campo, perché comunque non c’era una preparazione meno specifica. Attualmente invece anche a livello femminile la preparazione è molto più meticolosa e per questo si è raggiunto un livellamento maggiore tra le atlete”.

Analizzando la prospettiva storica Goven ha poi aggiunto: “Negli anni novanta il rovescio a due mani ha permesso al tennis femminile di evolvere, puntando maggiormente sulla potenza, sulla possibilità di giocare palle alte, sui passaggi lungo linea e permettendo migliori ritorni sul servizio. Ovviamente questo cambiamento ha fatto poi evolvere anche gli altri fondamentali, in primis il servizio. Monica Seles in questo contesto è stata la prima ad utilizzare al meglio gli incroci sul campo e ad interpretare il mutamento in corso”.

A Goven ha fatto poi eco Alexandra Fusai, responsabile del settore femminile della federazione francese: “Monica ha dato il via ad un cambio generazionale, perché mutando il suo gioco ha forzato poi le sue avversarie ad adattarsi e quindi anche a cercare un tennis più potente”.

L’ex capitano di Fed Cup ha poi ripreso la parola analizzando i ‘capitoli’ successivi : “Qualche hanno più tardi sono state le Williams a far cambiare di nuovo la marcia. Anche se all’inizio sembravano un po’ dei robot, le due hanno imparato ad andare incontro alla palla, tagliando i tempi, facendo muovere maggiormente le loro avversarie. A livello di servizio hanno ‘introdotto’ nel tennis femminile battute ad oltre 200 all’ora e tutto questo ha portato le altre a doversi adattare”.

“Oggi – ha proseguito Goves –  possiamo dire che Victoria Azarenka ha mostrato cose importanti durante la finale degli Australian Open: è riuscita a variare il gioco, ma senza dimenticare la potenza,  è un po’ il prototipo dello sviluppo del tennis di domani. La Sharapova infatti durante la finale non è riuscita a trovare un modo per scardinare il suo piano d’attacco. Per il futuro vedo bene lei e Petra Kvitova, entrambe potrebbero rimanere a lungo in testa alla classifica della Wta”.

Ogni periodo ha la sua evoluzione, ma quello che sembra contare di più in questo momento è il non rimanere ancorati ad una sorta di stereotipo nel gioco femminile, ma di impegnarsi in modo da trovare la giusta via d’evoluzione mettendo sulla stesso piano preparazione fisica, psicologica e sviluppo della potenza di gioco.

“Bisogna tornare anche a lavorare sulla tattica – ha fatto presente Nathalie Dechy -: con la Hingis e la Mauresmo abbiamo visto un gioco molto più fisico, con le Williams abbiamo assistito ad uno shock di potenza, ma dopo questo tipo di evoluzioni, dobbiamo tornare al tennis in quanto in tale”.

Goves ha poi concluso affermando: “Bisogna far prendere fiducia alle ragazze più giovani, per far variare loro il gioco e farle scendere  di più a rete. Dobbiamo evitare di continuare sugli stessi stereotipi.  Bisogna fare un lavoro preciso su più livelli, un’ottimizzazione per quanto riguarda il tipo di preparazione (onde evitare una muscolatura troppo possente), donare una particolare attenzione all’alimentazione e, come già detto, curare soprattutto la prospettiva psicologica”.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Print
  • email
  • Live
  • PDF

Lascia un Commento