HARRI UP

Dire che la stella di Heliovaara sta brillando è un’evidente esagerazione, però incuriosisce la crescita di questo giocatore, che sembrava destinato a diventare un Mister Nessuno

Tanti ragazzini prendono a pallate un muro. Del garage, oppure quello di casa, in cortile. Sono le prime esperienze di tennis, che affiancano quelle più rigorose impartite dal maestro. Il muro non sbaglia mai, e ti fa giocare un’infinità di palle. E’ l’avversario ideale, per mettersi in palla. E tu, come da manuale del contrappasso dantesco, lo riempi di palle. Tutto regolare. Sono un po’ meno gradevoli, soprattutto per i più adulti, i casi in cui il giovincello avvicinatosi allo sport in cui il prolungamento del proprio braccio diventa uno strumento chiamato racchetta prenda sempre a pallate un muro, sì, ma quello del salotto. Occhio ai vetri, occhio al divano, si sentirà dire nel migliore, ma proprio migliore, dei casi. Ma a prescindere dai diversi oggetti che sono chiaramente messi a forte repentaglio da una pratica di questo genere, anche il ragazzetto che decidesse di esercitarsi con questa modalità non deve avere vita facile. Perché farlo, allora? Forse perché fuori, all’aperto, fa parecchio freddo, per utilizzare un eufemismo. E ad Helsinki, anche se non ci siamo stati di persona, possiamo immaginare lo faccia.

Harri Heliovaara è proprio di Helsinki. Lì è nato il 4 giugno di 22 anni fa e lì vive tuttora, almeno quando l’attività che ha deciso di intraprendere con sempre maggiore convinzione non lo spinge lontano, molto lontano. Harri è un tennista finlandese, e già di per sé questo pare un ossimoro, non essendo quello finnico uno Stato propriamente dedito a questo genere di attività sportiva – pur vantando un degno atleta come Jarkko Nieminen da oltre un decennio – e nonostante la penuria di giocatori non è nemmeno così scontato che, dovendo scegliere un ragazzo di quelle zone, si parlasse di lui. Heliovaara si è inserito in quella casellina lasciata, almeno momentaneamente, vuota da Henri Kontinen, campione a Wimbledon junior 2008, allevato da Nick Bollettieri e prospettato di un rigoglioso futuro. Nato nel 1990, non è detto che prima o poi per Henri questo ipotizzato futuro diventi presente, ma non è ad Henri che vogliamo dedicare questo articolo, bensì al sottovalutato Harri, quello che aveva messo da parte la pratica, ad un certo punto della sua carriera, per dedicarsi agli studi alla Aalto University. Quello che non avresti mai detto sarebbe arrivato dove si trova ora. Quello che aveva iniziato tirando palle contro il muro nel salotto di casa, ma che era anche stato in grado di vincere uno Slam junior. In doppio.

Se ti alleni in un luogo chiuso, con poco spazio, per le aperture e per i movimenti, è logico che la tua dinamica di gioco sia volta ad un dispendio minimo di energie e di tempi. Tutto rapido e tutto veloce, con gestualità adatte, quindi, a campi rapidi. Certo, poi c’è comunque un margine di adattabilità, ma se nasci tennisticamente in certe condizioni, devi per forza fare di necessità virtù.

Ad Harri capitò questo: un giocatore da veloce, fatto e finito. Se indoor, tanto meglio. La prima esperienza, assolutamente inattesa, di successo ad un certo livello giunse agli albori del 2007, periodo dell’anno in cui il mondo del tennis guarda verso l’emisfero australe, dove sono in corso di svolgimento gli Australian Open. Heliovaara, 18enne di lì a poco, seppe cogliere l’attimo di oraziana memoria, fregiandosi del titolo in doppio in compagnia del britannico Graeme Dyce, uno che non sembrava destinato ad un luminoso futuro a cui si è attenuto, andando a fare il gatto selvatico alla Kentucky University prima di patire un grave infortunio. Harri, in piena sintonia con quanto sarebbe accaduto al compagno “per una settimana”, non fu da meno in materia di inconvenienti fisici, tanto che fino a 2 stagioni fa la sua presenza sul circuito era più paragonabile ad una comparsata che ad altro. Fino ai 20 anni così: brevi cameo, tante sconfitte, poche gioie. E nemmeno il proprio nome presente nel ranking ATP.
Si è soliti dire che una delle condizioni per crescere sia il trovare una certa continuità. Quando arriva quella, tutto si sistema, o forse proprio per il fatto che tutto si sistema, sopraggiunge la continuità. Da qualsiasi parte la si veda, è una chiave importanti per chiunque voglia farsi strada.

La continuità. Se la parte conclusiva del 2009 può essere etichettata come quella dei primi strilli, nel 2010 Harri intona i primi e veri propri acuti, direttamente tratti da opere che come nome portano il nome dei tornei vinti (due futures in Oriente), ma anche di prestazioni da incorniciare. Manca la regolarità – ai buoni risultati succedono spesso primi e secondi turni in serie – per quella il finnico deve attendere il 2011, che gli consente di effettuare un nuovo salto di qualità, forse decisivo. Le competizioni vinte in carriera diventano 5, ma aumentano in maniera esponenziale i risultati positivi, ben anticipati dalla semifinale colta nel challenger di Bangkok a settembre. Preludio, si lasciava intendere, del trittico a stelle e strisce, una semifinale e due quarti, ottenuto nelle tappe universitarie di Charlottesville, Knoxville e Champaign, con l’ultima vittoria singola, ultima dell’intera stagione, perpetrata ai danni del campione universitario Steve Johnson per 7-4 al tie break decisivo che ha coinciso con l’entrata di Harri nei top-200. La scalata, ormai non più soltanto abbozzata, può continuare, ripartendo nel 2012 dalla Nuova Zelanda.

Se abbiamo sommariamente scritto di Harri Heliovaara non è perché ne abbiamo sentito parlare, o qualcuno ci ha detto che è forte. No. Di Harri Heliovaara parliamo perché sono i risultati, scusate il gioco di parole, a parlare per lui. E non c’è sponsor migliore, nello sport e nella vita, dei fatti. Ed Harri, rispetto alle previsioni, ha fatto anche troppo. Vedremo se continuerà a fare, sempre di più.

Condividi:
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Print
  • email
  • Live
  • PDF

Lascia un Commento