HELENA SUKOVA: IL TENNIS E’ DI FAMIGLIA

La campionessa ceca ha avuto una carriera lunga e ricca di successi, ma è ricordata soprattutto per aver interrotto la corsa di Martina Navratilova verso l’agognato Grand Slam

Per alcune giocatrici il tennis è un affare di famiglia. E’  certamente il caso di Helena Sukova, tennista cecoslovacca attiva nel circuito per quasi due decenni (dal 1981 al 1998), figlia della finalista di Wimbledon targato 1962 Vera e sorella maggiore dell’ottimo doppista Cyril.

Destrorsa, molto alta per l’epoca coi suoi 188 cm, Helena Sukova prediligeva il gioco di volo, tanto da diventare un’eccellente interprete della disciplina per tandem, di cui è stata leader mondiale.

In doppio ha vinto 68 titoli – compreso il “poker” del Grand Slam – con le partner più svariate: dalla Novotna alla Zvereva, dalla McNeil alla Sanchez, dalla Navratilova alla Hingis, dalla Graf alla Seles.

Si è aggiudicata, inoltre, 5 Slam di doppio misto: 3 con il fratello Cyril (Roland Garros 1991, Wimbledon 1996 e 1997) e 2 con l’australiano Todd Woodbridge (US Open 1993 e Wimbledon 1994).

Anche in singolare Helena Sukova è stata protagonista, tanto che nel 1985 divenne la n.4 del mondo e conquistò in tutto 10 titoli della specialità.

Persona timida e riservata, Helena Sukova non fu mai oggetto di particolari attenzioni da parte dei media, che non le garantirono la popolarità che il suo gioco e i risultati raggiunti avrebbero meritato. Ciò che colpisce, ricostruendo la sua carriera, è che Helena batté tutte le più forti giocatrici dell’epoca: Evert, Navratilova, Mandlikova, Graf, Sabatini, Sanchez ecc…

Inoltre, è evidente la sua costanza di rendimento. Pur essendosi aggiudicata pochi tornei, la campionessa cecoslovacca era infatti quasi sempre presente nelle fasi finali delle prove che contano.

Raggiunse almeno i quarti in tutti gli Slam e a Parigi, nel 1986, si spinse fino alle semifinali arrendendosi poi a Martina Navratilova dopo tre combattutissimi set. Ancora meglio riuscì a fare sia agli US Open che agli Australian Open, giungendo due volte in finale per ognuno.

A Flushing Meadows Helena Sukova ci riuscì la prima volta nel 1986, quando superò nel penultimo round la testa di serie n.2 Chris Evert prima di arrendersi alla Navratilova per 6/3 6/2. Ripeté l’impresa nel 1993, anche stavolta eliminando in “semi” la seconda favorita Arantxa Sanchez prima di gettare la spugna contro la n.1 Steffi Graf con il periodico score di 6/3 6/3.

A Melbourne Helena Sukova raggiunse il match-clou nel 1984 e nel 1989, giocando quindi su due superfici diverse: nel primo caso l’erba dello Stadio Kooyong e nel secondo il rebound ace di Flinders Park (rinominato poi Melbourne Park).

Entrambe le volte superò in semifinale la Navratilova, l’ultima delle quali con il significativo punteggio di 6/2 3/6 9/7, prima di arrendersi nuovamente alla Graf con lo score di 6/4 6/4. Più interessante è, però, quanto accadde sull’erba del vecchio impianto “aussie”.

A quei tempi gli Open di Australia si svolgevano in dicembre, come ultima prova dello Slam, e la leader mondiale Navratilova aveva vinto tutti e tre i “Majors” dell’anno (oltre agli ultimi tre della stagione precedente) e aveva quindi la possibilità di realizzare il mitico Grand Slam (impresa già riuscita a Maureen Connolly nel 1953 e a Margaret Court nel 1970).

Quando si ritrovò ad affrontare la giovane Helena, figlia della sua ex allenatrice Vera (tragicamente scomparsa due anni prima), Martina Navratilova veniva da una striscia vincente di 74 vittorie consecutive. Fino a quel momento aveva sempre battuto Helena, e probabilmente considerava quella ragazzina in maniera diversa dalle altre avversarie.

Ecco come, nella sua autobiografia “Io Martina”, l’ex n.1 racconta quella partita: «La figlia di Vera si chiamava Helena. Da bambina aveva fatto la raccattapalle in alcune delle mie partite a Praga e ora, a 19 anni, stava apprezzando il fatto di essere alta ben un metro e ottantotto.

Mentre sua madre Vera era una specialista della terra rossa, con il suo servizio e l’allungo che si ritrovava Helena era molto più pericolosa sull’erba… e allora gli Australian Open si disputavano proprio sull’erba. Fu così che mi ritrovai a giocare contro di lei, che aveva battuto la Shriver nei quarti di finale.

Vinsi il primo set per 6/1 aiutata dalla fortuna, che invece nel secondo facilitò l’affermazione di Helena per 6/3. Nel terzo andai presto in svantaggio per 3 a 0, ma riuscii in qualche modo a rimontare fino a 4 pari e ad arrivare sul 5 a 4. A questo punto la mia rivale non solo tenne il servizio, ma mi strappò anche la battuta. Presto si ritrovò ad avere tre match-point.

Li annullai tutti e tre con diritti perfetti e poi ne salvai altri due, ma alla fine sbagliai nel colpire un rovescio. Helena aveva vinto e fermato la mia serie di successi consecutivi a 6 tornei del Grand Slam e a 74 partite. Perdere è sempre demoralizzante, ma riconobbi ugualmente che lei aveva giocato meglio e, quando uscimmo dal campo, le misi un braccio intorno alle spalle e le dissi: “Vera sarebbe stata orgogliosa di sua figlia”».

La Sukova perse la finale australiana del 1984 contro la Evert con il punteggio di 6/7 6/1 6/3, ma per tutti gli appassionati resterà colei che ha intralciato la corsa della mitica Martina Navratilova verso il prestigioso “poker” del tennis, aiutata forse da un angelo chiamato Vera.


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