UN FEDERER DA DIECI E LODE

Il successo a Indian Wells vale allo svizzero il massimo dei voti nel nostro pagellone. Bene anche Isner, Nalbandian, Almagro e Istomin. Deludono invece Murray, Gasquet, Fish e i nostri portacolori

Indian Wells (California). Con il successo di Roger Federer è andato in archivio il Masters 1000 di Indian Wells, primo dei nove appuntamenti più importanti organizzati dall’Atp. Tanti gli spunti forniti dal torneo californiano, che ha riservato tante piacevoli sorprese (John Isner in primis), ma anche qualche inattesa bocciatura, come quella del numero quattro del mondo Andy Murray. Andiamo insieme a vedere migliori e peggiori di questa edizione:

ROGER FEDERER: 10 E LODE
Continuano a darlo per finito, ma lo svizzero continua a rispondere come meglio sa fare: vincendo. Dopo gli scorsi Us Open ha conquistato 41 match su 44, portando a casa sei degli otto tornei a cui ha partecipato (in serie di tre consecutivi), e non vinceva due Masters 1000 di fila dal 2006, suo anno magico. Non batteva Rafael Nadal (eguagliato a quota 19 titoli nel ‘1000’) sul cemento all’aperto da Miami 2005, ed è tornato a farlo con una prova di classe e carattere, riuscendo per una volta a superare lo scoglio psicologico che lo separa dal maiorchino. Ce l’ha fatta perché sta giocando un tennis forse migliore rispetto ai tempi in cui era solitario in vetta alla classifica. Allora vinceva perchè il livello degli avversari non era dei più eccelsi, oggi vince perché è davvero vicino alla perfezione. Che il 2012 possa essere il suo anno? Un segnale ce l’ha dato…

JOHN ISNER: 10
Non ha vinto il torneo, ma merita comunque il massimo dei voti. Nella stessa settimana è riuscito a battere il numero uno del mondo, raggiungere il più importante risultato in carriera, e sfondare il muro dei top 10. Tre traguardi di livello assoluto, ottenuti grazie al bel tennis giocando nel corso della settimana. ‘Big John’ è infatti riuscito a dipendere meno dal servizio rispetto al solito, mostrando grandi progressi sia nei colpi di rimbalzo, che nella mobilità, e i risultati l’hanno subito premiato.

DAVID NALBANDIAN: 9
Ritrovarlo ai quarti di finale è stato un vero piacere, soprattutto per il modo in cui ci è arrivato. L’ex numero tre del mondo si è guadagnato un posto fra i migliori otto del torneo superando in tre set due top 10, prima Janko Tipsarevic e poi Jo-Wilfried Tsonga (che ha anche servito per il match nel secondo set prima di capitolare al terzo), a dimostrazione di come, quando il fisico lo assiste, abbia davvero poco da invidiare anche ai migliori. E infatti nei quarti ha fatto tremare Rafael Nadal, arrendendosi dopo 2 ore e 40 minuti di grande tennis, che l’hanno visto lottare sino all’ultima palla. L’argentino ha ammesso di essere finalmente riuscito a svolgere una preparazione invernale adeguata, e i risultati si stanno vedendo. Ne guadagna lui, e ne guadagna anche il circuito, che ha un assoluto bisogno di giocatori del suo calibro.

NICOLAS ALMAGRO: 8
Ha opposto poca resistenza a Novak Djokovic, ma con i quarti di finale raggiunti, lo spagnolo può ora vantare di aver raggiunto i quarti in tutti e quattro i Masters 1000 sul cemento americano. Un traguardo non da poco, specialmente per uno che, fra i primi 35 della classifica mondiale, è l’unico a non aver mai raggiunto una finale sul veloce nel circuito maggiore. Ottima la vittoria all’esordio su un ritrovato Sam Querrey, ancor di più quella negli ottavi su Tomas Berdych, annichilito in poco più di un’ora con un secco 6-4 6-0.

DENIS ISTOMIN: 7
La sua vittoria contro David Ferrer è passata quasi inosservata, ma è comunque di livello altissimo. I campi di Indian Wells si adattano infatti alla perfezione al tennis del numero cinque del mondo, che è però andato a sbattere contro un Istomin in formato deluxe, che ha così ottenuto il più importante successo in carriera. L’uzbeko, finalista il mese scorso a San Josè, ha giocato un gran tennis per tutta la settimana, tanto che, non pago delle tre vittorie che gli hanno consegnato gli ottavi di finale (miglior risultato di sempre in un Masters 1000), è andato a rompere le uova nel paniere anche a Juan Martin Del Potro, costringendolo a quasi tre ore di battaglia e arrendendosi ‘solo’ dopo tre set molto combattuti.

NOVAK DJOKOVIC: 6
Ha raggiunto la semifinale, e dargli un’insufficienza sarebbe quindi ingeneroso, ma da lui ci si aspetta di più. Ci ha abituato troppo bene nel 2011, mentre quest’anno, nonostante lo straripante successo a Melbourne, sembra essersi leggermente ridimensionato. Fuori in semifinale a Dubai, e fuori in semifinale pure a Indian Wells, dove non è mai riuscito a esprimere il suo miglior tennis, lasciando un set al modestissimo Pablo Andujar e non riuscendo a trovare le giuste contromisure alla devastante potenza di Isner.

GLI ITALIANI: 5
L’unico dei nostri a superare un turno è stato l’altoatesino Andreas Seppi, che ha sconfitto Olivier Rochus prima di arrendersi a Mardy Fish e al virus che ha decimato Indian Wells. Tutti fuori al primo turno, invece, gli altri nostri portacolori. Potito Starace ha lottato per un set con Nalbandian, prima di sciogliersi nel secondo, mentre Flavio Cipolla ha raccolto solo tre giochi contro Ryan Harrison. Kappaò in tre set, invece, Paolo Lorenzi, sconfitto dallo statunitense Robby Ginepri. Il cemento non ci aiuta, ma si può sempre fare di più.

MARDY FISH: 4
È stato una delle piacevoli sorprese del 2011, ma quest’anno sembra essersi fermato. Subito fuori sia in Australia, che a Marsiglia e Dubai, lo statunitense andava a caccia del riscatto sui campi di Indian Wells (dove arrivrò in finale nel 2007), ma ha nuovamente toppato alla grande. Dopo il successo su un convalescente Andreas Seppi, il top 10 del Minnesota si è arreso in due set (6-3 6-4) al qualificato australiano Mattew Ebden, un giocatore destinato a salire, ma ben lontano dal suo livello. Per ora il ranking non ha ancora risentito della sua involuzione, ma, se non darà una sterzata al suo rendimento, già dopo Miami (dove difenderà la semifinale dello scorso anno) le cose potrebbero cambiare.

RICHARD GASQUET: 3
Ennesima debàcle per l’ex bambino prodigio del tennis mondiale, che ancora una volta è crollato psicologicamente, arrendendosi addirittura all’esordio. A batterlo lo spagnolo Albert Ramos, uno che sul cemento (ma non solo) dovrebbe fargli il solletico, e che invece l’ha rispedito a casa senza complimenti, vincendo un secondo parziale combattuto prima di infliggergli un sonoro 6-1 nel set decisivo. La ‘cura Piatti’ per ora non ha sortito gli effetti sperati, e la sua crisi d’identità sembra non aver fine. Intanto, però, il tempo passa, e le occasioni diventano sempre meno.

ANDY MURRAY: 2
Senza dubbio il peggiore, proprio come lo scorso anno. Nel 2011 perse al secondo round (suo turno d’esordio) con Donald Young, mentre quest’anno è addirittura riuscito a fare peggio, raccogliendo solo sei game contro Guillermo Garcia-Lopez. Una settimana storta ci sta, e nessuno gliene farebbe un problema se solo non avesse fatto ‘proclami’ prima dell’inizio del torneo. Oltre ad aver espresso la sua felicità per il fatto che la superficie fosse lenta (prima di lamentarsi, dopo la sconfitta, perché “sembrava di giocare sulla terra battuta”), lo scozzese alla vigilia aveva dichiarato: “per rimanere aggrappato ai primi tre bisogna essere solidi e continui, senza scivolare in una buccia di banana. Non puoi permetterti di stare un mese senza vincere partite”. Parole al vento, e metà mese senza vincere è servito. Se vorrà evitare di aggiungerci l’altra metà (come accaduto nel 2011) dovrà far bene a Miami. Magari in silenzio.


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