HARRISON NUOVO EROE D’AMERICA

Agli Us Open il diciottenne americano supera Ljubicic e infiamma gli States, delusi dall’uscita anzitempo di Roddick. Out anche Berdych. Italia aggrappata alle donne. Gioia Giamaica.

New York (Usa) – Ryan Harrison è il personaggio del giorno. C’è poco da dire. Il resto, ieri, fungeva da cornice. Non sono però passate inosservati i capitomboli di Roddick e Berdych, attesi qui (giustamente) come sicuri protagonisti. Chi tiene alta la bandiera tricolore? Manco a dirlo…un sentito grazie a Francesca, Flavia e Sara. La Ivanovic è in ripresa, o almeno così sembra. La prima volta della Giamaica. Questi sono i temi salienti emersi dalla terza giornata degli Us Open, caratterizzata da incontri di primo e secondo turno.

Enfant prodige? Ryan Harrison non è un nome nuovissimo agli appassionati di tennis. Il suo 2010 (primo vero anno da professionista) era stato, in realtà, un po’ deludente. Nella sapiente programmazione che prevedeva l’alternarsi di Challenger e circuito Atp, il ragazzino di Shrevport (ma residente a Bradenton) aveva racimolato pochino: sconfitto al primo turno a Melbourne (dove beneficiava di una wc) e nelle quali a Parigi (da Galvani) e a Wimbledon (da Berankis). I quarti a Newport e la vittoria su un Dent a mezzo servizio a Indian Wells (dove poi perse proprio da Ljubicic) costituivano fino a ieri il suo magro bottino. Davvero poco per chi, come lui, era annunciato come un futuro protagonista del circuito. Lo spettro di Donald Young (che ieri ha perso, benedetta speranza!) iniziava ad aleggiare sul suo capo. Ma Ryan ha talento, è tangibile, e ieri lo ha sciorinato dinanzi agli occhi sgranati degli spettatori in visibilio. Ljubicic, che a marzo lo aveva regolato facilmente in due set, sembrava impotente di fronte a cotanta aggressività e sfrontatezza. Il diciottenne che lo prende a pallate, povero Ivan. Harrison ha vinto in quattro set (6-3 6-7 6-3 6-4) e ha infiammato gli States ma il difficile viene adesso, con la fatidica prova del nove. Al varco lo attende Sergyi Stakhovsky, cliente scomodissimo su questi campi (ha vinto a New Haven).

Andy e Tomas: goodbye. Chi l’avrebbe mai detto? Gioie e dolori per gli americani. Proprio nel giorno in cui festeggiano la nascita (?) di un nuovo eroe, il dispiacere è alle porte: Andy Roddick, in apparente ripresa dopo la semifinale a Cincinnati, si è subito arreso a Janko Tipsarevic, cavallo di razza tanto talentuoso quanto discontinuo. Janko non è nuovo a simili imprese (aveva battuto Roddick a Wimbledon nel 2008) e tende ad esaltarsi nei tornei dello Slam, fallendo poi sistematicamente nei piccoli tornei che ti aiutano ad acquisire fiducia e classifica. Andy aveva perso all’esordio a New York solo in due occasioni: nel 2002 si arrese a Albert Costa, nel 2005 al lussemburghese Muller. Talento e discontinuità calzano a pennello quando si parla di Tomas Berdych, altro sconfitto inatteso nella giornata di ieri. Una brutta battuta d’arresto per il giovanotto di Valazke Mezirici  che, quest’anno, sembrava aver messo la testa a posto con tanto di semifinale a Parigi e finale a Wimbledon. Ottenuto il best ranking (n.7), Tomas era atteso dalla stagione sul cemento (superficie a lui congeniale) come un sicuro protagonista ma ha deluso nella Us Open Series e ieri ha ceduto all’insidioso mancino Llodra in tre set. Sciagurato.

Sorelle d’Italia. Francesca Schiavone, Flavia Pennetta e Sara Errani: grazie. Grazie perché se non ci foste voi la truppa italiana sarebbe a casa dopo un giorno o due, a seconda se i ragazzi giocano il lunedì o il martedì. Povero Fabio, che ha avuto la doppia sfortuna di giocare prima degli altri e con un avversario di valore, a cui comunque ha reso la vita difficile. Si dirà di Starace e Seppi: anche loro hanno lottato (Potito ha vinto il primo set, Andreas conduceva 2 set a zero!) ma i due, assieme, hanno collezionato la miseria di tre vittorie (2 Seppi e 1 Starace) nei tornei dello Slam quest’anno. Fabio, da solo, ne ha vinte quattro. Altro da aggiungere? Passando alle note liete, fa piacere rivedere Francesca giocare così bene: Morita e Camerin sono state demolite. Vedremo più avanti con avversarie di altra caratura. Intanto lei è tornata, era ora. Flavia Pennetta è stata brava nel gestire l’aggressività di Agnes Szavay, che qualche anno fa sembrava dovesse spaccare il mondo ma che poi si è smarrita in chissà quali meandri. Il colpo del giorno è però di Sara Errani, brava a disinnescare la potenza della mastodontica Kleybanova a cui rendeva peso e centimetri: 6-2 6-3 e Alysona a casa. Bravissima. Prossimo turno: Schiavone-A.Bondarenko, Pennetta-Peer, Errani-Stosur. Coraggio.

Bentornata Ana. Vale la pena, infine, sottolineare il ritorno ad alti livelli di Ana Ivanovic, ex reginetta del circuito che ha pagato oltremisura la fine della love-story con lo sciupafemmine Verdasco (che invece prese linfa vitale dalla rottura). La serba, oggi numero 40 del mondo, sembra essersi incanalata nella giusta direzione: giunta in semifinale a Cincinnati, è ora al terzo turno a New York. Ciò che convince di più, però, è il modo in cui ha disposto sin qui delle sue avversarie: 6-3 6-2 alla Makarova, 6-3 6-0 alla Zheng. Le avversarie non erano certo le ultime arrivate e i punteggi a loro inflitti sono degni della “vecchia” Ivanovic. Bentornata.

Welcome Giamaica. Dustin Brown, numero 123 del ranking Atp, una vita da onesto pedalatore, da ieri è una leggenda. Anche la Giamaica ha il suo eroe. Brown, infatti, è il primo tennista giamaicano nella storia capace di vincere un match nel tabellone principale agli Us Open: ha sconfitto Ruben Ramirez Hidalgo (che almeno avrà qualcosa per cui farsi ricordare) in tre set. E al prossimo turno riceverà il premio (?) Murray su un campo principale. Congratulations.

Per avere tante altre notizie sugli Us Open cliccare qui:
US Open torneo 2010

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