IL CURIOSO CASO DEL WALKOVER, ECCO QUALCHE DATO

Tennis. Il Master mille di Miami non ha visto disputarsi le semifinali per il doppio abbandono di Nishikori e Berdych, ecco uno studio che ha analizzato quanto il walkover influenzi i tornei. Salta subito all'occhio che ad usufruirne sono soprattutto i top player.

Tennis. A Miami, come tutti ormai sanno, le semifinali non si sono disputate. Un evento abbastanza unico che ha permesso a Rafael Nadal e Novak Djokovic di arrivare alla finale freschi e riposati. Gli ultimi forfait in ordine temporale sono stat quindi quelli di Kei Nishikori e Tomas Berdych, nella fattispecie però non era stato il primo lasciapassare ricevuto da Novak durante Miami. Al secondo turno, infatti, era toccato a Florian Mayer dare il via libera al serbo.

La questione del walkover è quindi arrivata a occupare l’attenzione e soprattutto la curiosità dei tanti. L’infortunio di un giocatore di base è casuale, così come lo è anche l’avversario che ne può beneficiare. Uno studio pubblicato da heavytopspin.com ha però preso in analisi la situazione cercando di capire, dove possibile, in che modo il walkover ha influenzato i tornei. Il fatto che in un solo torneo la situazione si sia ripetuta due volte per Djokovic e una per Nadal, uno e due del mondo quindi, ha fatto aumentare la percentuale di vittoria per abbandono dei top player. Novak Djokovic, così come Andy Murray, Rafael Nadal o Roger Federer hanno circa tutti lo stesso tasso di vittorie per abbandono, ovvero lo 0,7% dei match disputati. Quello che ne ha usufruito di più è Tsonga con i 6 walkover in 432 incontri, ovvero con il tasso dell’1,8%; ad aumentare un po’ la percentuali dei non top player ci sono poi Donald Young e Dimitry Tursunov, con la stessa media più o meno dei primi del mondo. Quindi i numeri ci dicono che i top player vincono più spesso per walkover, e questo sembra quasi essere un riconoscimento in più alla loro forza, oltre che a un aiuto fortunoso non richiesto. Il giocatore non al meglio è portato a decidere di non scendere in campo quando sa che di fronte si trova un giocatore contro il quale le sue possibilità di vittoria sono già pochissime a parità di condizione fisica.

Ecco quindi spiegato il motivo per cui i giocatori della top five hanno un tasso di walkover dello 0,6%, quelli dalla posizione 5 alla 10 scendono allo 0,3 con tutti gli altri che uniti fanno la media dello 0,2%. In linea teorica, basandosi solo sulle probabilità, il passare un turno senza giocare non dovrebbe spostare di tanto l’ago della bilancia nel match successivo, in quanto le probabilità di vincere il seguente incontro restano più o meno le stesse. Certo che giocare una partita dopo un riposo, contro un che magari nel turno precedente è rimasto in campo 4 o 5 ore (come può capitare in uno slam) non è propriamente la stessa situazione.

Il fatto che il top player sia spesso quello che beneficia di tutto questo non si spiega però soltanto con il timore dell’avversario (non al meglio) di fare brutta figura contro il Djokovic di turno, ma è anche perché i primi del mondo sono quelli che arrivano più spesso in fondo ai tornei e i numeri ci dicono che i walkover avvengono più spesso dai quarti di finale in poi, dove è quasi scontato trovare i vari Nadal, Djokovic, Murray o Federer. Dai quarti in poi non si giocano l’1,1% delle partite, mentre nelle semifinali il tasso è dello 0,6%. I dati relativi ai primi turni, quindi dagli ottavi fino a salire al primo turno, di conseguenza si riducono notevolmente, facendo venire meno anche la supremazia dei top player: il tasso scende a 0,15% di walkover, con il beneficio dei top five che si riduce dello 0,4%. In sostanza si sta parlando comunque di numeri piccolissimi, tornati in auge grazie al curioso fatto di Miami, che però francamente si spera non si ripeta più.


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