GIOCARE MENO PER VINCERE DI PIÚ?

Le vittorie di Roger Federer e Serena Williams agli Australian Open, arrivate dopo molti mesi di assenza dai campi, aprono ancora una volta la questione relativa allo sconfinato calendario. L’equazione giocare meno uguale vincere di più sembra essere verificabile.

Tennis – Roger Federer, Rafael Nadal, Serena Williams e Venus Williams. Sono questi i nomi dei quattro finalisti degli Australian Open 2017. Personaggi sulla cui carriera in pochi possono sindacare. Campioni indiscussi che hanno vinto tutto, sono stati numero 1 del mondo – Serena ha persino riconquistato il primato nel ranking Wta – hanno esaltato folle, hanno compiuto gesti memorabili. Ma non sono certo ragazzini. Trentaquattro anni, questa la media della loro età. Non era mai successo. E al di là del talento di cui questi quattro mostri sacri del tennis sono dotati, l’altro denominatore comune della loro straordinaria impresa nell’emisfero sud è il fatto che tutti e quattro sono stati lontani dai campi per molti mesi prima di arrivare in Australia.

La domanda se la pone il quotidiano sportivo transalpino L’Equipe. C’è una relazione tra le loro prestazioni e la loro lunga assenza? Angelique Kerber, che si è presentata a Melbourne da numero 1 Wta, ha giocato l’ultimo match del 2016 il 30 ottobre nella finale dei Wta Championship di Singapore. Andy Murray e Novak Djokovic, numero 1 e 2 Atp hanno giocato fino al 20 novembre e sei settimane dopo si sono presentati a Doha per il primo torneo della stagione 2017. “Ho affrontato una preparazione atletica molto breve – ha detto Andy Murray dopo l’eliminazione dal primo Slam della stagione – ho dovuto prendere una vacanza cercando di prepararmi al meglio. Ma forse avrei dovuto fare diversamente”. Non a caso, Roger Federer ha giocato solo 29 partite nel 2016. Rafael Nadal 54, mentre Novak Djokovic e Andy Murray hanno giocato rispettivamente 74 e 87 match. Tra le donne, Venus Williams ha timbrato il cartellino per 39 volte, Serena Williams per 44. Mentre Angelique Kerber è scesa in campo 82 volte.

Dunque sembra che l’equazione maggior riposo uguale più possibilità di vittoria sia verificabile. “Se Rafa e Roger hanno dimostrato i benfici di una off-season più lunga – ha scritto su Twitter l’ex numero 1 del mondo Andy Roddick – bisognerebbe essere intelligenti e aiutare i giocatori ad essere più longevi. Federer e Nadal hanno avuto molto riposo, mentre Djokovic e Murray portavano ancora le cicatrici del 2016. Se avessero voluto riposare non avrebbero dovuto prendersi la briga di lottare per occupare la posizione di numero 1 del mondo. Perché si prendono penalità se non si gioca un numero minimo di tornei”.

In effetti, secondo le regole Atp, i primi trenta giocatori del ranking hanno l’obbligo di prender parte almeno a 18 tornei durante la stagione: i quattro major, otto Master 1000, quattro Atp 500 e due Atp 250, cui vanno aggiunte le Atp Finals per chi si qualifica. In ambito Wta, invece, le tenniste della top 10 devono necessariamente giocare i quattro Slam, i quattro Premier Mandatory, quattro dei cinque Premier 5, due Premier e i Wta Championship di Singapore per chi ha diritto di parteciparvi.

Se non si assolvono questi obblighi i giocatori sono destinati a ricevere alcune penalità che incidono sulla loro classifica e non solo: “Sono molto pesanti – assicura Andy Roddick – perché ogni assenza incide e spesso si perdono anche i bonus di fine stagione. Così i giocatori decidono di continuare a giocare invece che pagare la multa e perdere i bonus”.

Ci sono anche tre eccezioni che permettono ai giocatori di essere esentati dall’obbligo di iscriversi a uno o più Master 1000: aver giocato 600 partite nel circus al 1° gennaio dell’anno in corso; aver trascorso almeno 12 anni sul circuito; aver compiuto i 30 anni. Roger Federer, ad esempio, ha la possibilità di saltare tre Master 1000 perché soddisfa tutti e tre i criteri.

“Purtroppo – insiste ancora Andy Roddick – i giocatori devono passare molto tempo nel circuito per avvalersi di questi criteri”. Il vincitore degli Us Open 2003 sostiene che disputare le Atp Finals a ottobre e non a novembre inoltrato possa apportare qualche beneficio: “Perché poi resterebbero solo tornei Atp 250 opzionali e giocare oltre il Master di Londra sarebbe solo una scelta, non un obbligo. Si può accettare di dover pagare multe e rinunciare a premi pur di giocare di meno?” si chiede infine l’ex tennista del Nebraska. Eppure Serena Williams lo ha fatto. Nel 2016 la numero 1 del mondo ha giocato solo otto tornei restando fuori dai requisiti Wta: i quattro Slam, le Olimpiadi, due Premier Mandatory e un Premier 5. Lo stesso hanno fatto, ma per motivi diversi e con giustificazioni diverse, Roger Federer e Rafael Nadal. E paradossalmente questa scelta, necessaria o voluta, sembra aver giovato ai tennisti, tutti finalisti agli Australian Open.

Foto: Rogere Federer e Serena Williams (www.mid-day.com)


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