LA PARABOLA DI ANDY E NOVAK

Entrambi campioni con un futuro predestinato, Murray e Djokovic hanno finora vissuto un 2011 diametralmente opposto. Riuscirà il britannico ad uscire fuori dal suo momento negativo?

Nei primi mesi del 2011 l’ascesa di Novak Djokovic è stata inversamente proporzionale al declino di Andy Murray. La parabola dei due campioni, che tutti credevamo gli eredi naturali di Federer e Nadal ai vertici del ranking, non poteva divaricarsi in maniera più marcata.

Il serbo non ha praticamente perso una partita nell’anno nuovo. Ha acquisito quella mentalità vincente che troppo spesso gli era mancata per compiere il definitivo salto di qualità. Inoltre, fisicamente e atleticamente sembra essere nel miglior momento della sua carriera. Non dimentichiamo poi i progressi compiuti da “Nole” al servizio e nel gioco di volo. Il mix di questi elementi decisivi gli ha consentito di trionfare in Australia e di dare una dimostrazione di forza che va ben oltre quanto si è potuto ammirare sul campo. Se tutto procede come previsto, il serbo alzerà tanti trofei da qui a fine stagione. Fossi Roger o “Rafa” sarei seriamente preoccupato del suo rendimento anche sulla terra battuta. Djokovic ha rotto gli indugi e studia ormai da numero 1. Lo vedo in splendida forma e credo che nel medio termine nulla possa precludergli questo obiettivo. Mi sembra davvero in palla. Intanto, in nottata (Indian Wells è 8 ore indietro rispetto al nostro fuso orario) sapremo se riuscirà a strappare un posto in finale e, soprattutto, la seconda poltrona mondiale a Federer

Discorso completamente opposto invece per Murray, che per il secondo anno consecutivo è stato “maltrattato” nella finale di Melbourne e il contraccolpo psicologico si sta facendo sentire pesantemente anche nei tornei successivi. Qualcuno ha addirittura temuto che la sconfitta agli Australian Open proprio ad opera di Djokovic potesse essere uno spartiacque in negativo dell’intera carriera dello scozzese. Personalmente non credo sia vero: si conferma da tempo tra i top players del circuito, i colpi vincenti sicuramente non gli mancano, l’età inevitabilmente gioca dalla sua parte. A mio avviso dovrebbe però adottare una tattica più aggressiva, soprattutto con avversari che tendono a sfiancarlo da fondo. Da ultimo, ma non certo per ordine d’importanza, deve a tutti i costi evitare che il trionfo in uno Slam diventi per lui una sorta di ossessione, un fardello troppo difficile da reggere che lo condizioni proprio sui palcoscenici più prestigiosi. Se ci riuscirà credo che nell’arco del 2011 potrà togliersi diverse soddisfazioni, in particolare sul cemento dell’estate americana.

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