IL 2016 IN 5 RIMONTE

Il protagonista assoluto della stagione è stato Marin Cilic, che per ben tre vole ha sciupato un vantaggio di due set a zero. C'è la rimonta parigina di Murray contro Stepanek, la maratona di Isner e Tsonga ai Championships

TENNIS – Tra feste e regali, panettoni e torroni, la stagione 2017 bussa prepotentemente alle porte. La sfarzosa aria natalizia che anticipa l’inizio della stagione, di solito, è costellata da considerazioni e riflessioni. Cosa darà il 2017 dopo aver ugualmente consacrato e distrutto Novak Djokovic? Riuscirà Andy Murray a mantenere il primato? Il tentativo di Roger Federer e Rafael Nadal di ridurre il gap con i primi due sarà vano? Non sono mancate le sorprese, certo, Stan Wawrinka ha vinto il terzo torneo dello Slam della sua carriera – a Flushing Meadows –  mentre un eroico Juan Martin Del Potro ha infiammato la seconda parte di stagione vincendo la medaglia d’argento alle Olimpiadi e la Coppa Davis al fotofinish. Nel complesso, però, ai vertici equilibri non si sono spostati più di tanto: la Next-Generation non è ancora definitivamente esplosa.

Ma la stagione ampiamente conclusasi con la finale di Coppa Davis, naturalmente, ha offerto battaglie epiche e maratone inimmaginabili. I protagonisti, paradossalmente, sono stati sempre gli stessi. Ma quali sono state, nello specifico, le migliori rimonte della stagione?

Murray b. Stepanek  3-6 3-6 6-0 6-3 7-5, Roland Garros, Primo Turno

Il britannico, che ha da poco chiuso con la finale a Madrid e la vittoria a Roma la prima parte di stagione sul rosso, arriva a Parigi come uno degli indiscussi favoriti. La sorte gli dà subito in regalo Radek Stapenk, convalescente e costretto a partire dalla qualificazioni. Il ceco, a suon di Serve&Volley, mette rapidamente alle corde il ben più attrezzato avversario e in poco più di 90 minuti domina il numero due del mondo e con un doppio 6-3 mette in pericolo la permanenza parigina dell’avversario. L’eroica prestazione iniziale, però, si rivela inutile: Murray ha più energie e più pazienza, più armi a disposizione per fare male alla distanza. Pur giocando una partita sottotono, il britannico porta immediatamente la faccenda al quinto e chiude poi 7-5. Durante il torneo, comunque, quella contro Stepanek non rimarrà l’unica vittoria in rimonta.

Tsonga b. Isner 6-7(3) 3-6 7-6(5) 6-2 19-17, Wimbledon, Terzo Turno

In perfetto stile Isner, il match con Tsonga a Wimbledon dura quasi 5 ore. Le ombre del Campo 17 si abbattono anche sul volto del transalpino – semifinalista ai Championships nel 2011 e nel 2012 – costretto a rimontare due set di svantaggio al Gigante di Greensboro. Il quinto è un romanzo: Tsonga, che inizia a servire per secondo, sul 15-16 vede la sconfitta dietro l’angolo. Concede un match point, che annulla proprio con il servizio, e nel trentacinquesimo game del parziale strappa il servizio ad un esausto Isner chiudendo poi con autorità 19-17.

LA TRILOGIA DI CILIC

Per Marin Cilic, nel complesso, è stata una stagione più che positiva. Il croato, che ha chiuso l’anno al sesto posto, ha conquistato a Cincinnati il secondo titolo più importante della sua carriera e ha portato – con il contributo di Borna Coric – la Croazia a giocarsi la Coppa Davis. Nel corso della stagione, però, ha raccattato tre sconfitte tutte pericolosamente simili.

Anche il 2016 di Federer si potrebbe sintetizzare in pochissime parole. Quello contro Cilic, per l’ex numero uno del mondo, è stato il penultimo match ufficiale prima dello stop. L’elvetico, con la forza della disperazione, ha recuperato miracolosamente uno svantaggio di due set a zero, annullato tre match point, giocando il miglior tennis della sua (breve) stagione e portato a casa il match dopo quasi quattro ore. Sul prato di casa ha battuto l’ultimo colpo prima di ritararsi, momentaneamente, dalle scene.

Portland, poi Zagabria. Il rapporto più o meno conflittuale tra Marin Cilic e la Coppa Davis è iniziato ai quarti di finale e si è chiuso in finale, tra le mura di casa. Quella di Jack Sock è stata una rimonta spettacolare: dopo aver facilmente ceduto i primi due set, lo statunitense ha iniziato a servire con percentuali da capogiro (ottenendo dalla prima di servizio più dell’80% dei punti) mettendo piano piano alle corde un Cilic intontito, quasi sicuro di aver portato il primo match del week-end a casa dopo 80 minuti di dominio. La sfida che, di fatto, ha dato la prima insalatiera della storia all’Argentina è tutta di Juan Martin Del Potro. Impavido nel rimediare ad una tre giorni devastante, cinico nello sfruttare tutti i passaggi a vuoto – nemmeno troppo rari – di un avversario che, proprio come lui, ha vinto l’unico Slam della sua carriera a Flushing Meadows, Il Gigante di Tandil ha risolta la questione a modo suo, con il cuore, la passione e la dedizione.

Federer b. Cilic 6-7(4) 4-6 6-3 7-6(9) 6-3, Wimbledon, Quarti di Finale
Sock b. Cilic 4-6 3-6 6-3 6-4 6-4, Coppa Davis, Quarti di Finale
Del Potro b. Cilic 6-7(4) 2-6 7-5 6-4 6-3, Coppa Davis, Finale


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