GIORGI NON TESSERATA, DUNQUE ASSOLTA

Pubblicate le motivazioni della sentenza della Corte Federale d'Appello che cancella la squalifica a Camila Giorgi. La giocatrice non era tesserata quando ha rifiutato la convocazione in Fed Cup. Ha violato il contratto con la FIT, confermano i giudici. Ma è materia per la giustizia civile, la giustizia sportiva non c'entra.

TENNIS – Tutto per una tessera. Le motivazioni della sentenza d’appello confermano quanto già si poteva intuire dal merito della decisione dei giudici. Camila Giorgi, questo il senso dell’interpretazione del tribunale sportivo di secondo grado, non è tesserata per la FIT e dunque le sue non costituiscono violazioni del regolamento di giustizia sportiva ma solo inadempienze contrattuali che vanno risolte in sede di arbitrato rituale, di procedimento civile.

Il rapporto fra la FIT  e Giorgi, ricostruisce il presidente estensore Alfredo Biagini che compone la corte con gli avvocati Luigi Supino ed Enrico Salone, è regolato esclusivamente dal contratto stipulato in origine il 14 dicembre 2007. In base all’accordo, la federaazione si impegnava a rimborsare “le spese sostenute dall’atleta per partecipare all’attività internazionale”, e imponeva ‘l’obbligo “di rispondere alle convocazioni della Nazionale Italiana ogni qualvolta fosse stato ritenuto utile che la stessa partecipasse all’attività di Fed Cup o di altre nazionali”. L’accordo viene rinnovato, con l’aggiunta di ulteriori clausole, per gli anni 2008, 2010, 2011, 2012 e 2015. Nell’ultimo rinnovo, la federazione conferma di subordinare la garanzia dei “rimborsi per le spese di viaggio, vitto e alloggio relative alla attività agonistica, nonché delle spese di allenamento della giocatrice, e delle spese mediche complessivamente considerate” all’obbligo di rispondere alle convocazioni in Nazionale sia per il periodo di validità del contratto (anno 2015) che per i 10 anni successivi”. La FIT stabilisce inoltre che Giorgi, in caso di inadempienza, deve restituire le somme eventualmente erogate e i prize money dei tornei, “maggiorat(i) di rivalutazione monetaria e interessi” e la obbliga, all’articolo 2, “a chiedere il tesseramento agonistico alla FIT per l’anno 2015”. Sul punto, Giorgi è evidentemente inadempiente. Ma chi deve giudicare e risolvere la controversia?

Per i giudici di primo grado, che hanno esteso l’interpretazione di casi analoghi riguardanti calciatori, un atleta che svolge attività professionistica internazionale, nel momento in cui viene chiamato in nazionale deve essere equiparato a un tesserato e dunque essere sottoposto al medesimo regolamento di giustizia. Per i giudici della corte federale d’appello, il criterio dell’analogia, che può servire a disciplinare fattispecie di comportamenti non ancora regolamentati, non può essere esteso allo Statuto e ai Regolamenti Federali in quanto questi, senza margine di dubbio, non si applicano a chi non sia tesserato.

Di conseguenza, il rapporto specifico fra Giorgi e FIT è di natura “essenzialmente privatistica” tanto più che, sottolineano, all’articolo 11 dell’accordo stabiliscono che “ogni eventuale controversia afferente alla validità, interpretazione o esecuzione del contratto di che trattasi, sarebbe stata devoluta a un Collegio Arbitrale costituito da tre arbitri che avrebbero dovuto giudicare in via rituale e secondo diritto”.

Come già sottolineato nl decreto legge 220 del 2003, convertito con l. 17 ottobre 2003, n. 280, infatti, “i rapporti tra l’ordinamento sportivo e l’ordinamento della Repubblica sono regolati in base al principio di autonomia, salvi i casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con l’ordinamento sportivo”. I tribunali sportivi mantengono la disciplina su questioni come ”l’osservanza e l’applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dell’ordinamento sportivo nazionale e delle sue articolazioni al fine di garantire il corretto svolgimento delle attività sportive; e i comportamenti rilevanti sul piano disciplinare e l’irrogazione ed applicazione delle relative sanzioni disciplinari sportive”.

Infatti, si legge nelle motivazioni, “la Procura non ha, né avrebbe potuto, evocare un inadempimento contrattuale della sig.ra Giorgi, fondato sugli obblighi negoziali da questa assunti; piuttosto, ha istato per la violazione delle regole generali, rinvenienti dal Regolamento di Giustizia, che obbligano gli atleti a rispondere alle convocazioni per partecipare alle attività delle Nazionali”.

I giudici di secondo grado intervengono in punta di diritto proprio sulla questione dell’obbligo di tesseramento. “Se da un lato l’incolpata è venuta meno a un obbligo negoziale, dall’altro non sembra che l’inadempimento a tale dovere contrattualmente assunto possa determinarne la qualità di tesserato di fatto” si legge nelle motivazioni. Da questa premessa discendono le due conclusioni alla base della sentenza: Giorgi non ha rispettato il contratto nella parte che la obbligava a rispondere alle convocazioni per i 10 anni successivi al 2015 e a chiedere il tesseramento, e insieme che la controversia non riguarda la Corte Federale. Perché la Corte Federale ha giurisdizione sui soggetti a cui si applica il regolamento di giustizia, ovvero  sugli affiliati e i tesserati. Sono loro, in base all’articolo 1, i soggetti “tenuti all’osservanza del Codice della Giustizia Sportiva del CONI, dello Statuto e dei Regolamenti Federali, dei provvedimenti, delle Deliberazioni e delle Decisioni degli Organi Federali, nonché del Codice di Comportamento Sportivo del CONI”. E sono loro che, in caso di infrazione, “incorrono nei provvedimenti previsti dallo stesso Regolamento di Giustizia”. Ma, dicono i giudici della Corte Federale d’Appello, “la giustizia sportiva non può estendere il proprio sindacato al comportamento assunto dai soggetti a cuì non si applicano, perché non tesserati, i doveri declinati dalle regole della FIT”.

Anche perché, ed è una posizione ampiamente condivisibile, una decisione differente avrebbe creato una dicotomia difficilmente risolvibile. Perché i non tesserati non hanno il diritto di adire le vie legali, di agire dunque davanti agli organi di giustizia sportiva per la tutela dei propri diritti o interessi. “In altre parole” concludono, “se gli organi di giustizia dell’ordinamento federale, autonomo rispetto a quello statutale, possono essere sollecitati esclusivamente da determinate categorie, sembra irragionevole concludere che quelle categorie che non possono vantare diritti ero interessi avanti a detti organi, possano essere, poi, da questi censurati per comportamentali asseritamente contrari ai doveri che promanano dalle regole federali applicabili, però, solo ai tesserati e agli affiliati che a quelle regole debbono improntare il proprio comportamento. In sostanza, sussisterebbe un’insanabile dicotomia tra possibilità di accesso alla giustizia sportiva e sindacabilità dei comportamenti che trovano il loro presupposto, come nel caso di specie, in atti contrattuali governati dall’ordinamento statuale autonomo rispetto a quello federale”.

Le responsabilità di Giorgi, che ha violato il contratto in due punti, ci sono. Ma devono essere risolte in sede civile, non in sede sportiva.


Nessun Commento per “GIORGI NON TESSERATA, DUNQUE ASSOLTA”


*/?>
*/?>

Inserisci il tuo commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Aprile 2017

  • Fognini dottor Jekill e Mr. Hyde. Il n.1 azzurro è capace, indistintamente, di affascinare e di deludere. La domanda nasce spontanea: deve ancora sbocciare oppure ha già dato il meglio di sé?.
  • Sharapova amata e odiata. Alla vigilia del suo rientro sul Tour, Maria è sempre più amata dagli appassionati e odiata dai colleghi, che trovano ingiuste le wild card assegnatele dai tornei. Internazionali d'Italia inclusi.
  • Andre Agassi docet. Andre Agassi docet. "Lasciare il tennis è un po' morire" ha dichiarato in una recente intervista l'ex "Kid" di Las Vegas, che ha poi spiegato il perché: "I tennisti vivono un terzo della loro esistenza senza programmare gli altri due terzi".
 

Abbonati ora