Devo ammettere che la vittoria di Aravane Rezai al torneo di Madrid mi ha davvero riempita di gioia. Non parlo per spirito campanilistico ma perché credo che quel successo sia ampiamente meritato dalla tennista transalpina che ha saputo tenere duro anche nei momenti più difficili della sua seppur breve parentesi agonistica. Aver battuto Venus Williams in finale nella capitale spagnola potrebbe darle quella fiducia in più nei propri mezzi che spesso le è mancata in passato.
Ricordo di averla vista giocare per la prima volta da giovanissima alcuni anni fa in un torneo da 5.000$ ai Parioli di Roma. Ho ancora impressi nella memoria i micidiali colpi di rimbalzo con i quali conquistò più che meritatamente quel titolo a 16 anni. Dentro di me mi ripetevo: “Sentiremo parlare anche in futuro di questa tennista…”. Per fortuna il tempo è riuscito a darmi ragione. Del resto i fondamentali non erano in discussione: bordate di dritto e rovescio bimane praticamente da ogni angolo del campo, servizio che nelle giornate migliori può fare davvero molto male e grande spietatezza nei pressi della rete.
Purtroppo per Aravane però non sempre il suo talento è stato accompagnato da una condizione fisica eccellente. La giocatrice francese ha avuto fin da piccola una corporatura robusta, ultimamente pare tuttavia essersi ulteriormente appesantita e tutto ciò sicuramente non la facilità né negli spostamenti laterali, né durante i match che si protraggono sulla lunga distanza. Bisogna aggiungere, infatti, che la continuità di rendimento non è mai stata l’arma migliore della Rezai.
Non da ultima va menzionata la presenza di un padre eccessivamente ingombrante che ha spesso voluto avere troppa voce in capitolo sulla carriera della figlia. Con un paio di ulteriori aggiustamenti credo in ogni caso che Aravane possa togliersi grandi soddisfazioni a breve termine. Se riesce a maturare quel tanto che basta anche dal punto di vista mentale, il traguardo delle prime 10 della classifica mondiale può essere assolutamente alla sua portata.







