INDIAN WELLS: DOPPIO DERBY PER LA STORIA

Chiunque vinca fra Federer e Wawrinka diventerà il vincitore più anziano a Indian Wells. Al maschile, non si vedeva una finale fra connazionali dal 2001. Al femminile Kuznetsova sfida Vesnina, alla prima finale in un Mandatory. Non c'erano due derby in finale in uno stesso torneo da Acapulco 2012.

TENNIS – L’età è soltanto un numero. Lo sanno bene Roger Federer e Stan Wawrinka che daranno vita alla finale più anziana nella storia di Indian Wells. Chiunque vinca, diventerà il campione più agée del torneo, battendo il primato di Connors che si impose nel 1984 a 31 anni e cinque mesi.

È la prima finale fra due giocatori della stessa nazione nella storia del torneo dal quinto title match made in Usa, dalla vittoria di Agassi su Sampras nel 2001. E, caso raro ma non unico, anche la finale femminile vedrà il derby fra Kuznetsova e Vesnina, la prima sfida tutta russa per decidere la vincitrice del Premier Mandatory californiano dal 2006, quando Maria Sharapova sconfisse Elena Dementieva. È la prima volta che uno stesso torneo vede due derby in finale da Acapulco 2012. Allora Ferrer diventava per la terza volta campione in Messico lasciando tre game a Verdasco (vincendo il 14mo titolo il carriera) e Sara Errani rimontava Flavia Pennetta e si prendeva il terzo trofeo WTA in carriera. In un torneo di questa importanza, però, non si verifica un doppio derby dal 2001, dal dominio a stelle e strisce a Miami: Agassi conquistava il 49mo titolo in carriera, il 12mo Masters 1000, su Gambill e Venus Williams batteva in rimonta Jennifer Capriati per celebrare il quinto trofeo in un Tier I in carriera. Negli Slam, invece, il doppio derby non si verifica dal Roland Garros 2004.

Federer ha battuto Wawrinka 19 volte su 22, non perde dal Roland Garros 2015. Wawrinka l’ha sconfitto solo a Montecarlo, poi, nel 2009 e nella finale del 2014, l’ultima fra due connazionali in un Masters 1000, la seconda tutta svizzera nel circuito ATP dopo il trionfo di Rosset proprio su Federer a Marsiglia nel 2000. Federer, che insegue il quinto titolo a Indian Wells, il 25mo Masters 1000 e il 90mo trofeo in carriera, potrebbe diventare il più anziano di sempre a trionfare in un 1000. A Indian Wells, Federer potrebbe anche centrare il quinto torneo in carriera senza mai perdere il servizio, come già gli è capitato a Doha nel 2005, a Halle nel 2008, a Cincinnati nel 2008 e nel 2015 (il suo ultimo 1000, vinto due settimane dopo aver compiuto 34 anni).

Arriva forte della sua miglior partenza in stagione dal 2004. È diventato a Melbourne il primo giocatore dal trionfo di Wilander al Roland Garros 1982 a vincere uno Slam battendo quattro top-10. Nell’ottavo contro Nishikori, poi, ha celebrato il 200mo successo in carriera contro un avversario fra i primi 10 del mondo, più di ogni altro tennista in attività. Il vincitore Slam con la più bassa classifica dal Roland Garros 2004 potrebbe diventare il quarto giocatore dopo Dimitrov, Sock e il prossimo padre Tsonga a centrare almeno due titoli nel 2017 e, in questo caso, risalire al numero 6 del mondo. È l’incomodo, Wawrinka, che punta a invertire i pronostici e spezzare la tradizione. A Indian Wells, infatti, 12 degli ultimi 13 vincitori appartengono ai Fab Four. L’unica eccezione, unico anche a non essere fra i primi 5 del mondo al momento del trionfo, rimane il più grande successo dell’attuale coach di Roger Federer, Ivan Ljubicic.

L’età è solo un numero anche per Svetlana Kuznetsova che, dopo le due finali consecutive

nel 2007 (l. Hantuchova) e 2008 (l. Ivanovic), non era più andata oltre gli ottavi a Indian Wells prima di quest’anno. Il dritto in top spin e le qualità di difesa che hanno spezzato le ambizioni di colpitrici come Pliskova si adattano perfettamente alle condizioni di gioco nel deserto californiano. “A Mosca l’anno scorso non mi sentivo al meglio” ha spiegato. “Ma qui sono libera, fresca mentalmente come non ero stata in Australia. Ho pensato partita dopo partita, e ogni volta ho giocato meglio, fino a questa finale”.

Sarà almeno numero 7 del mondo, Kuznetsova, e potrebbe guadagnare un’ulteriore posizione se dovesse conquistare il suo titolo più importante in carriera da Pechino 2009. Vesnina, invece, in caso di vittoria toccherebbe il best ranking di numero 13 al mondo. C’è anche un altro obiettivo non da poco in palio: Sveta potrebbe essere l’ottava giocatrice a superare i 23 milioni di dollari di prize money in carriera, Vesnina sogna di andare oltre i 10 milioni.

Entrambe puntano a diventare la ventesima vincitrice diversa nelle 29 edizioni del torneo, nella seconda finale senza nemmeno una delle prime cinque teste di serie in campo.

Kuznetsova, la quinta finalista più anziana a Indian Wells (Vesnina è la sesta) dopo Serena Williams, Martina Navratilova (due volte in finale dopo i 33 anni) e Flavia Pennetta, affronta una connazionale per la decima volta in una finale WTA. Ne ha vinte cinque, due contro Safina (Stoccarda e Roland Garros 2009), una contro Dementieva (Us Open 2004), Sharapova (Miami 2006) e Pavlyuchenkova (Mosca 2015). Alla 40ma finale in carriera, Kuznetsova insegue il suo 18mo titolo, sarebbe il terzo nei tornei oggi compresi nei Premier Mandatory dopo Pechino 2009 e Miami 2006: tornei che, come Indian Wells e Madrid sono stati promossi in questa categoria con la Road Map del 2009. Ormai quinta giocatrice per numero di finali WTA in carriera dietro Serena Williams (92), Venus Williams (81), Maria Sharapova (58) e Caroline Wozniacki (44), Kusnetsova può centrare la 29ma vittoria a Indian Wells, dove solo Davenport, Sharapova, Wozniacki e Radwanska hanno registrato più successi di lei.

Vesnina, qui due volte vincitrice del titolo in doppio, è alla sua decima finale, la prima in singolare in un Premier Mandatory. Ha vinto solo due titoli in carriera, a Hobart e Eastbourne nel 2013, dopo aver perso le prime sei finali, e non disputava un title match dal 2016 quando perse contro Stephens a Charleston. Soprattutto è la prima giocatrice dopo Serena Williams capace di arrivare in finale a Indian Wells dopo essere uscita nelle qualificazioni nella precedente partecipazione. “E’ un grande esempio” ha detto Vesnina, che ha apprezzato la biografia di redenzione di Andre Agassi. “Anche quando le cose vanno male, anche quando perdi al primo turno delle qualificazioni e per una tennista non c’è niente di peggio, se credi in te stesso alla fine tutto può succedere”.

“So come devo giocare” ha replicato Kuznetsova, “non devo dimostrare più nulla a nessuno”. La sfida è lanciata.


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