INTERNAZIONALI BNL D’ITALIA: BINAGHI CONTRO FEDERER, TRA FUTURO E MODERNO

L'uscita sul tifo per Nadal, la wild card a Sharapova, il mancato invito a Schiavone. Roma, dice Binaghi, guarda al futuro, alla next gen che sarà protagonista a Milano a novembre. Intanto ricuce col Campidoglio e ottiene il sorteggio al Colosseo. Questioni di forma e di stile.

TENNIS – Tra il futuro e il moderno, tra il Foro e il Campidoglio. È tutto un complesso di cose, una questione di forma e di semantica che segna la vigilia degli Internazionali BNL d’Italia. È una parola chiave, futuro, che si declina in modi diversi, nell’ottica del torneo e del ritorno del grande tennis a Milano per la prima edizione delle Next Gen Finals. È soprattutto una battuta su cui si discute da due giorni e ancora si discuterà. “Guardate, state parlando con uno che è sempre stato un grande tifoso di Rafa Nadal. Dopotutto Federer non ha neanche mai vinto qui e non credo che abbia dei bei ricordi considerando che avrebbe dovuto vincere almeno due volte” ha detto il presidente della FIT, Angelo Binaghi. Ed è già partita una petizione su change.org perché Malagò lo inviti alle dimissioni.

Toglietemi tutto, ma non il mio Roger verrebbe da dire ai critici, ai detrattori che hanno scatenato più venti di protesta per una dichiarazione così che per misure più direttamente connesse alla gestione del movimento tennistico e della federazione. Ma nel Paese che perde le guerre come fossero partite di calcio, e gioca al calcio come alla guerra, non c’è troppo da stupirsi. Franulovic, il direttore del torneo di Montecarlo, ha mostrato un altro stile, ecco che la questione ritorna, si dirà. Ma l’eleganza è un’attitudine, come l’arte in genere.

D’arte, in fondo, il Foro Italico vive, da molto prima che si completasse l’accordo per cui i biglietti del torneo, come già era successo per il concorso ippico di Piazza di Siena, valgono anche come ingresso per i musei comunali. D’arte e di storia, di statue e di passioni, di volontà di grandezza un po’ demodé e di quel generone romano che una volta l’anno vi si ritrova per farsi vedere, per farsi notare. Perché fa molto Roma, perché fa anche molto stylish essere “where the bands are” per dirla con Springsteen.

Vorrebbero essere tutti the man, e the woman, at the top, anche se poi è spesso più la solitudine ad accompagnare i numeri primi che la soddisfazione per il traguardo raggiunto. Vorrebbero tutti, tifosi di ogni età, anche solo vederli, toccarli, gli uomini e le donne al vertice del tennis, per una foto o un autografo del cappellino. Fa tutto parte dello spettacolo, del cuore che batte nel cuore di Roma.

Uno spettacolo, ha aggiunto Binaghi non senza una quota di inevitabile prammatica politica, “più forte delle assenze dei grandi giocatori e dei campioni. Infatti quest’anno batteremo ogni record di biglietti venduti e di incasso”, anche perché i prezzi sono aumentati ancora rispetto all’anno scorso. Ma la prevendita va sempre meglio rispetto allo stesso momento del 2016. Il cerchio di voci, a questo punto, ha cambiato musica e tonalità: allora, si dice, perché la wild card a Sharapova?

Ragioni del business, che il cuore non conosce o forse conosce anche troppo bene. L’appeal di Masha, amata e sempre ricambiata al Foro Italico, è condizione sufficiente a far salire l’attesa, a far crescere pathos e presenze, ad aumentare l’appeal del torneo e dell’evento nel suo complesso, anche per le tv. Non concederla avendo la possibilità di farlo, perché Sharapova può accettare un numero illimitato di inviti in quanto ex vincitrice Slam, si sarebbe trasformato in un autogol, in un’occasione mancata, in un fiore non colto. Considerato poi che Supertennis, la tv federale, trasmette il torneo femminile, una difesa sic et simpliciter del principio etico dell’esclusione della russa in quanto rientrante dalla squalifica per doping risulterebbe improbabile quanto improduttiva.

La wild card a Sharapova, tuttavia, apre un altro fronte. Perché gli inviti sono tre per il tabellone principale: uno alla russa, uno a chi vince le prequalificazioni, e con 15 mila iscritti rispetto ai 9mila dell’anno scorso l’affare si fa sempre più grosso. Resta una poltrona per due, Errani e Schiavone. Per storia, blasone, difesa del tricolore, la meriterebbero entrambe. Schiavone, poi, è tornata a battere una top 20 dal Roland Garros 2015 anche se il successo su una Bertens incerottata da inizio settimana a Bogotà non ha lo stesso sapore dell’epico 6-7 7-5 10-8 sul campo 1 del Roland Garros.

Ma, dice Binaghi, Roma deve guardare al futuro. “Credo che il tennis mondiale si dovrà abituare a non vedere Federer che va verso i 37 anni. Noi siamo antesignani, noui prima di altre nazioni abbiamo puntato sulla next generation, sulla prossima generazione del tennis mondiale che i nostri appassionati potranno conoscere agli Internazionali prima delle Finals a Milano” ha detto Binaghi al nostro caporedattore Christian Marchetti a margine della conferenza stampa di presentazione del torneo. Questo vuol dire, parola del direttore Sergio Palmieri, niente wild card per Francesca Schiavone, presumibilmente all’ultimo anno di carriera. “Ha 36 anni, gliela abbiamo sempre data, spazio alle giovani. Se lei vorrà potrà giocare le prequali” ha dichiarato. Tra chi rimembra dei 400 mila euro per la vittoria di Parigi e chi approva la scelta futurista per dar spazio alle over 18 che con Tathiana Garbin dovranno rappresentare l’Italia in Fed Cup, la distanza già cresce.

L’edizione 2017, che vedrà anche la presenza di Rod Laver e la conferma dell’arrivo del presidente della Repubblica per le finali, vive già dalla vigilia di spinte contrapposte e piccoli segnali di cambiamento. “I grandi campioni al Colosseo e la presenza del sindaco Raggi alla conferenza stampa sono il suggello a un’edizione senza precedenti” conclude Binaghi.

In effetti, dopo le parole dell’anno scorso, la minaccia non così velata ma nemmeno troppo concreta di spostare gli Internazionali a Milano, dove peraltro il torneo è nato nel 1930, la distensione tra FIT e Campidoglio appare qualcosa più di una questione di stile. “Quando sono arrivata in Campidoglio subito l’assessore allo sport Daniele Frongia mi ha detto ‘c’è un problema con gli Internazionali, forse il presidente Binaghi ce li porta via perché dice che ultimamente l’amministrazione non è stata molto presente’, e mi ha accennato come non ci sia stata grande collaborazione con l’amministrazione in passato” ha raccontato Raggi. “Ci siamo subito adoperati per riallacciare i rapporti perché Roma è una città che vuole ospitare questi eventi, vuole rilanciare gli Internazionali e consolidare questo rapporto di collaborazione e amicizia che non può non esserci”.

Il sorteggio all’Arco di Costantino, aggiunge, “sarà il nostro primo biglietto da visita. Per questo è doveroso ringraziare tutti coloro che si sono adoperati, lavorando insieme come il meccanismo di un orologio per far sì che tutto possa andare al proprio posto”. I gladiatori del tennis nell’arena che ha visto la storia. Un’immagine destinata a fare il giro del mondo. Una questione di stile.


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