GORAN IVANISEVIC, IL CAVALLO PAZZO

Ivanisevic è stato un campione incostante, che non brillò negli Slam, ma vinse Wimbledon a sorpresa

Uno dei più grandi atleti croati di tutti i tempi è stato senza dubbio Goran Ivanisevic, tennista mancino, nato a Spalato il 13 settembre 1971 e dotato di un servizio devastante. Goran si mise in luce nel 1989 quando, appena diciassettenne, balzò in classifica dal n.371 al n.40, grazie al raggiungimento dei quarti in 7 tornei tra cui gli Australian Open, e della sua prima finale sulla terra battuta di Firenze.

Il grande pubblico si accorse di lui nel 1990, quando al Roland Garros estromise al primo turno la testa di serie n.2 Boris Becker e poi si spinse fino ai quarti, dove venne sconfitto da Muster. Fece ancora meglio a Wimbledon, dove approdò in semifinale, fermato da un Becker desideroso di vendetta, che rischiò di perdere i due set iniziali e poi trionfò in quattro. Quell’estate vinse il primo dei suoi 22 titoli di singolare, sconfiggendo sul “rosso” di Stoccarda lo specialista argentino Guillermo Perez Roldan.

Nel 1991 Goran Ivanisevic si aggiudicò il suo secondo titolo in singolo sull’erba di Manchester in finale su Pete Sampras, e ben 3 titoli di doppio (Milano, Roma e Manchester) tutti in coppia con il bolognese Omar Camporese. A fine anno vinse il torneo di Adelaide sullo svedese Bergstroem e nel febbraio 1992 trionfò a Stoccarda indoor sull’altro “vichingo” Edberg dopo averlo seppellito di servizi vincenti.

Il suo rendimento crebbe al Roland Garros, dove giunse nei quarti, e ancor di più a Wimbledon dove – accreditato della testa di serie n.8 – prima eliminò negli ottavi Ivan Lendl, poi nei quarti di nuovo il n.2 del tabellone Edberg e in semifinale ancora Sampras (n.5) trovandosi a giocare la finale da favorito contro Andre Agassi (n.12). La partita fu molto tirata, anche grazie al contrasto di stili tra i due giocatori, e per deciderla fu necessario il quinto set. In quel match servì ben 39 aces, ma non riuscì a prevalere. Da quel momento si cominciò a parlare di lui solo per la sua battuta, pur avendo Goran una buona risposta di rovescio, un diritto penetrante e un ottimo gioco al volo.

Goran Ivanisevic continuò a vincere tornei su tutte le superfici, ma prevalentemente indoor. Il pubblico iniziò a non gradire i suoi bombardamenti di servizio e durante la finale del torneo di Parigi-Bercy del 1993, strappata a Medvedev, cominciò a fischiare ogni suo ace. Si aprì così un dibattito tra gli esperti sulle azioni da fare per arginare l’efficacia del suo colpo, ma la cosa finì lì.

Goran si comportò piuttosto bene negli Slam del 1994, giungendo nei quarti sia agli Australian Open che al Roland Garros. A Wimbledon approdò nuovamente all’ultimo atto, dove trovò ad aspettarlo il campione uscente Pete Sampras che, dopo averlo superato di misura al tie-break di entrambi i primi due set, dilagò nel terzo rifilandogli un sonoro 6/0.

Malgrado questa pesante sconfitta, il croato si consolò facendo registrare il suo “best ranking”, era diventato n.2 del mondo.

In quegli anni Goran Ivanisevic si distinse per il carattere lunatico e per la capacità di perdere partite già vinte, due caratteristiche che gli valsero il soprannome di “Cavallo Pazzo”. Le sue conferenze stampa non erano mai banali, tanto che restarono storiche alcune sue frasi come questa: «Esistono tre Goran: quello buono e calmo, quello cattivo e nervoso, e il Goran 113 da chiamare nei momenti di emergenza per mettere d’accordo gli altri due!».

Ivanisevic continuava a collezionare prove Atp, ma anche a fare “cilecca” nei tornei dello Slam. Giunse ancora in finale a Wimbledon nel 1998, e trovò di nuovo Sampras ad aspettarlo. Goran giocò meglio del 1994 ma fu sconfitto ugualmente.

Da quel momento cominciarono per lui gli infortuni più seri, prevalentemente alla spalla. Dopo aver vinto 21 titoli del circuito fu costretto a saltare interi scorci di stagione tra operazioni e riabilitazione, tanto che sembrava essere destinato ad aggiungersi alla lista dei grandi “incompiuti”.

Nel 2001 Goran Ivanisevic non aveva la classifica per entrare in tabellone a Wimbledon, e al Queen’s aveva perso al primo turno dal nostro Cristiano Caratti con un secco 6/3 6/4. Gli fu concessa una wild card per giocare i “Championships”, che onorò battendo di fila Johnsson, Moya, Roddick, Rusedski, Safin e il beniamino del pubblico “Timbledon” Henman, prima di affrontare nel match decisivo il finalista dell’anno precedente Pat Rafter. A causa della pioggia la partita si disputò di lunedì e, consapevoli che quella costituiva la loro ultima occasione, entrambi i contendenti diedero vita ad una battaglia all’ultimo sangue.

Quella volta gli dei del tennis decisero di restituire a Goran ciò che gli avevano tolto nelle precedenti finali, e il croato finì col prevalere per 6/3 3/6 6/3 2/6 9/7. Ivanisevic divenne così il giocatore di classifica più bassa (n.125) e l’unica wild card della storia di Wimbledon a vincere il prestigioso torneo britannico.

Dedicò il suo exploit alla memoria dell’amico Drazen Petrovic, cestista scomparso in un incidente stradale nel 1993. Tormentato dagli infortuni non riuscì a difendere il titolo l’anno successivo. Fu il primo caso, dopo la defezione del francese René Lacoste nel lontanissimo 1930. Goran Ivanisevic ritornò però nel 2004, per chiudere proprio all’All England Tennis Club la sua carriera. Sconfisse Youzhny in 3 set e il nostro Volandri in 5 prima di arrendersi all’ex numero 1 del mondo Lleyton Hewitt nell’ultimo incontro della sua carriera.


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