LA COPPA DAVIS RITORNA IN PAKISTAN DOPO 13 ANNI

Il Pakistan, dal 3 al 5 febbraio, ritornerà ad ospitare la Coppa Davis. Il segretario dell'ITF, inizialmente titubante, ha dato il via libera confermando che la sicurezza nel Paese è migliorata rispetto al 2004 (anno della sfida, l'ultima in casa, contro la Nuova Zelanda)

TENNIS – Al di là dei confini e delle barriere, oltre le difficoltà e i pregiudizi. Il Pakistan, dopo 13 anni di buio, ritornerà ad ospitare un incontro di Coppa Davis. Non è ancora stata decisa la sede, ma Aisam Qureshi e compagni potranno giocare tra le mura amiche la sfida contro l’Iran. “La culla della civiltà” che è stata sede di diverse culture antiche, tra cui quella Mehrgarh del neolitico e della civiltà della valle dell’Indo nell’età del bronzo, è oggi unica nel suo genere proprio perché nata in funzione dell’Islam. Dall’Indipendenza del 1947, passando per creazione di una nuova Costituzione nel 1956 e la secessione del Pakistan occidentale che ha portato alla nascita del Bangladesh, la storia nazionale è stata caratterizzata da governi militari, guerre, instabilità politiche e conflitti con la vicina India (che tuttora resistono).

Il ruolo che lo sport ha avuto nella faccenda, naturalmente, è stato tutt’altro che marginale. Il Generale Pervez Musharaff, che nel 1999 assume il potere grazie ad un colpo di stato, pur impegnandosi a dimettersi da capo delle forze armate nel 2004 mantiene entrambe le cariche fino al 2007 e mette in crisi una nazione. L’11 settembre, che ha  lasciato degli strascichi non indifferenti, fomenta il terrore del terrorismo tra la popolazione, così il potere di Musharraf è minacciato dai fondamentalisti islamici che non accettano l’alleanza politica ed economica con gli Stati Uniti: è l’inizio della fine. Le insicurezze di un Paese evidentemente devastato della guerra costringono le massime federazioni mondiali ad imporre dei limiti. Ne paga le conseguenze anche al tennis, l’ITF si distacca, e la squadra di Coppa Davis è quindi costretta a virare verso gli Emirati Arabi.

Le cose, oggi, sembrano essere in qualche modo migliorate: il segretario dell’ITF, dopo le indecisioni iniziali, ha dato il via libera. Dal 3 al 5 febbraio il Pakistan ritornerà a casa e proprio contro l’Iran inaugurerà la sua campagna nel Group II Asia/Oceania. Risale al 2004 l’ultima sfida in casa – contro la Nuova Zelanda – al 2005 il miglior risultato. Il tennis pakistano, mai famoso se non per il doppista Qureshi (ex numero 8 del mondo e finalista a Flushing Meadows nel 2010), si è giocato un posto in “Serie A” contro il Cile di Fernando Gonzalez e Nicolas Massu – medagliati ad Atene 2004 – uscendo con le ossa rotte da una sfida comunque proibitiva. Ventuno, in totale, i game raccolti in tre giorni.

Ha quindi risvolti storici la decisione di ritornare in Pakistan per giocare a tennis. Nemmeno le partite di cricket vengono oggi  disputate con regolarità: la coraggiosa scelta dell’ITF testimonia quindi in qualche modo la voglia di reintegrare una nazione che negli ultimi dieci anni ha toccato il fondo, una nazione che con la stessa rabbia sta provando a rialzarsi e a voltare pagina.


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