JANA NOVOTNA CUOR DI CONIGLIO

Dotata di enorme talento, la tennista ceca aveva un carattere fragile che in campo la fece penare parecchio. Alla fine, però, riuscì ad imporsi a Wimbledon

Ci sono giocatrici che pur avendo vinto molto sono ricordate più per le loro sconfitte che per i loro trionfi. Uno degli esempi più eclatanti è sicuramente rappresentato da Jana Novotna, che in carriera si è aggiudicata 100 titoli (24 in singolare, su tutte le superfici, e 76 in doppio).

Cecoslovacca, nata nell’ottobre del 1968, Jana Novotna si affacciò al tennis professionistico nel 1987. Dotata di un gioco brillante, con due fondamentali solidi ma soprattutto con un servizio eccellente e una volée da manuale, Jana dimostrava di sapersela cavare bene su tutte le superfici pur distinguendosi sui terreni veloci. Dotata di un carattere fragile, all’inizio della carriera subì più di una sconfitta inattesa nei tornei di singolare.

Noi appassionati italiani ricordiamo in particolare la sua débacle negli ottavi di Wimbledon 1989, quando Jana Novotna  da testa di serie n.13 perse contro la nostra Lauretta Golarsa.

Nella gara a due si sentiva più sicura, tanto che cominciò ad affermarsi immediatamente. Jana Novotna  avrebbe giocato e vinto in coppia con tutte le più forti protagoniste dell’epoca (tra le altre Savchenko, Gigi Fernandez, Davenport, Sanchez, Sukova e Hingis) conquistando tutti e quattro i titoli dello Slam della specialità.

All’inizio degli Anni Novanta, Jana Novotna prese a trionfare anche in singolare grazie ai preziosi consigli della sua nuova allenatrice, l’ex giocatrice sua connazionale (poi naturalizzata australiana) Hana Mandlikova.

Così, nel 1991, raggiunse la sua prima finale in un torneo “Major”, a Melbourne. In Australia batté Steffi Graf per 8/6 al terzo set nei quarti e poi Arantxa Sanchez in due sole manches in semifinale, prima di arrendersi a Monica Seles con lo score di 5/7 6/3 6/1.

Dopo un 1992 avaro di soddisfazioni in singolo, Jana Novotna tornò in forma nel 1993, in particolare nei tornei del “Poker”. Raggiunse i quarti al Roland Garros, quindi si presentò a Wimbledon accreditata della testa di serie n.8. Quello londinese era l’evento preferito da Jana Novotna per via delle sue caratteristiche d’attaccante, ed era anche l’unico Slam mai conquistato dalla sua coach (finalista nel 1981 e nel 1986), che avrebbe gradito molto vincerlo anche per interposta persona.

Giocò il suo tennis migliore, tanto da eliminare nei quarti la favorita n.4 Gabriela Sabatini per 6/4 6/3 e nel penultimo round addirittura la “Regina” Martina Navratilova con un periodico 6/4 (sarà quello l’unico successo della Novotna contro la sua ex connazionale).

Giunse così all’ultimo atto, dove si trovò ad affrontare la n.1 Steffi Graf. Le ragazze giocarono alla pari il primo set, che la tedesca conquistò al tie-break per 8 punti a 6. Da quel momento Jana Novotna cominciò ad attaccare su tutte le palle e fece sua in un baleno la seconda frazione per 6/1, continuando spedita anche nella terza in cui “breakkò” ancora due volte l’avversaria fino a trovarsi a servire sul 4 a 1.  Sembrava ad un passo dal suo sogno.

Volò 40/15 nel sesto gioco, ma proprio a quel punto qualcosa accadde nella sua testa, una sorta di “black-out” irreversibile si impadronì di lei. Due doppi falli consecutivi portarono il game sul 40 pari e, da lì in poi, Jana Novotna sbagliò l’inimmaginabile: volée fuori di metri, smash che colpivano il telone… fino alla vittoria della Graf che chiuse la scomoda pratica per 6/4.

La Novotna provò a mantenere la calma. Si congratulò dunque calorosamente con la sua rivale, sorrise ai fotografi e, al momento della premiazione, s’inchinò sorridente alla duchessa di Kent.

Quando quest’ultima proferì qualche parola di consolazione, però, Jana Novotna scoppiò in singhiozzi interminabili, poggiando la testa sulla spalla della malcapitata nobildonna, che si ritrovò con il vestito inondato di lacrime. I fotoreporter immortalarono impietosamente l’attimo, e quelle immagini fecero il giro del mondo.

Da lì in poi Jana Novotna cominciò a perdere innumerevoli partite che la vedevano favorita o che aveva addirittura già vinto (restano storici i 9 matchpoint sprecati ai French Open 1995 che le costarono la partita di terzo turno contro la statunitense Rubin), tanto che il celebre giornalista Gianni Clerici la definì “Cuor di Coniglio“.

Nonostante tutto, la fuoriclasse di Brno non si arrendeva e, con una testardaggine estrema, provava a far sua ogni “gamba” dello Slam. Ci andò vicina nel 1997, quando a Wimbledon giunse nuovamente in finale contro una giovanissima Martina Hingis.

Nel primo set Jana Novotna diede una lezione di tennis alla rivale, ma poi la freschezza atletica dell’elvetica finì col prevalere e il match terminò con lo score di 2/6 6/3 6/3. Si riteneva che quella fosse l’ultima opportunità che la Novotna avesse di aggiudicarsi un “Major”, sprecata ancora una volta.

Durante la premiazione Jana Novotna strappò per gioco il piatto di Wimbledon dalle mani della vincitrice e fece il giro di campo con il trofeo “rubato”, in una scenetta ai confini tra l’ironico e il patetico.

Ma gli dei del tennis non sempre sono impietosi e, a Wimbledon, l’anno seguente si ricordarono di lei. Jana Novotna superò nei quarti una giovanissima Venus Williams per 7/5 7/6, in semifinale si prese la rivincita su Martina Hingis un un doppio 6/4 e nel match-clou eliminò l’outsider francese Natalie Tauziat per 6/4 7/6 diventando così, a quasi trent’anni, la più anziana campionessa ad aggiudicarsi per la prima volta un titolo dello Slam.

Questo articolo è tratto dal libro “N.1 per un giorno“.
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