KEVIN CURREN: BORIS BECKER MI DEVE MOLTO

Il sudafricano Kevin Curren è stato un “perdente” che ha arricchito la carriera di diversi campionissimi del mondo della racchetta. Vi spieghiamo il perché...

Abbiamo imparato fin da bambini, a scuola, che la Storia – quella con la “S” maiuscola – la scrivono i vincitori. Il tennis in questo non fa eccezione, basti pensare ai nostri ricordi che grondano di emozioni per le volée di John McEnroe e di Martina Navratilova, per il diritto di Pete Sampras e della Steffi Graf, per la risposta di Bjon Borg e della Chris Evert, e per i loro numerosi titoli nei tornei dello Slam.

Eppure, spesso capita di trovare molta più poesia nel volto di uno sconfitto che nei salti di gioia di un vincitore. Per questa ragione stavolta vogliamo raccontarvi di un “perdente” che, con le sue sconfitte importanti, è riuscito ad arricchire la storia di alcuni vincitori famosi.

Stiamo parlando di Kevin Melvyn Curren, giocatore destrorso nato a Durban, in Sud Africa, il 2 marzo 1958, alto 185 cm per un peso forma di 77 kg. Per le difficoltà nel viaggiare causate dal suo passaporto sudafricano – che allora era sinonimo di Apartheid – nel 1985 chiese ed ottenne la nazionalità statunitense.

Professionista dal 1979, a causa del suo servizio piatto e tirato molto forte, divenne uno specialista dei terreni veloci e del doppio. Kevin Curren vinse in carriera ben 26 titoli nella gara a due, quasi tutti conquistati con l’americano Steve Denton, amico oltre che collega.

Tra questi spicca il successo a Flushing Meadows nel 1982. Kevin Curren colse anche tre titoli di doppio misto, due volte agli US Open (1981 e 1982) e una volta a Wimbledon, ottenuti entrambi con la collega statunitense Anne Smith.

In singolare si aggiudicò 5 allori: nel 1981, sul cemento di casa di Johannesburg superò il connazionale Bernard Mitton; nel 1982, sul cemento indoor di Colonia prevalse sull’israeliano Shlomo Glickstein; nel 1985, al torneo indoor di Toronto Kevin Curren batté lo svedese Anders Jarryd; nel 1986, sul tappeto di Atlanta conquistò la gloria a spese del giocatore di casa Tim Wilkinson; nel 1989, sul carpet di Francoforte piegò la resistenza di Petr Korda.

Kevin Curren disputò altre 8 finali, perse contro giocatori del calibro di Ivan Lendl (3 volte), Mc Enroe (2 volte), Wojtek Fibak, Mats Wilander e Boris Becker.

Pur non avendo vinto alcun titolo sull’erba, il suo tennis si adattava perfettamente a questa superficie, tanto è vero che fu proprio il manto verde a regalargli i migliori risultati del Grand Slam.

Nel 1983 a Wimbledon, accreditato della testa di serie n.12, Kevin Curren si ritrovò ad affrontare negli ottavi la testa di serie n.1 e campione uscente Jimmy Connors, che batté a sorpresa per 6/3 6/7 6/3 7/6 . Poi nei quarti sconfisse Tim Mayotte (n.16). Anche in questo caso il gioco di attacco di Kevin risultò vincente, anche in questo caso furono necessari 4 set per superare l’ostacolo (4/6 7/6 6/2 7/6 il punteggio).

In semifinale si trovò ad affrontare un giocatore non compreso tra le teste di serie, il neozelandese Chris Lewis. L’incontro si trasformò ben presto in una lotta: 7/6 per Curren il primo set, 6/4 7/6 per il suo rivale la seconda e la terza manche, e ancora un tie-break vinto da Kevin Curren nella quarta. Nella quinta i giochi seguirono i servizi e, senza nemmeno accorgersene, i giocatori si ritrovarono sul 6 pari.

Come è noto, a Wimbledon non c’è tie-break nella frazione finale. Il neozelandese vinse per 8/6 e viene ancora oggi ricordato come uno dei finalisti più scarsi della storia del torneo (racimolò solo 6 giochi in finale contro John McEnroe).

Nel dicembre 1984, sull’erba australiana di Kooyong, il sudafricano partì con la testa di serie n.9: negli ottavi annichilì il n.1 Ivan Lendl e nei quarti la sorpresa americana Davis. Giocò la semifinale da favorito contro Testerman (n.14), ma si ritrovò in svantaggio di due set. Umilmente cominciò la rimonta: vinse l’incontro con il punteggio di 2/6 4/6 6/3 6/4 6/4.

In finale Kevin Curren si trovò di fronte lo svedese Mats Wilander, giocatore più forte ma meno adatto alla superficie erbosa,che però prevalse per 6/7 6/4 7/6 6/2 conquistando il suo terzo Slam.

Il torneo della vita per Kevin Curren fu però Wimbledon 1985. Accreditato della testa di serie n.8, sconfisse negli ottavi lo svedese Stefan Edberg (n.14) con il punteggio di 7/6 6/3 7/6. Nei quarti superò a sorpresa il n.1 McEnroe con lo schiacciante score di 6/2 6/2 6/4 e in “semi” demolì il veterano Jimmy Connors (n.3) con un secco 6/2 6/2 6/1.

Si presentò all’ultimo round con una striscia positiva di 44 turni di servizio consecutivi vinti ma, quel che più conta, trovò ad attenderlo un giovanissimo outsider tedesco che rispondeva al nome di Boris Becker. Era la sua ultima occasione, di questo Curren era consapevole.

Purtroppo per lui partì molto contratto: perse la battuta nel secondo gioco con un brutto doppio fallo sul break-point. Riuscì a pareggiare il conto dei set vincendo il secondo al gioco decisivo e, nel terzo, riuscì ad andare avanti di un break grazie ad un meraviglioso passante di rovescio.

Il 17enne Boris Becker, per nulla intimorito, ottenne immediatamente il controbreak. La spensieratezza del suo rivale irritava Kevin Curren: durante i cambi di campo Boris si metteva a palleggiare con i piedi come un calciatore, o addirittura ad imitare un ciclista senza bici. Il teutonico vinse in scioltezza il tie-break della terza manche e breakkò il sudafricano nel primo gioco della quarta: il match era finito.

A scuola ci hanno insegnato pure che la Storia non si fa né con i “se”, né con i “ma”. Eppure siamo convinti che se non ci fosse stato Kevin Curren a superare fior di campioni, Boris Becker sarebbe diventato “Bum Bum” un anno dopo.


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