IL NATALE DI ROMA FA TORNARE LA PASSIONE PER IL GRANDE TENNIS

Il sorteggio al Colosseo certifica la forza del binomio fra Roma e lo sport. Gli Internazionali diventano sempre di più il cuore che batte nel cuore della Capitale.

TENNIS – Quanto sei bella Roma, quando è sera. Quando il sole scivola dietro i sette colli e la luce color arancio confonde le ombre sulle statue greche del Pietrangeli e la terra dove i tamburini del Foro Italico suonano la musica più amata nella settimana che trasforma il Foro Italico nel centro del mondo. Per una settimana almeno, il cuore che batte nel cuore di Roma è uno solo. Dietro il nuovo Centrale, intorno al campo un tempo chiamato della Pallacorda, si mischiano tutti i colori di quella Roma da cui Remo Remotti andava via, “la Roma degli attici con la vista, quella dannunziana, quella barocca, quella eterna, quella imperiale, quella vecchia, quella stravecchia, quella turistica, quella di giorno e quella di notte”. La Roma che aspetta l’autografo di Nadal o di Maria Sharapova e la Roma che si imbelletta quando le stelle della racchetta lasciano il posto ad altre stelle per una notte alla Ball Room.

E’ la settimana clou per la Roma delle emozioni e delle passioni genuine, dei panini tirati in campo a Mancini e delle monetine a Borg, la Roma di “Aaa-drii-aaaa-nooo” e “Paa-oo-loo”, la Roma dei tifosi arrampicati sui pini per scorgere Borroni vent’anni fa e sulle statue quando Seppi faceva sognare contro Isner e salvava sei match point a Wawrinka. Roma che ogni anno rinasce in una primavera di passione per nuovi e vecchi amori, per Noah e Gabriela Sabatini ieri, per Rafa e Masha oggi. La Roma di tutti, dei nerd che non perdono un allenamento per scovare un talento ancora ignoto e che domani, magari, sarà sulla bocca di tutti, e la Roma degli occasionali per cui l’importante è esserci, la conoscenza arriverà.

Questa Roma che festeggia l’anniversario della fondazione della capitale che conquistò il mondo aspettano una nuova rinascita con uno spirito diverso. “Gli Internazionali di tennis rappresentano senza dubbio il fiore all’occhiello che questa città si vanta di avere – ha sottolinato il sindaco Raggi nella conferenza stampa di presentazione del torneo – “Per noi è estremamente importante poterli ospitare, e continuare a farlo, qui a Roma. Anche perché ci sono i migliori atleti e le migliori atlete che si sfidano sul campo e ciò rappresenta una bellissima opportunità per la città di mostrarsi al mondo. Ed è proprio su questo che stiamo lavorando come Amministrazione, su due fronti. Da un lato, per garantire tutto ciò che è necessario dal punto di vista sportivo, e dall’altro lato per garantire che la città sia accogliente non solo per gli atleti, ma anche per i loro famigliari, gli spettatori e tutti gli appassionati”. 

Il sorteggio sotto l’Arco di Costantino, cornice che nell’immagine seppiata dell’arrivo a piedi nudi di Bikila nell’ultima Olimpiade a misura d’uomo ha fissato l’estetica del binomio fra Roma e lo sport, certifica un respiro diverso rispetto alle velate minacce, più ostentate che reali, di spostare il torneo a Milano. La conquista del Colosseo, ha spiegato nella stessa occasione il presidente federale Binaghi, “non è solo un punto di arrivo per chi, come me, ha sempre creduto che tra le eccellenze dei vari settori della nostra vita civile ci debbano essere delle sinergie che consentano, come ad esempio in questo caso, allo sport di veicolare nel mondo le bellezze storiche e artistiche della nostra civiltà. La conquista del Colosseo è anche un punto di partenza, perché significa che tra noi e la città di Roma non ci sono finalmente più barriere e preconcetti e possiamo finalmente avviare la fase delle sinergie a tutto campo”.

Una città, infatti, non è solo un insieme di strade e persone. È uno stato d’animo, un corpo di tradizioni e sentimenti organizzati. La città, scrive Italo Calvino, non dice il suo passato, ma lo contiene come le linee di una mano. A Roma, al Foro Italico, la memoria diventa emozione, il passato si fa identità. Nel 1935, ricordava Gianni Clerici, “avvenne che, da un balcone dell’ antico Tennis Parioli, Benito Mussolini si trovasse un giorno ad assistere ad una sfilata. Passavano davanti a lui, in candide flanelle, i nostri campioni dell’ epoca. E rivolgendosi al presidente della Federazione, Augusto Turati, il Duce ebbe a osservare: «Un gioco che non capisco e che non mi piace». «Forse non vi piace, Eccellenza, perché non lo capite», ebbe l’ ardire di rispondere quel dabbenuomo. Detto fatto. Dopo sei mesi, a Villa Torlonia , nasceva una splendido rettangolo rosso, e il dittatore iniziava a palleggiare goffamente con il suo famiglio e grandissimo calciatore Eraldo Monzeglio. Proprio di lì nacque al Duce l’ idea di prelevare da Milano gli Internazionali, che approdarono nel complesso chiamato Foro Mussolini”.

Il Foro è la testimonianza più limpida e completa dell’architettura fascista. Lo stadio dei marmi viene inaugurato il 28 ottobre 1932, nell’ambito delle celebrazioni per il decennale della marcia su Roma. Lo stadio nasce come un campo di allenamento e teatro dei saggi ginnici celebrativi del fascismo. Diventerà il simbolo del tennis in Italia. E ha preso il nome di Nicola Pietrangeli, della leggenda del tennis italiano, dell’icona del modo di essere giocatore nella stagione dei gesti bianchi, con la leggerezza della serietà, col divertimento disincantato di chi sa che sta dedicando la vita a un gioco. “Erano i tempi in cui i tennisti si dividevano in due gruppi di appartenenza” scrive ancora Gianni Clerici nel 2013. “I professionisti, in grado di essere remunerati per le loro esibizioni, e i dilettanti, che per diletto avrebbero giocato i tornei tradizionali, e in realtà percepivano modesti guadagni in nero dagli organizzatori o dalle Federazioni. L’offerta di Kramer fu tale che, mentre Nicola avrebbe desiderato acquistare una Maserati, la moglie Susy preferiva un appartamento ai Parioli. Ma, una volta di più, finì per prevalere il cuore di Nic. Durante la cerimonia di apertura dei Giochi (del 1960, ndr), cui entrambi presenziammo, Pietrangeli si commosse all’idea di un mondo che, per denaro, stava per svendere”.

Un mondo che lo riconosce come un riferimento, che a quei marmi e a quelle statue si vorrebbe legare a lungo, per sempre. “Mi piacerebbe che il mio funerale si facesse qui, vorrei essere seppellito qui. Almeno sarebbe comodo per il parcheggio”. Anche questo è il bello di Roma.


Nessun Commento per “IL NATALE DI ROMA FA TORNARE LA PASSIONE PER IL GRANDE TENNIS”


Inserisci il tuo commento


Moderazione dei commenti attiva. Il tuo commento non apparirà immediatamente.

Articoli correlati

Dalla prima pagina » Ultima ora

Desideri ricevere in anteprima tutte le notizie? Iscriviti alla Newsletter di Tennis.it

TENNIS OGGI: nel numero di Dicembre 2017

  • Dimitrov e Wozniacki "Maestri". Due veterani del tour ancora in parte inespressi, che a fine stagione hanno saputo cogliere il momento propizio. Nel 2018 sono comunque attesi alla prova del nove, magari un trionfo Slam...
  • Chi è Hyeon? Di cognome fa Chung, è coreano ed è più che coriaceo in campo. Qualità, quest'ultima, che gli è valsa la vittoria alla prima edizione delle "Next Gen" meneghine. Adesso lo aspettano i "grandi".
  • Giochi di squadra. Dopo oltre tre lustri, Francia e Stati Uniti riconquistano rispettivamente la Coppa Davis e la Fed Cup. Onore al merito dei due capitani ex giocatori, Yannick Noah e Kathy Rinaldi, che hanno saputo ricompattare e motivare le loro gloriose compagini.